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	<title>Atlante Venture Mezzogiorno &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Intervento del Presidente della Repubblica in occasione del saluto alle Istituzioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 2014 13:52:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Quirinale]]></category>
		<category><![CDATA[Atlante Venture Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni politiche italiane]]></category>
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					<description><![CDATA[Si è svolta al Palazzo del Quirinale la tradizionale cerimonia per lo scambio degli auguri di fine anno del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con i rappresentanti delle istituzioni, delle forze politiche e della società civile. Alla cerimonia, nel Salone dei Corazzieri, hanno presenziato il Presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, la Presidente della Camera [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_8638" aria-describedby="caption-attachment-8638" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/il-Palazzo-del-Quirinale1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-8638" alt="il-Palazzo-del-Quirinale" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/il-Palazzo-del-Quirinale1.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/il-Palazzo-del-Quirinale1.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/il-Palazzo-del-Quirinale1-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/il-Palazzo-del-Quirinale1-457x270.jpg 457w" sizes="(max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8638" class="wp-caption-text">Il Palazzo del Quirinale sede del Presidente della Repubblica Italiana</figcaption></figure>
<p>Si è svolta al Palazzo del Quirinale la tradizionale cerimonia per lo scambio degli auguri di fine anno del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con i rappresentanti delle istituzioni, delle forze politiche e della società civile. Alla cerimonia, nel Salone dei Corazzieri, hanno presenziato il Presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, la Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi e il Presidente della Corte Costituzionale, Alessandro Criscuolo. Dopo l&#8217;indirizzo di saluto del Presidente del Senato Grasso, il Presidente Napolitano ha rivolto un discorso ai presenti.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Palazzo del Quirinale, 16/12/2014</strong></span><br />
<span style="color: #800000;"><strong>IL DISCORSO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Gli auguri che quest&#8217;anno ci scambiamo s&#8217;intrecciano strettamente con gli impegni che tutti condividiamo per il superamento degli aspetti più critici della situazione economica e sociale del Paese. E qui si collocano le difficoltà che ancora si oppongono alla realizzazione dei cambiamenti di indirizzo e strutturali programmati dal governo e sottoposti al vaglio delle Camere. Ringrazio il Presidente Pietro Grasso &#8211; oltre che per le sue così affettuose parole &#8211; per la rapida rassegna e sintesi che ce ne ha offerto: e esprimo il mio più vivo apprezzamento rivolto innanzitutto a lui stesso e alla Presidente Laura Boldrini, per l&#8217;intensità dei lavori del Senato e della Camera. La stessa giornata di oggi è dedicata a dibattiti e votazioni in Parlamento, il cui esito può incidere in modo significativo sulla prospettiva cui tendiamo nell&#8217;interesse dell&#8217;Italia. Ed è giusto che nelle rappresentazioni abitualmente così poco benevole dell&#8217;attività parlamentare si introduca una nota di rispetto per questo sforzo di laboriosità e dedizione dei nostri Deputati e Senatori di ogni generazione e di ogni parte politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Sta per concludersi l&#8217;anno 2014, che non è stato certo di ordinaria amministrazione per la politica italiana; e si concluderà tra poco, il 13 gennaio, col discorso a Strasburgo del nostro Presidente del Consiglio, il semestre italiano di presidenza europea. Non credo sia stata arbitraria la percezione, certo non solo da parte mia, che in quest&#8217;anno abbiamo ragionato, discusso e operato in una dimensione unica, italiana ed europea. I problemi dell&#8217;Italia, e le responsabilità del soggetto politico e istituzionale Italia, hanno fatto oggetto di serrata attenzione in sede europea, e discutendo tra noi dei nostri problemi non abbiamo potuto separarli dal contesto europeo di cui pure ci sentiamo protagonisti.</p>
