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	<title>Banca d’Italia &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Daniele Franco: interrompere subito spirale recessiva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2013 12:09:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Banca d’Italia]]></category>
		<category><![CDATA[daniele franco]]></category>
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		<category><![CDATA[spirale recessiva]]></category>
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					<description><![CDATA[(ASCA) &#8211; &#8221;Il quadro macroeconomico potrebbe risultare peggiore di quello previsto nella Relazione ove si riacutizzassero le tensioni sui mercati finanziari internazionali o se la ripresa dell&#8217;economia globale tardasse a manifestarsi. ECONOMIA IN ITALIA: INTERROMPERE SPIRALE RECESSIVA IN ATTO Occorre operare affinche&#8217; politiche economiche efficaci e credibili possano interrompere la spirale recessiva in atto nel [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5716" aria-describedby="caption-attachment-5716" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="Crisi_in_Italia_2" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Crisi_in_Italia_21.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-5716" title="Crisi_in_Italia_2" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Crisi_in_Italia_21.jpg" alt="Daniele Franco Capo ricerca Economica della banca d'Italia avverte: interromper subito spirale recessiva" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Crisi_in_Italia_21.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Crisi_in_Italia_21-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Crisi_in_Italia_21-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5716" class="wp-caption-text">Daniele Franco Capo ricerca Economica della banca d&#39;Italia avverte: interromper subito spirale recessiva</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">(ASCA) &#8211; &#8221;Il quadro macroeconomico potrebbe risultare peggiore di quello previsto nella Relazione ove si riacutizzassero le tensioni sui mercati finanziari internazionali o se la ripresa dell&#8217;economia globale tardasse a manifestarsi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ECONOMIA IN ITALIA: INTERROMPERE SPIRALE RECESSIVA IN ATTO</strong><br />
Occorre operare affinche&#8217; politiche economiche efficaci e credibili possano interrompere la spirale recessiva in atto nel nostro Paese quasi ininterrottamente dal 2008&#8221;. Lo ha detto <strong>Daniele Franco, capo della Ricerca Economica della Banca d&#8217;Italia</strong> nel corso di una audizione in parlamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DANIELE FRANCO CAPO RICERCA ECONOMICA BANCA D&#8217;ITALIA</strong><br />
Franco ha anche sottolineato che &#8221;l&#8217;aggiornamento del quadro previsivo del Governo, incluso nella Relazione al Parlamento 2013, prefigura un calo del pil dell&#8217;1,3 per cento nel 2013 e un aumento della stessa entita&#8217; nel 2014&#8221;. Franco spiega infatti che &#8221;il prodotto si contrarrebbe ancora nel trimestre che si sta per concludere, ristagnerebbe nel successivo e riprenderebbe a crescere nella seconda meta&#8217; dell&#8217;anno. La ripresa si consoliderebbe nel 2014, beneficiando sia dell&#8217;accelerazione della domanda mondiale, sia della ripresa dell&#8217;accumulazione di capitale, specialmente in macchinari e attrezzature; i consumi delle famiglie, diminuiti di circa 6 punti percentuali nel biennio 2012-13, si espanderebbero allo stesso ritmo dell&#8217;attivita&#8217; economica&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Gruppo De Masi chiede danni per 215 Mln di Euro</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2013/03/gruppo-de-masi-chiede-danni-per-215-mln-di-euro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Mar 2013 13:58:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[abete]]></category>
		<category><![CDATA[Banca d’Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[geronzi]]></category>
		<category><![CDATA[GIACOMO SACCOMANNO]]></category>
		<category><![CDATA[il Parlamentare.it]]></category>
		<category><![CDATA[luca chianca]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[michele albanese]]></category>
		<category><![CDATA[nino de masi]]></category>
		<category><![CDATA[raitre]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