<p style="text-align: justify;">La difficile campagna elettorale per il Parlamento europeo e l&#8217;orientamento espresso in prevalenza dall&#8217;elettorato italiano, sono stati tappe dello stesso percorso che abbiamo cercato di aprirci per un cambiamento nelle politiche dell&#8217;Unione e nella guida delle sue istituzioni, che favorisse una svolta verso la crescita, l&#8217;avvio di un nuovo sviluppo economico e sociale anche per l&#8217;Italia.Il forte consenso espressosi nelle elezioni del 25 maggio per il partito che guida il governo italiano ha oggettivamente garantito accresciuto ascolto e autorità all&#8217;Italia nel concerto europeo, come si è visto nel peso esercitato dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi nel concorrere a soluzioni unitarie e significative nella definizione dei nuovi vertici dell&#8217;Unione, e innanzitutto nella composizione e nella guida della nuova Commissione. E lì si è anche espresso un rilevante riconoscimento per il ruolo del nostro Paese nella persona del ministro degli esteri Federica Mogherini chiamata a rappresentare, a far crescere e a dirigere la politica estera e di sicurezza comune europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello stesso tempo, durante il semestre della sua presidenza, il governo italiano, partendo dall&#8217;accurato lavoro preparatorio svolto dal precedente esecutivo, ha potuto operare validamente, e con senso di maggior sicurezza, in un clima nuovo di attenzione, per porre al centro dello sforzo comune esigenze, elaborazioni, proposte per un nuovo corso delle politiche finanziarie e di bilancio dei Ventotto, oltre i limiti divenuti soffocanti e controproducenti della &#8220;austerità&#8221;. Lo si è fatto presentandoci con le carte in regola per quel che riguarda il rispetto dei vincoli, ottenendo un via libera della Commissione ed evitando richieste di manovre di bilancio aggiuntive: e molto ha contato in questo senso, ancora fino alla riunione dell&#8217;EcoFin di qualche giorno fa, il valore e l&#8217;affidabilità che si riconoscono al ministro Pier Carlo Padoan.</p>
<p style="text-align: justify;">A ciò deve naturalmente corrispondere la massima serietà dei nostri comportamenti effettivi, innanzitutto in Parlamento, sulla base delle scelte ed entro i limiti della Legge di stabilità, e il saper sempre di più passare ai fatti, il saper procedere con coerenza e senza battute d&#8217;arresto sulla via delle riforme.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema delle riforme necessarie per determinare condizioni idonee allo sviluppo degli investimenti, alla creazione di nuovo lavoro, alla maggior produttività e competitività delle nostre economie, è stato, in un passato anche recente, prospettato con qualche nebulosità in ripetute discussioni nelle istituzioni europee, ma ha oramai assunto dei contorni precisi, un&#8217;ampia articolazione concreta. E in questo senso bisogna considerare il programma di riforme messo a fuoco dal Presidente Renzi e dal suo governo. Riforme su cui ogni forza politica potesse misurarsi, senza pregiudiziali e in termini di confronto tra visioni e approcci seriamente sostenibili. Si tratta di un programma vasto, da scaglionare nel tempo complessivo che lo stesso governo ha voluto assegnarsi: ma che ha dato il senso di quale cambiamento fosse divenuto indispensabile, e non più eludibile o rinviabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò ci ha dato e può darci forza per concordare le correzioni e le novità da definire nei prossimi mesi &#8211; specie per quel che riguarda gli investimenti &#8211; al livello dell&#8217;Unione. Se ne stanno ponendo le premesse; le prime aperture non sono mancate, e un deciso ruolo in questo senso lo svolge il Parlamento europeo, la cui Commissione Economica e Monetaria è ora affidata alla guida dell&#8217;eurodeputato italiano Roberto Gualtieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Le prove che noi, sistema-Italia e democrazia italiana, abbiamo davanti sono ancora pesanti: il 2014 non si chiude bene, dal punto di vista dell&#8217;andamento generale dell&#8217;economia &#8211; mancata ripresa del PIL, andamento ancora negativo dei consumi; oscillazioni, con qualche instabile miglioramento, ma ad un livello insopportabilmente alto, della disoccupazione e soprattutto di quella giovanile; recessione più duramente radicatasi nel Mezzogiorno. È un quadro che potrà