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					<description><![CDATA[Imponente richiesta di risarcimento danni in esecuzione della sentenza emessa dalla Corte Suprema di Cassazione. Il Gruppo De Masi ha chiesto, dinanzi al Tribunale di Palmi, la condanna della Banca d’Italia, della Banca Antonveneta, del Monte dei Paschi di Siena, della Banca Nazionale del Lavoro e della Banca di Roma, oggi Unicredit, al risarcimento dei danni, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Imponente richiesta di risarcimento danni in esecuzione della sentenza emessa dalla<strong> Corte Suprema di Cassazione.</strong> Il <span style="text-decoration: underline;">Gruppo De Masi ha chiesto, dinanzi al Tribunale di Palmi, la condanna della Banca d’Italia, della Banca Antonveneta, del Monte dei Paschi di Siena, della Banca Nazionale del Lavoro e della Banca di Roma, oggi Unicredit, al risarcimento dei danni, subiti a seguito dell’usura bancaria, e quantificati dal consulente in oltre 215 milioni di euro.</span></p>
<p style="text-align: justify;">PRIMO GIUDIZIO IN ITALIA INSTAURATO CONTRO BANCA D&#8217;ITALIA E MAGGIORI ISTITUTI DI CREDITO<br />
Si tratta del <strong>primo giudizio in Italia</strong> instaurato nei confronti dei <strong>maggiori Istituti di Credito e della medesima Banca d’Italia</strong> per ottenere tutti i danni conseguenti alle <strong>azioni  illecite poste in essere dalle medesime,</strong> <strong>con applicazione di tassi usurari,</strong> <strong>segnalazioni illegittime alla Centrale Rischi</strong>, <strong>depauperamento del patrimonio e della liquidità delle imprese. </strong><strong>Una vicenda</strong> che ha dell’incredibile e c<strong>he si concretizzerà presso il Tribunale di Palmi</strong> con la determinazione dell’esatto ammontare dei danni subiti dal predetto <strong>noto Gruppo imprenditoriale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">DENUNCIATO SISTEMA DI ILLEGALITA&#8217; BANCARIA CHE DEPAUPERAVA PATRIMONIO DEI CLIENTI<br />
In sostanza, è stato denunciato dall’<strong>imprenditore di Rizziconi un sistema di illegalità pura che ha consentito alle banche, negli anni, di costruire una vera e propria associazione tendente a depauperare il patrimonio dei propri clienti.</strong> Non una fatto isolato, ma un vero e proprio sistema illecito che ha consentito a tutte le banche di ricavare somme ingenti in danno dei poveri correntisti.</p>
<p style="text-align: justify;">NINO DE MASI: DIECI ANNI DI DURA LOTTA. ALLA FINE LA VITTORIA<br />
Son trascorsi quasi dieci anni dall’inizio della battaglia legale, ma alla fine <strong>il coraggioso imprenditore è riuscito</strong>, con l’assistenza degli <strong>avv. Antonio Mazzone, Giacomo ed Andrea Saccomanno,</strong> ad <strong>ottenere dei risultati incredibili:</strong> <strong>la condanna della maggiori banche italiane a risarcire tutti i danni subiti dalle aziende.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">NINO DE MASI: BANCHE CONDANNATE: UNA VICENDA STORICA<br />
Una vicenda storica che ha dimostrato come l’imprenditore del Sud sia fortemente vessato da un sistema mal funzionate e come sia impossibile poter fare impresa in un territorio dove <strong>il costo del denaro supera il 20-30 ed anche, a volte, il 40%!!<br />
</strong> Ma, la vicenda non pare possa chiudersi con la sola determinazione dei danni da parte del <strong>Tribunale a favore del Gruppo De Masi</strong>, in quanto altre iniziative sono state assunte dal pool dei legali per dimostrare la esistenza di una associazione che ha condizionato l’economia di una Nazione, determinando le strategie esclusivamente per ottenere i maggiori possibili ricavi e con una <strong>Banca d’Italia supina</strong> dinanzi ai comportamenti illeciti delle banche, componenti, però, del patrimonio della medesima e, quindi, <strong>quasi impossibilitata ad agire e compiere il proprio dovere di controllo e vigilanza</strong>. Limitandosi questa a delle semplici sanzioni amministrative. Sino ad oggi, pur in presenza di mille difficoltà, la battaglia del gruppo imprenditoriale di Rizziconi sta andando avanti con risultati sempre più lusinghieri. Vicini agli imprenditori onesti e coraggiosi attendiamo le prossime notizie.</p>
<p style="text-align: justify;">ILPARLAMENTARE.IT cerca ora di ricostruire i fatti per comprendere come si è giunti a questo grande risultato, inserendo tra le parole le immagini dei grandi protagonisti. Lo faremo proponendovi un servizio realizzato dal programma televisivo REPORT di RAITRE che ha ricostruito i fatti e trascritto le interviste. Qui, inseriremo quelli che riteniamo essere i grandi protagonisti di questa vicenda che, finalmente in Calabria, vede la vittoria sulle mafie da parte dell&#8217;imprenditoria onesta. Il miglior riscatto per una regione come la Calabria.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Per vedere direttamente la ricostruzione d</strong></span>i <strong><a title="Ricostruzione dei fatti a cura di REPORT - RAITRE" href="http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-c38f471c-f3aa-45e1-963b-0708d06b6129.html?refresh_ce" target="_blank">REPORT clicca QUI</a></strong></p>