dare segni di inversione di tendenza nel 2015 e nel 2016, solo se non verrà dall&#8217;Italia &#8211; in un processo positivo di cambiamenti in sede europea &#8211; nessun affievolimento della linea di condotta complessiva su cui governo e Parlamento hanno in quest&#8217;anno mostrato di voler convergere e impegnarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Due questioni più schiettamente politiche mi pare, però, che meritino di essere messe in evidenza. La prima è costituita dall&#8217;assoluto bisogno di esprimere fiducia non solo, in generale, sulle potenzialità dell&#8217;Italia &#8211; della nostra realtà produttiva, specie manifatturiera, della nostra imprenditoria e del nostro capitale umano, della nostra capacità di ricerca scientifica e innovazione tecnologica. Non è solo in riferimento a questi dati storici di carattere generale, che bisogna e si può seriamente esprimere fiducia, ma in rapporto a fatti concreti attuali, come l&#8217;andamento sostenuto dell&#8217;export più qualificato, una casistica ampia e varia di successi competitivi di nostre imprese ad alta specializzazione, ma anche segni concreti di apprezzamento e di interesse da parte di investitori stranieri. Da questi ultimi sono venuti non trascurabili apporti, negli ultimi tempi, alla soluzione di crisi aziendali che apparivano pregiudicate. Ecco, a questo proposito, non si può obbiettivamente negare la rilevanza e l&#8217;efficacia degli interventi accorti e tenaci del vertice del ministero dello Sviluppo Economico e della Presidenza del Consiglio in prima persona per risolvere con soddisfacenti intese le crisi di almeno quaranta aziende tra febbraio e novembre, non solo salvaguardando migliaia di posti di lavoro a rischio ma in qualche modo configurando importanti scelte di politica industriale.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda questione politica che desidero mettere in luce &#8211; accanto a quella della fiducia &#8211; è costituita dal clima sociale indispensabile per poter portare avanti con coerenza la politica delle riforme programmate e l&#8217;azione di governo, in Italia e in Europa, in funzione del rilancio della crescita e dell&#8217;occupazione. C&#8217;è malessere diffuso tra milioni di famiglie impoverite, tra giovani che si vedono senza prospettive, tra lavoratori che sentono vacillare ogni sicurezza; c&#8217;è molta sofferenza autentica, e c&#8217;è dunque tensione, volontà di reagire, impulso di protesta più che di rassegnazione: non dico &#8220;rabbia&#8221; perché questo lessico non appartiene, credo, alla tradizione civile delle lotte operaie e popolari in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, nell&#8217;insieme, ci deve preoccupare un clima sociale troppo impregnato di negatività, troppo lontano da forme di dialogo e sforzi di avvicinamento parziale che hanno nel passato spesso contrassegnato le relazioni sociali o politico-sociali. E allora dico &#8211; non solo ma anche ai sindacati, che sempre auspico (cosa volete, per un antico condizionamento di storia personale) costruttivamente uniti a cominciare dalle maggiori Confederazioni &#8211; allora dico: rispetto delle prerogative di decisione del governo e del Parlamento, senza improprie e devianti commistioni, e rispetto del ruolo che è naturale dei sindacati, di rappresentanza e &#8211; negli ambiti appropriati &#8211; negoziale; e sforzo convergente di dialogo anche su questioni vitali di interesse generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Governo, Parlamento, forze politiche: vengo a questo incrocio essenziale. Di qui si realizza o si insidia quel &#8220;passare ai fatti&#8221;, quel procedere con coerenza sulla via delle riforme, che ho indicato come imperativo del momento. È stato fatto, già dal governo precedente e con qualche mia convinta sollecitudine, un gran lavoro istruttorio su una certa progettazione di riforme. E &#8211; anche se talvolta poco valorizzando questo contributo istruttorio super partes &#8211; oramai dalla prima parte dell&#8217;anno si sta lavorando, discutendo, votando su progetti di riforma. Non si dica che c&#8217;è precipitazione, che si procede troppo in fretta: si è tornati, indugiandoci per mesi di discussioni, audizioni, tentativi d&#8217;intesa, su questioni di riforma in qualche caso individuate da decenni. Si sono poste le basi per un&#8217;ampia riforma del mercato del lavoro, aperta a molteplici esigenze di necessario rinnovamento, e divenuta improvvidamente oggetto di un&#8217;interpretazione riduttiva, concentrata sul punto di massimo possibile dissenso. Superato il rischio di quell&#8217;approccio strumentale (in qualsiasi senso) e deviante, la riforma è ora già alla vigilia delle sue specificazioni applicative attraverso i decreti delegati. Considero importante &#8211; e così lo considerano osservatori e partner europei &#8211; questo risultato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non posso ritenere convincente l&#8217;argomento, che pure circola, di una non importanza, invece (né di possibile ricaduta benefica), dal punto di vista della crisi economica e sociale, delle riforme istituzionali. Sembra quasi, a taluni, che il superamento del bicameralismo paritario sia un tic da irrefrenabili &#8220;rottamatori&#8221; o da vecchi cultori di controversie costituzionali. Mi si lasci dunque insistere per qualche istante su questo tasto.</p>
<p style="text-align: justify;">Impressiona, certamente, l&#8217;ignoranza o non considerazione del retroterra di quella questione del bicameralismo paritario. Padri costituenti tra i maggiori, da Meuccio Ruini a Costantino Mortati, e studiosi di generazioni successive ma legatissimi alla Carta del 1948, come Leopoldo Elia, parlarono di un punto debole della Costituzione repubblicana, di fallimento di ogni tentativo di razionale differenziazione tra le due Camere, e quindi di un ingombrante &#8220;doppione&#8221;. Chiunque tratti questa materia in Parlamento, non può considerarsi &#8220;nato ieri&#8221; (o, magari, nel febbraio 2013), avendo il dovere di farsi almeno superficiale conoscitore della storia, della dottrina, della prassi costituzionale del nostro Paese: conoscitore dunque anche dei precedenti della discussione sul bicameralismo paritario e dei tentativi, da trent&#8217;anni a questa parte, di individuare il modo di superarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, se è tornato di attualità e si è deciso, dal governo Renzi (e già dal governo Letta), insieme con il Parlamento, di affrontare con urgenza il tema di questa riforma, ciò riflette qualcosa non più di &#8220;storico&#8221;, ma di attuale, concreto, drammaticamente necessitato. Perché di lì passa il recupero della agibilità e della linearità perduta del processo legislativo, da anni degradatosi qualitativamente e degenerato fuori di ogni correttezza costituzionale. Mi riferisco ovviamente all&#8217;abuso della decretazione d&#8217;urgenza, al ricorso &#8211; per la conversione dei decreti &#8211; a voti di fiducia su abnormi maxi-emendamenti, e anche al fenomeno di ostruzionismi ambiguamente rivolti a compromessi lesivi della chiarezza delle norme e della coerenza dei testi di legge che ne risultano.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo momento, non posso non richiamare quanti vogliano mantenere e far registrare dissensi su questa riforma a non farlo con spregiudicate tattiche emendative che portino a colpire la coerenza sistematica della riforma. Adoperarsi per tornare indietro rispetto alla oramai sancita trasformazione del Senato in espressione &#8211; come in altri Paesi europei &#8211; delle realtà regionali e locali con poteri legislativi rigorosamente ripensati e ridotti rispetto a quelli della Camera, significherebbe solo vulnerare fatalmente la riforma, il suo senso, la sua efficacia. Rispettare, pur nel dissenso, la coerenza delle riforme in gestazione &#8211; sul bicameralismo, sui rapporti tra Stato e Regioni, e anche sull&#8217;altro, fondamentale tema della legge elettorale &#8211; è un dovere di onestà politica e di serietà istituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si può comunque negare l&#8217;importanza delle ricadute di queste e altre riforme istituzionali sul funzionamento del nostro sistema-Paese e sulla forza di attrazione dell&#8217;Italia come luogo di investimenti e di proficue iniziative da parte di soggetti stranieri o in collaborazione con essi. Né si può sostenere che l&#8217;impegno di governo e Parlamento su questo terreno li abbiano distolti da interventi urgenti e scelte produttive di effetti già a breve termine per il rilancio dell&#8217;economia e dell&#8217;occupazione. Parla chiaro il dinamismo del governo sul piano di misure legislative e amministrative rivolte alle imprese, agli Enti locali, al sostegno &#8211; anche attraverso la Legge di stabilità &#8211; di settori e di progetti importanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho prima