<div style="text-align: center;"><strong>L&#8217;INTERVISTA  DI &#8220;REPORT&#8221; TRASCRITTA:<br />
Titolo “C’E’ CHI  DICE NO” : NINO DE MASI<br />
A cura di Luca Chianca </strong></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">NINO DE MASI  ­ Imprenditore: E  Mio padre 30 anni fa ha denunciato un’estorsione. 30 anni fa.</div>
<div style="text-align: justify;">LUCA CHIANCA ­ ­(fuori campo)  Gioia Tauro.  L’imprenditore Nino De  Masi vende macchinari agricoli in tutto il mondo.  Ma  questa è anche la prima azienda ad aver chiuso per mafia.</div>
<div>
<figure id="attachment_5680" aria-describedby="caption-attachment-5680" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="nino-de-masi" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nino-de-masi.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-5680" title="nino-de-masi" alt="L'Imprenditore Nino De Masi" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nino-de-masi.jpg" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nino-de-masi.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nino-de-masi-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nino-de-masi-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5680" class="wp-caption-text">L&#8217;Imprenditore Nino De Masi</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">NINO DE MASI  ­ Imprenditore:  <strong>La nostra storia inizia molto prima di Libero Grasso</strong> e siamo stati messi sotto protezione da parte dello stato per un paio di mesi. Il colmo qual è stato: ci chiamò il prefetto e ci disse  che  dopo il casino che avevamo fatto non potevamo chiudere  quindi dovevamo rimanere  aperti per forza perché se no si sputtanava lo stato.</p>
<figure id="attachment_5681" aria-describedby="caption-attachment-5681" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="milena_gabanelli_report" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/milena_gabanelli_report.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-5681" title="milena_gabanelli_report" alt="Milena Gabanelli - Giornalista REPORT - RAITRE" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/milena_gabanelli_report.jpg" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/milena_gabanelli_report.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/milena_gabanelli_report-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/milena_gabanelli_report-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5681" class="wp-caption-text">Milena Gabanelli &#8211; Giornalista REPORT &#8211; RAITRE</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">MILENA GABANELLI  (studio)  Nino De Masi ha detto no e ha deciso di riappropriarsi della propria vita, in una regione dove  è  difficile  fare  l’imprenditore  onesto e  per  un imprenditore  onesto è  addirittura  difficile  chiedere un prestito alle banche. Luca Chianca</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">NINO DE MASI  ­Imprenditore  Il pizzo è una privazione di libertà, è il marchio a fuoco che c’hai un padrone che fa di te  quello  che  vuole. il rischio che io mi assumo è  un rischio che io faccio consapevolmente  sapendo bene che è in discussione non sono i soldi ma la libertà mia e dei miei figli.</div>
<div style="text-align: justify;">LUCA CHIANCA ­ ­(fuori campo) Tutto ha inizio 20 anni fa. Quando si sono presentati in azienda degli uomini per chiedergli il pizzo.</div>
<div style="text-align: justify;">NINO DE MASI  ­ Imprenditore  E quindi abbiamo detto non ci toccate perché noi reagiamo&#8230; quindi questo messaggio non</div>
<div style="text-align: justify;">ci toccate perché noi reagiamo poi grazie anche alla vicinanza delle istituzioni bene o male ci ha fatto passare come quell’azienda vicino allo Stato, come quell’azienda infame, mi scusi l’espressione.</div>
<div style="text-align: justify;">LUCA CHIANCA ­ ­(fuori campo)  Intorno all’azienda considerata  infame,  perché  il suo padrone  aveva  denunciato,  si costruisce un fortino. Che però non serve  a fermare la mafia  che  si presenta ancora una  volta a chiedere il pizzo. E De Masi torna in Procura.</div>
<div style="text-align: justify;">NINO DE MASI  ­ Imprenditore  Da  quella denuncia  che cosa avvenne  che è la  prima  volta intanto che  arrestarono della  gente  con il pacco dei  soldi in mano&#8230;  e  nell’area  industriale  di Gioia  Tauro il sistema  territorio si è rivoltato contro di me perché è come se io avessi infangato avessi collaborato e infangato il territorio facendo e dicendo delle cose false.</div>
<div style="text-align: justify;">MICHELE ALBANESE ­ Giornalista Quotidiano della Calabria:  Questo è  un Territorio estremamente  difficile  e  complicato.  Qui le  cosche  hanno sempre investito tra virgolette nelle attività commerciali e imprenditoriali.</div>