parlato di clima sociale. Vorrei ora dire qualcosa sul clima politico. Il governo ha enunciato puntualmente una non breve serie di azioni di cambiamento da condurre, dalla scuola alla giustizia. Ha mostrato, raccogliendo come si è visto un&#8217;aspettativa largamente maturata nel Paese, un tasso di volontà riformatrice e di determinazione politica e istituzionale, che ha riscosso riconoscimenti e aperture di credito assolutamente notevoli sul piano internazionale, i cui riflessi si sono già registrati in disponibilità di nuovi interlocutori dell&#8217;Italia a investire e operare da noi. Si sono in sostanza messi in moto processi di cambiamento all&#8217;interno, e un fenomeno di attenzione fiduciosa dall&#8217;esterno, che mi fanno registrare con un segno positivo la conclusione del 2014. Non si attenti in qualsiasi modo alla continuità di questo nuovo corso.</p>
<p style="text-align: justify;">Perciò, preoccupazione costante per la continuità istituzionale e politica, ferma restando la piena legittimità dell&#8217;opposizione di legislatura che varie forze tendono a perseguire. Un&#8217;opposizione che non escluda le disponibilità già positivamente espresse per serie intese sulle riforme. Un&#8217;opposizione che tenga conto, con senso di responsabilità nazionale, delle sfide e dei rischi cui è esposta l&#8217;Italia, innanzitutto per la vicinanza e virulenza di fenomeni di tensione, di conflitto, di disgregazione non lontano dai nostri confini.</p>
<p style="text-align: justify;">Sfide e rischi sul piano della sicurezza interna, cui bisogna dare maggiore attenzione non solo nel &#8220;giorno per giorno&#8221;, ma in termini strategici, dinanzi al manifestarsi e al fermentare di pulsioni violente e di tendenze alla delegittimazione delle nostre istituzioni, tra le quali le stesse forze di polizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò deve indurre al massimo senso del limite, al massimo rispetto della legge e del costume civile, nello svolgimento, non privo di incognite, della dialettica tra movimenti di opposizione e di protesta e autorità dello Stato garante dei diritti di tutti i cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">E davvero occorrerebbe la più larga condivisione di responsabilità nel dare, dell&#8217;Italia che opera e discute, che si divide ma che sa anche essere unita per salvaguardare i suoi interessi vitali e la sua dignità, un&#8217;immagine seria. Non possiamo essere ancora &#8211; è vizio antico &#8211; il Paese attraversato da discussioni che chiamerei ipotetiche: se, quando e come si possa o si voglia puntare su elezioni anticipate, da parte di chi e con quali intenti; o se soffino venti di scissione in questa o quella formazione politica, magari nello stesso partito di maggioranza relativa. È solo tempo &#8211; e inchiostro &#8211; che si sottrae all&#8217;esame dei problemi reali, anche politici, che sono sul tappeto; è solo un confuso, nervoso agitarsi che torna ad evocare, in quanti seguono le vicende dell&#8217;Italia, lo spettro dell&#8217;instabilità. E il danno può essere grave.</p>
<p style="text-align: justify;">Al contrario, un rispettoso e saldo ancoraggio al normale svolgersi della vita delle nostre istituzioni, dalle Assemblee rappresentative alle istituzioni di garanzia, e un serio, non dispersivo e allarmistico, confronto sui temi di fondo e sulle prospettive reali che si presentano sul piano interno e internazionale, possono avere un valore decisivo per rafforzare la fiducia nell&#8217;Italia e per ridare alla politica il ruolo e il prestigio che è venuta perdendo. È così che si può contrastare la tendenza a scivolare da una critica, anche la più rigorosa, della politica verso una distruttiva anti-politica, che si risolve in patologia destabilizzante ed eversiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Essenziale è colpire ogni concreta corresponsabilità di soggetti politici nello scandaloso diffondersi della corruzione e del malaffare: colpendo i bersagli giusti, compresi gli intrecci con la criminalità organizzata &#8211; e l&#8217;intensità dell&#8217;azione repressiva di magistratura inquirente e forze di polizia è impressionante, anche per i suoi quotidiani successi. Solo le generalizzazioni improprie circa i comportamenti del mondo della politica vanno evitate perché fuorvianti e improduttive.