<div style="text-align: justify;">LUCA CHIANCA ­ ­(fuori campo) Certo è che Nino tira dritto, e quando mette insieme un consorzio di imprenditori, quello che  vuole è che le aziende colluse con la criminalità stiano fuori.</div>
<div style="text-align: justify;">NINO DE MASI  ­ Imprenditore:Io dissi al all’epoca vice questore dissi guardi io prima di far entrare le aziende in questo</div>
<div style="text-align: justify;">consorzio io voglio che  qualcuno mi dica  se  vanno bene  o male ma  al  di là  degli aspetti</div>
<div style="text-align: justify;">formali del certificato antimafia che è una presa per i fondelli. Io vi manderò delle liste e voi me le riportate indietro con un puntino. Se c’è il puntino vuol dire che non vi stanno bene.</div>
<div style="text-align: justify;">LUCA CHIANCA ­(fuori campo)  Era la prima volta che qualcuno si opponeva al sistema e il sistema si è messo di traverso.</div>
<div style="text-align: justify;">NINO DE MASI  ­ Imprenditore  In una assemblea mi è stato proposto di pagare il pizzo collettivo. Cioè visto che abbiamo il consorzio mettiamoci d’accordo per  pagare il pizzo collettivo e io gli dissi  voi siete pazzi tutti, io questa cosa non la farò mai.</div>
<div style="text-align: justify;">LUCA CHIANCA ­ ­(fuori campo)  Conseguenze pratiche? Per avere un allacciamento del gas davanti all’azienda ci mettono 3  anni. Poi ci pensano le banche a salassarlo.</div>
<div style="text-align: justify;">NINO DE MASI  ­Imprenditore:  Verificai che mi applicarono dei tassi del 35, 40, 38, 27% in funzione dei vari trimestri chiesi conto alla banca e la banca mi disse che ero un pazzo. Su delle linee di credito per circa 12,  13 milioni di euro pagai 6 milioni di oneri finanziari.</div>
<div style="text-align: justify;">LUCA CHIANCA ­ ­(fuori campo)  De Masi va di nuovo dai magistrati, stavolta per denunciare le Banche. Siamo nel 2003 e la  Procura  di Palmi,  porta a  giudizio i presidenti di Bnl,  Antonveneta  e Banca  di Roma. L’accusa è usura.</p>
<figure id="attachment_5686" aria-describedby="caption-attachment-5686" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="michele-albanese-giornalist" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/michele-albanese-giornalist1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5686" title="michele-albanese-giornalist" alt="Michele Albanese - Giornalista Quotidiano della Calabria" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/michele-albanese-giornalist1.jpg" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/michele-albanese-giornalist1.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/michele-albanese-giornalist1-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/michele-albanese-giornalist1-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5686" class="wp-caption-text">Michele Albanese &#8211; Giornalista Quotidiano della Calabria</figcaption></figure>
<p><strong>MICHELE ALBANESE</strong> ­ (Giornalista del Quotidiano della Calabria):  Ricordo quando arrivarono in aula big del  calibro di Abete, di Geronzi, seguiti da stuoli di avvocati di grido, è stato un fatto positivo che proprio in un piccolo tribunale di provincia  come quello di Palmi <strong>per la prima volta in Italia si è accertata l’usura da parte degli istituti bancari su una denuncia di un piccolo imprenditore</strong>.</p>
</div>
<div>
<figure id="attachment_5683" aria-describedby="caption-attachment-5683" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="giacomo-saccomanno" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giacomo-saccomanno1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5683" title="giacomo-saccomanno" alt="Giacomo saccomanno - Avvocato dell'Imprenditore Nino De Masi" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giacomo-saccomanno1.jpg" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giacomo-saccomanno1.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giacomo-saccomanno1-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giacomo-saccomanno1-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5683" class="wp-caption-text">Giacomo saccomanno &#8211; Avvocato dell&#8217;Imprenditore Nino De Masi</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><strong>GIACOMO SACCOMANNO</strong> – <strong>Avvocato di NINO DE MASI:</strong>  <strong>Pensi che io ero difensore delle banche e ho rinunciato a tutte le difese delle banche per  sostenere la posizione di De Masi che ho ritenuto che fosse più giusta rispetto agli interessi della collettività. </strong></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">LUCA CHIANCA ­ ­(fuori campo)  Il tribunale di Palmi li ha assolti per non aver commesso il fatto, ma ha riconosciuto che il sistema bancario ha applicato tassi usurai.</div>
<div style="text-align: justify;">NINO DE MASI  ­ Imprenditore: Il Presidente del tribunale ha chiesto: “ma insomma, ma chi ha fatto queste cose”? Alla fine il Pubblico Ministero ha detto, dopo una serie di interrogatori: “è stato il computer, perché  tutti dicevano il computer, il software”.</div>
<div style="text-align: justify;">LUCA CHIANCA ­ ­(fuori campo)  La procura non può che appellarsi contro una sentenza che accusa il computer. Intanto che la giustizia fa il suo corso De Masi è diventato un punto di riferimento per i lavoratori della  zona, perché a Gioia Tauro è uno dei pochi imprenditori che non ha chiuso.</div>
<div style="text-align: justify;">SANTO BIONDO ­ Segretario UILM Reggio Calabria:  De Masi è l’emblema di quello che in Calabria non siamo capaci di fare. Cioè noi, come dire,  ci indigniamo nel momento in cui sul piano nazionale vengono accentuate dall’esterno negatività  del territorio.  Ebbene  noi non siamo capaci,  e  questo è  un appello che  faccioanche alla politica, alle istituzioni e anche al sindacato a livelli regionali, di valorizzare ciò che di buono abbiamo in Calabria.</div>
<div style="text-align: justify;">PASQUALE MARINO ­ Segretario FIOM­CGIL Gioia Tauro:  Io gli ho detto che lui è un coraggioso pazzo a denunciare le banche perché purtroppo si è  messo il potere economico e finanziario contro.</div>
<div style="text-align: justify;">LUCA CHIANCA ­ ­(fuori campo)  Nonostante il Tribunale di Reggio Calabria abbia  confermato che De  Masi fosse  vittima di usura, quando chiede un mutuo agevolato al commissario antiracket gli viene negato.</div>
<div style="text-align: justify;">NINO DE MASI  ­Imprenditore: Alla  fine  stanco di tutto ciò chiedo al  Tribunale  Amministrativo di commissariare  il commissario antiracket,  ottengo,  per  la  prima  volta in Italia, il commissariamento del commissario antiracket.</div>
<div style="text-align: justify;">LUCA CHIANCA ­­(fuori campo)  C’è voluta un’altra sentenza per fargli ottenere i  soldi dal fondo antiusura.</div>
<div style="text-align: justify;">NINO DE MASI  ­ Imprenditore: Lavoro senza banche, lavoro con i miei soldi e ciò è un sistema incredibile. Ieri io ho avuto dei clienti che venivano dalla Turchia per comprare delle macchine cosa che gli ho venduto e  tenga conto alle loro domande di una lettera di credito di pagamento con lettera di credito differita  io gli ho detto no soldi cash.  Io sono uno che  si permette  dei lussi che  sono inimmaginabili e incredibili che vende solo per pagamento contante anticipato cioè capisce e  vendo macchine agricole.</div>
<div style="text-align: justify;"> MICHELE ALBANESE ­ Giornalista Quotidiano della Calabria:  Significa esporre pezzi dell’economia a commercianti e imprenditori, a rivolgersi agli usurai.</div>
<div style="text-align: justify;">NINO DE MASI  ­Imprenditore:  La goccia che ha fatto traboccare il vaso guardi è una sola. Quando Banca D’Italia scrive e  mi dice caro signor De Masi noi abbiamo preso atto delle sue denunce e noi abbiamo chiesto partendo dalle sue lettere abbiamo chiesto alle banche se hanno fatto illegalità e le banche  hanno detto di no. Io ho risposto bene, bravi, complimenti, se voi andate a dirgli a uno che  commette un crimine “tu hai commesso un crimine?” è normale che questo ti dice di no.  Sto cercando di illudermi di un futuro diverso, di un futuro migliore…però io sto facendo la  mia parte tenga conto non so dove andrà a finire. Ironicamente ho detto a mia moglie l’altro giorno, perché anche la mia famiglia è molto preoccupata per me, ho detto guarda non ti preoccupare  che  se mi succede qualcosa  sicuramente mi intitoleranno una  strada. Non le  dico la risposta&#8230;</div>
<div style="text-align: justify;">LUCA CHIANCA  E cosa ha risposto?</div>
<div style="text-align: justify;">NINO DE MASI  ­ Imprenditore:  <strong>Mi ha mandato a fare in culo…  </strong><br />
MILENA GABANELLI  – STUDIO  Non si ferma nemmeno davanti a  questo il trattore  De Masi.  Comunque  dopo le  sue  denuncie  finalmente  anche  in Sicilia  a  Caltanisetta  alla  fine  di marzo i rappresentanti di Confartigianato,  Cia, Confagricoltura, Confindustria e Confesercenti, hanno deciso di costituirsi parte civile nei processi contro le  banche che  applicano tassi usurai nei prestiti concessi agli imprenditori del territorio.<br />
<strong>Grazie De Masi</strong></div>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Un ALIENO ai Parioli: Alessandro Corneli. Le Fondazioni Bancarie e l&#8217;Ircocervo di Amato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Feb 2013 14:42:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
		<category><![CDATA[Banca d’Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Galgano]]></category>