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla forte priorità da accordare a misure severe e scelte operative efficaci contro il mostro della corruzione e la piaga del malaffare, all&#8217;impegno su altri fronti importanti per un&#8217;azione sistemica di risanamento morale e di maggiore trasparenza nelle più delicate strutture dello Stato, è davvero un&#8217;opera di lunga lena, quella in cui ci stiamo necessariamente inoltrando. Basti citare i capitoli che si stanno aprendo di riforma della scuola e di riforma della giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">E tutto richiede continuità istituzionale. A rappresentarla e garantirla mi ero personalmente impegnato ancora una volta, per tutto lo speciale periodo del semestre italiano di presidenza europea. E qualche giorno fa, in occasione dell&#8217;incontro italo-tedesco di alto livello a Torino da me aperto insieme con il Presidente Joachim Gauck, ho sentito come i nostri amici in Europa e nel mondo si attendano da noi precisamente questo: nuove, serie prove di continuità nel cambiamento. Non deludiamoli e non veniamo meno ai doveri che abbiamo verso il nostro Paese e il nostro popolo in frangenti tra i più complessi, e aperti nell&#8217;esito, che abbiamo vissuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie &#8211; ancora una volta &#8211; per l&#8217;attenzione. Il mio caloroso augurio di Buon Natale e Buon Anno è rivolto alle vostre persone e alle vostre famiglie, all&#8217;Italia e all&#8217;Europa.</p>
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		<title>Renato Brunetta e Società SGR: ecco i fondi NON spesi nel SUD 2.0</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 15:15:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Amedeo Giurazza]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_3199" aria-describedby="caption-attachment-3199" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a rel="attachment wp-att-3199" href="https://ilparlamentare.it/2011/11/renato-brunetta-e-le-societa-sgr-ecco-i-fondi-non-spesi-nel-sud-2-0/renato_brunetta/"><img decoding="async" class="size-full wp-image-3199" title="Renato_Brunetta" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Renato_Brunetta.jpg" alt="" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Renato_Brunetta.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Renato_Brunetta-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Renato_Brunetta-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-3199" class="wp-caption-text">Renato Brunetta e le Società SGR</figcaption></figure>
<p><strong>Continuano i lamenti </strong>già più volte denunciati da ComunicareITALIA e IL PARLAMENATRE.IT nel maggio 2011 sulla gestione dei fondi pubblici assegnati a <strong>4 società SGR</strong> .<br />
Le quattro società che si sono unite nella cattiva sorte al <strong>Ministro Renato Brunetta sono Vertis, Atlante (Intesa), Quantica, Vegagest.<br />
</strong>Oggi, però, c&#8217;è una novità per il Sud che ha tra le sue forze il<strong> Sottosegretario all&#8217;Economia con delega al Sud Antonio Gentile </strong>che potrebbe, per esempio, chiedere lumi a<strong> Renato Brunetta </strong>a difesa delle Aziende 2.0 del SUD.<strong><br />
</strong>Queste società, in pratica, gestiscono <strong>153,1 </strong>milioni di Euro di cui <strong>76,5 milioni di Euro pubblici,</strong> per investirne altrettanti su progetti nel settore Innovazione a <strong>vantaggio del Sud</strong>. Anzi, di progetti innovativi che nel Sud sono destinati a generare economia. Queste società, dopo avere individuato i progetti diventano &#8220;socie&#8221; dei progetti stessi per una determinata percentuale e poi, al momento dell&#8217;uscita, vendono la loro parte di società al fine di ottenerne una remunerazione superiore all&#8217;investimento della loro percentuale del 50%. La prima anomalia è, però, che tale percentuale richiesta dalle società SGR è doppia poichè la metà del fondo è di natura pubblica. Ma magari fosse solo questo!</p>
<p><strong>Vertis, Atlante (Intesa), Quantica, Vegagest</strong> sono finite anche sulle autorevoli pagine del Corriere della Sera e ciò significa che, evidentemente, il loro comportamento anomalo già denunciato pubblicamente più volte, prima o poi, dalle scrivanie delle redazioni giornalistiche potrebbe finire sulla scrivania, ancora più determinata a conoscere la verità, della magistratura competente. <em>&#8220;Sarebbe ora&#8230;!&#8221;,</em> dicono i giovani ricercatori del settore IT sconcertati dalle metodologie adottate per la valutazione dei loro progetti.<br />