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		<category><![CDATA[ircocervo]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar Luigi Scalfaro]]></category>
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					<description><![CDATA[Roma: Fabio Gallo incontra un Alieno ai Parioli. Cari amici, come sapete raramente interferisco con le attività del Gruppo ComunicareITALIA di cui mi pregio essere Direttore Editoriale. Ma questa notizia è destinata a modificare il nostro pensiero, il nostro modo di vedere le cose, di rivolgere il nostro sguardo al futuro. Per il bene comune. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5474" aria-describedby="caption-attachment-5474" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="alessandro-corneli" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5474" title="alessandro-corneli" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli1.jpg" alt="Il Professore Alessandro Corneli - esperto in Relazioni internazionali e geopolitica, Strategia globale, Analisi previsionale.  " width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli1.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli1-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli1-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5474" class="wp-caption-text">Il Professore Alessandro Corneli - esperto in Relazioni internazionali e geopolitica, Strategia globale, Analisi previsionale.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Roma: <strong>Fabio Gallo incontra un Alieno ai Parioli</strong>. Cari amici, come sapete raramente interferisco con le attività del Gruppo ComunicareITALIA di cui mi pregio essere Direttore Editoriale. Ma questa notizia è destinata a modificare il nostro pensiero, il nostro modo di vedere le cose, di rivolgere il nostro sguardo al futuro. Per il bene comune. Penso dobbiamo riflettere molto sul contenuto di questo articolo che, probabilmente, ci lascerà intuire perché i partiti si combattono occupando tutti gli spazi che potrebbero, invece, essere destinati alla produttività delle Aziende italiane e al mercato del lavoro, senza parlare realmente di programmi concreti. Sicuramente avrete fatto caso che i termini &#8220;IMU&#8221;, e &#8220;TASSE&#8221; sulla prima casa, sono i più inflazionati. Nella realtà non vi è speranza, nei programmi di nessun partito, di travare un vero progetto di riforma di una società profondamente piagata da una moltidudine di ingiustizie sociali assumono la forma spettrale di un grande e pericoloso serpente che morde con ferocia e veleno mortale se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">GLI ALIENI SONO SULLA TERRA. NE HO CONOSCIUTO UNO.<br />
Abbiamo recentemente ascoltato Medvedev affermare che gli Alieni sono sulla terra. Anche Putin lo ha confermato chiedendo al suo collega Presidente Obama di fare il primo annuncio. Non potevamo farci sfuggire l&#8217;occasione e, se per &#8220;alieni&#8221; intendiamo esseri dotati di intelligenza superiore e capaci di concederci un salto nella conoscenza tale da salvare quanto rimane della nostra Economia, allora noi de IL PARLAMENTARE.IT, non attenderemo che sia Obama ad annunciare il grande evento.<br />
Oggi, infatti, vi presentiamo un Alieno vero! Il suo nome terrestre è Alessandro Corneli e per anni, incredibile a credersi, si è mascherato da Professore Universitario, esperto in Relazioni internazionali, Geopolitica, Strategia globale, Analisi previsionale. In verità, chi ha studiato con lui ne parlava già lasciando intendere che qualcosa di strano il Professore avesse; mai, però, fino a dovere prendere atto che si trattasse proprio di un Alieno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho avuto l&#8217;onore di incontralo e lui, diversamente da come fanno gli umani, ci ha subito ricevuti in uno studio pieno di libri e di entusiasmo per un&#8217;Italia migliore, degna della sua Storia.<br />
Non possiamo nascondere l&#8217;emozione ma una volta innanzi al Professore e messi a nostro agio, gli ho rivolto la domanda che tutti oggi, imprenditori, cittadini, giovani, insomma tutti gli esseri viventi avrebbero voluto rivolgere ad un Alieno:<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PROF. ALESSANDRO CORNELI, CI FACCIA CAPIRE COSA SONO QUESTE FONDAZIONI BANCARIE<br />