Tra l&#8217;altro, diciamolo, siamo tutti stati trascinati in una crisi finanziaria che non è estranea a questo modello di gestione dei fondi pubblici e l&#8217;Italia non può permettersi di non finalizzare i fondi dei contribuenti su progetti 2.0 che sono proprio quelli che potrebbero far nascere e decollare nuove economie.<br />
E&#8217; impensabile, tra l&#8217;altro, che la <strong>Presidenza del Consiglio dei Ministri</strong>, in quanto tale, possa condividere o essere in accordo con tutto quanto si sta denunciando pubblicamente con nomi e cognomi sull&#8217;affare SGR.</p>
<p>Intanto se la redazione de <a title="Informazione di Politica e Costume in Italia" href="https://ilparlamentare.it/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">IL PARLAMENTARE.IT</span></a> e di <a title="Brand Italia e Made in Italy in Rete" href="http://www.comunicareitalia.it/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">ComunicareITALIA.IT </span></a>avevano già palesato il meccanismo involutivo e folle di coloro che in queste società fungono da valutatori, oggi <strong>Massimo Sideri del Corriere della Sera</strong>, dati alla mano, ci aiuta a capirne le gravi contraddizioni.<br />
Per questo, vi suggeriamo vivamente di leggere il dettagliato articolo di Sideri <strong>&#8220;Corriere della Sera nella pagina 35 di giorno 8 Novemvre 2011&#8221;</strong> che titola <a title="Corriere della Sera - articolo di Massimo Sideri" href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/novembre/08/Sud_Fondo_che_non_spende_co_9_111108022.shtml" target="_blank">&#8220;SUD, IL FONDO CHE NON SPENDE &#8211; Inutilizzati in larga parte gli oltre 76,5 milioni del Ministro Brunetta&#8221;</a>.<br />
Capirete che Renato Brunetta ha sottovalutato la questione delle Società SGR, i progetti innovativi del SUD, e le opportunità per i &#8220;Cervelli&#8221; meridionali che oggi saranno testimoni del fallimento della politica dello stesso Brunetta e delle Istituzioni italiane che hanno retto questo sistema.</p>
<p>In sintesi e per evitare distorsioni di qualsiasi sorta diciamo subito che al <strong>Ministro Brunetta</strong> sono state più volte denunciate per iscritto gravissime anomalie, ma nessuna risposta è mai stata fornita ne&#8217; dallo stesso Brunetta, ne&#8217; dalla sua segreteria. Tali anomalie rendono possibile credere che le società SGR, che gestiscono i fondi dei progetti innovativi (2.0, ndr) del Sud, non abbiano assolutamente le capacità tecnico scientifiche adeguate per valutare a chi attribuire i fondi che, si ripete, per il 50% , sono dei contribuenti italiani. Perchè? perché lo dicono loro per mezzo di un loro valutatore che scrive nero su bianco di non essere in grado e di non avere gli strumenti per valutare. <em>Ma allora &#8211; sarebbe lecito chiedere a questo valutatore del quale gelosamente conserviamo la lettera nella quale scrive ciò &#8211; che ci stai a fare? e quanto ti pagano? e quanti rimborsi chiedi allo Stato per andare a valutare i progetti ai quali rispondi di non avere gli strumenti per valutare? </em></p>
<p>Ma la cosa che oggi preoccupa ancor di più il redattore a fronte dell&#8217;attuale situazione finanziaria è che il <strong>Ministro Renato Brunetta</strong> non risponde e non interviene. Certo è che, così facendo, pare scontato che, trattandosi di danaro pubblico, questo silenzio potrebbe essere assimilato ad una omissione di atti d&#8217;ufficio.</p>
<p>L&#8217;ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA A CURA DI MASSIMO SIDERI<br />
<strong><span style="color: #800000;">Venture capital 2.0 Quattro le società che avevano vinto la gara: Vertis, Atlante (Intesa), Quantica e Vegagest<br />
</span></strong><span style="text-decoration: underline;"><strong>Sud, il Fondo che non spende<br />
</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>Inutilizzati in larga parte gli oltre 76,5 milioni del ministro Brunetta Usato il 12-13% Dopo due anni e mezzo usato solo il 12-13% E tra un anno e mezzo i fondi verranno ritirati</strong></span></p>