</strong>L&#8217;Alieno ha così risposto:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Il loro inventore, <strong>Giuliano Amato</strong>, oggi particolarmente silenzioso sulla vicenda MPS, le definì <strong>“ircocervo”</strong>: un essere ambiguo, per metà caprone e per metà cervo, ma dalle grandi potenzialità. Per capire come e perché nacquero le fondazioni bancarie, e come e perché Giuliano Amato vi salì sopra come su un tappeto volante, e quale è stata la loro influenza sul progressivo declino dell’Italia, bisogna proiettare la vicenda sul suo specifico sfondo storico.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>A livello mondiale, gli anni ’80 rappresentavano il rilancio del liberismo economico <strong>che voleva seppellire il keynesianesimo</strong>: <strong>meno Stato, privatizzazioni, liberalizzazioni, deregolazione e finanza creativa per “dare mercato” alla libera circolazione dei capitali.</strong> A livello europeo, la Commissione spingeva per realizzare il mercato unico fondato sulla libera circolazione anche dei capitali e, in nome della concorrenza, chiedeva la fine degli “aiuti di Stato”, in pratica la privatizzazione di quei settori economici – industriali ma anche finanziari come le banche – che erano di proprietà o a partecipazione pubblica e quindi “naturalmente” beneficiari di aiuti pubblici che falsavano il principio di concorrenza e la logica di mercato.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>L’Italia aveva una grossa fetta di economia pubblica, industriale e finanziaria,</strong> ma aveva già pensato bene (cioè male) di appendersi mani e piedi a un crescente debito pubblico che consentiva al consociativismo politico-sindacale di governare il Paese distribuendo a piene mani risorse del futuro per sostenere la spesa corrente, imprese deficitarie, l’occupazione, il reddito e quindi la pace sociale (e i voti ai partiti). In quelle condizioni, sarebbe stato impossibile entrare a far parte della progettata unione economico-finanziaria europea. Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, tre problemi da risolvere si presentavano quindi allo stesso tempo:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> &#8211; Risanare i conti dello Stato;</em><br />
<em> &#8211; Privatizzare industrie e banche secondo le indicazioni dell’Europa;</em><br />
<em> &#8211; Gestire il già enorme debito pubblico.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Giuliano Amato, già in orbita socialista dopo un giovanile passaggio in Cgil, stretto collaboratore di <strong>Bettino Craxi</strong>, si era già fatto notare per la sua competenza nel campo del diritto pubblico. Egli aveva capito che il moderno consigliere del Principe deve avere una profonda competenza giuridica: deve sapere tradurre in norme/leggi/regolamenti le volontà e gli interessi politici. Aveva capito che il potere stava nella finanza e sapeva che i tre obiettivi sopra ricordati, a seconda del modo in cui sarebbero stati raggiunti, avrebbero rivoluzionato gli assetti di potere in Italia.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Il dilemma era: privilegiare gli interessi della politica oppure accettare fino in fondo la logica liberista allora dominante e aiutare il sistema economico italiano a passare da una forte presenza dello Stato a una presenza più leggera e irrobustire la propria competitività?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non ebbe dubbi: scelse la prima soluzione, modificata all’italiana: privatizzare, favorendo acquisizioni a buon mercato da parte dei più forti soggetti economici, ma allo stesso tempo conservare un ampio margine di manovra al potere politico. Sapeva che privatizzare le industrie, e specie le buone industrie, sarebbe stato facile. Più complicato il settore bancario. A questo punto sfornò la grande idea: le fondazioni bancarie.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In un Paese come il nostro, dalla grande tradizione giuridica, non è difficile fare leggi abbastanza ingegnose e quindi tali da essere non solo abbastanza elastiche nella loro applicazione, ma anche abbastanza arabescate per mascherare interessi particolari sotto roboanti obiettivi di interesse generale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Aggiungo che un altro dato non era sfuggito all’innegabile intelligenza del personaggio: la progressiva dislocazione del potere dallo Stato centrale agli Enti territoriali. L’attivazione delle Regioni a statuto ordinario, a partire dal 1970, stava producendo i suoi effetti. Gli ingredienti della polpetta c’erano tutti e ne venne fuori la Legge 218/90 del 30 luglio 1990 sul riassetto del settore creditizio (con l’invenzione delle fondazioni bancarie) cui seguì il DL 356/90 del 20 novembre dello stesso anno. Secondo il giurista <strong>Francesco Galgano</strong>, scomparso il 6 febbraio 2012, l’operazione riuscì scippando alla <strong>Banca d’Italia</strong> la gestione della privatizzazione delle banche e portandola sotto il controllo della politica, attraverso la creazione delle fondazioni che finivano sotto il controllo delle forze sociali del territorio (cioè delle forze politiche dominanti nei singoli territori). Da notare che il ministro del Tesoro dell’epoca era <strong>Guido Carli</strong>, ex governatore della Banca d’Italia.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Amato riuscì in questo modo ad accontentare tutte le forze politiche/sociali, creando per loro, su tutto il territorio, delle casseforti (le fondazioni bancarie) in grado di erogare una vasta gamma di risorse che le forze politiche, in modo quasi sempre consociativo, avrebbero saputo “indirizzare” nel modo più “produttivo” per la politica stessa. Reazione entusiastica anche da parte degli Enti territoriali, a corto di risorse proprie poiché non era stato ancora riformato il Titolo V della Costituzione: a ciò avrebbe provveduto, appena undici anni dopo, nel 2001 (governo Amato agli sgoccioli) uno stretto alleato di Amato, <strong>Franco Bassanini,</strong> aprendo la voragine del deficit sanitario (forse che prima, in Italia, si moriva a grappoli?), e alimentando per vie incrociate il meccanismo dello spreco (e della corruzione), che è diventato ancora peggiore del debito pubblico, come dimostrano le recenti inchieste sugli sprechi e la corruzione di alcune importanti Regioni.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Amato non tardò a raccogliere i frutti di tanta intelligenza applicata agli interessi della politica, cioè dei politici, e della finanza. Meno di due anni dopo la 280/90, e precisamente il 28 giugno 1992, abbandonati i lidi craxiani, fu chiamato da <strong>Oscar Luigi Scalfaro</strong> a presiedere il Governo. Il suo governo sarà ricordato per la manovra lacrime e sangue da <strong>93mila miliardi di lire e il prelievo del 6% da tutti i conti correnti bancari</strong>. Ma anche, a settembre successivo, per la svalutazione della lira, costretta a uscire dal Sistema monetario europeo, ma che rese più facili e più convenienti le privatizzazioni (e dette un po’ di respiro alle esportazioni). La manovra e le privatizzazioni erano il prezzo per entrare in Europa; la svalutazione fu un regalo alla speculazione (Ciampi era governatore della Banca d’Italia e bruciò nell’operazione le riserve faticosamente accumulate dal lavoro italiano).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Quanto al terzo punto – <strong>il debito pubblico</strong> – la classe dirigente italiana ha preso una pesante cantonata. Aveva pensato che esso sarebbe stato fatto proprio, e quindi garantito, dall’Unione economica e monetaria europea. Non fu così: ogni Paese fu costretto a tenersi il proprio debito e nei vent’anni successivi, il debito che era pari al 108% del Pil nel 1992, è salito fino al 126% attuale, superando la soglia dei <strong>2mila miliardi di euro</strong>. Adesso ci riprova chiedendo gli eurobond.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>DI CHI E&#8217; LA COLPA</em><br />
<em>Colpa di chi? Dal punto di vista strutturale, tra il 1990 e il 1993, il sistema economico non fu messo nelle condizioni di prepararsi all’Unione economica e monetaria, in particolare né dal governo Amato né dal successivo governo Ciampi, che pure dichiaravano di lavorare per il risanamento e per l’Europa. Privatizzarono, ma non liberalizzarono. Così il sistema economico italiano ha dovuto arrangiarsi e, quando è esplosa la crisi finanziaria internazionale nel 2007, per tale imprevidenza strategica pregressa, si è trovato senz’armi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Dal punto di vista politico, è da segnalare che, dal primo governo Berlusconi insediato il 10 maggio 1994, alle dimissioni dello stesso Berlusconi il 16 novembre 2011, sono passati 221 mesi: di questi, Berlusconi ne ha passati 122 a <strong>Palazzo Chigi</strong> mentre tutti gli altri governi non berlusconiani sono stati al potere per 99 mesi, cui possiamo aggiungere i residui 4 mesi di Monti (fino a metà marzo prossimo) per complessivi 103 mesi. La responsabilità politica della non-soluzione dei problemi italiani è perciò da dividere in parti quasi uguali (se vogliamo essere pignoli: Berlusconi al 54,5% e gli altri il 45,5%). Con una considerazione aggiuntiva: che più passa il tempo, più i problemi si aggravano. E, come per la Grecia, ciò che per l’Italia poteva essere risolto nel triennio 1990-1993 sarebbe stato più facile di quello che si sarebbe dovuto risolvere nel triennio 2008-2010 nel pieno di una crisi finanziaria ed economica mondiale. Poi, la campagna elettorale è altra cosa&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">IL PARLAMENTARE.IT ringrazia il Professore Alesandro Corneli e tutti gli alieni che come lui, potrebbero salvare l&#8217;Italia con il potere dell&#8217;Intelligenza, senza raggio laser.<br />
Vi invitiamo a consultare <a href="http://grrg.eu/ " target="_blank">grrg.eu</a>. Qui troverete molte storie di Alieni che portano nomi noti a tutti sia nel mondo della politica che dell&#8217;economia.</p>
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