<p>MILANO &#8211; Sud, il fondo che c&#8217; è ma non spende. Sono 153,1 i milioni di euro, 76,5 pubblici e l&#8217; altra metà privati, già pronti per progetti imprenditoriali 2.0 ma in larga parte dimenticati a fare la polvere: secondo la ricostruzione fatta dal Corriere e stando larghi di manica solo 19 sarebbero i milioni allocati fino ad oggi. Il 12-13% del totale. Per il varo nel 2009 il Fondo digitale per il Sud era stato acclamato dal ministro Renato Brunetta come una svolta nel veicolare innovazione e finanziamenti al Sud. Nella sostanza erano stati «commissariati» i fondi europei: non siete in grado di utilizzarli? Bene, il governo aveva trovato la quadra affidandoli a venture capitalist di professione: Vertis, Quantica, Vegagest. Addirittura a una grande banca come Intesa Sanpaolo, attraverso Atlante Venture Mezzogiorno. Ma a due anni e mezzo dalla partenza &#8211; con l&#8217; aggravante che ora la crisi spaventa, la disoccupazione giovanile nel Mezzogiorno cresce e il credit crunch nei confronti delle aziende si diffonde a macchia d&#8217; olio &#8211; i professionisti stanno sostanzialmente fallendo. Se non verranno utilizzati entro un anno e mezzo per aiutare delle start up andranno persi nella peggiore tradizione dei finanziamenti europei di cui siamo campioni al rovescio. E le premesse non sono buone. Il fondo fu varato dopo una gestazione soffertissima che lo stava quasi portando alla morte prematura in culla: le risorse erano state individuate con la Finanziaria 2005. La gara era partita nel luglio del 2007 e in mezzo erano passati diversi ministri, dall&#8217; idea iniziale di Lucio Stanca a Brunetta che lo aveva dovuto difendere con le unghie dal collega «accentratore» Giulio Tremonti. Sembra surreale: ci sono i soldi già assegnati, ci sono i fondi di venture capital, ci sono anche le start up visto che la maggior parte delle idee d&#8217; impresa 2.0, alcune che hanno anche raggiunto il successo internazionale, vengono presentate da ragazzi del Sud. Ciò nonostante i soldi sono spiaggiati e in lenta agonia. A sua modo, ognuna delle Sgr potrebbe essere presa come modello di cosa non funziona. C&#8217; è la grande banca (Intesa), il fondo privato con un socio pubblico come il Cnr (Quantica), la piccola realtà napoletana che in teoria dovrebbe avere il contatto maggiore con il territorio (Vertis) e anche una strana creatura come Vegagest che non aveva nessuna esperienza nel settore e che doveva operare grazie a un accordo mai ufficializzato con Gianni Lettieri, l&#8217; imprenditore sconfitto a Napoli dal sindaco De Magistris. Nessuno ha creato imprenditorialità e lavoro nonostante i soldi pubblici. Per ricordarla tutta a fare pressione per mettere le mani sulla ricca torta del fondo per il Sud, nel 2009, c&#8217; era anche la Sgr Cape Natixis guidata allora da Simone Cimino, il finanziere che voleva acquistare Termini Imerese finito nel frattempo nei guai con la giustizia. I conti: partiamo da Quantica che con 31,55 milioni pubblici e altrettanti privati (il bando prevedeva il raddoppio della somma vinta) aveva portato a casa la fetta più grande. Il fondo partecipato dal Cnr con il 36% ha già deliberato tre investimenti da circa un milione l&#8217; uno per tre società: X2tv, CrowdEngeneering e CityNews. E si è preso impegni (cioè investe se le società raggiungono milestone di fatturato o di tecnologie) di almeno altri 2-4 milioni. Risultato: 6-7, considerando anche gli assegni futuri, su 63. La Sgr di Intesa guidata da Davide Turco: ufficialmente c&#8217; è una sola operazione conclusa ma altre 3 starebbero attendendo il via libera dell&#8217; Antitrust per un impegno totale tra i 6-7 milioni sui 25 totali. Vertis, Sgr di Amedeo Giurazza che si è mossa anche insieme alla TTVenture di Giuseppe Campanella, ha investito 2,8 milioni in 4 società mentre di una quinta operazione non si conosce la cifra. Fosse anche il massimo allocabile per legge (2,5 milioni, ma è difficile) saremmo sui 5 milioni su 25. Vegagest, infine: 40 milioni. Zero operazioni annunciate. Tutto ciò che non sarà dato entro il giugno 2013 tornerà indietro. E considerando gli importi individuali massimi e le regole di ingaggio la missione Fondo per il Sud sembra impossibile: le 4 società dovrebbero trovare tra le 50 e le 60 start up in volata. Pubblico e privato bocciati. A cura di Massimo Sideri.</p>
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<p>Per meglio comprendere la natura di questo lassismo delle società SGR leggi anche</p>
<p><a href="http://www.ultimenotizie.tv/notizie-politiche/senza-calabria-e-campania-litalia-al-primo-posto.html" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">SENZA CALABRIA E CAMPANIA ITALIA AL PRIMO POSTO</span></a></p>
<p>di questo articolo ti suggeriamo di prendere visione anche del commento che riteniamo equilibrato e veritiero.</p>
<p>a cura di R. Scriptor</p>
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