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	<title>Asia &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>L’eredità di Nino Bixio nei vini della Doc Arcole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2018 16:16:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terra&Gusto]]></category>
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					<description><![CDATA[Eroe del Risorgimento al fianco di Garibaldi e già deputato del neonato Regno d&#8217;Italia, Gerolamo Bixio detto Nino torna sul campo di battaglia a Custoza nel corso della Terza guerra d&#8217;indipendenza. È l&#8217;estate del 1866 e il generale comandante del Regio esercito &#8211; pasionario non solo in guerra &#8211; incontra una nobildonna delle Venezie e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_13569" aria-describedby="caption-attachment-13569" style="width: 1170px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/poderi-bixio-1-kD5B-1170x507@IlSole24Ore-Web.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-13569" alt="poderi bixio 1-kD5B--1170x507@IlSole24Ore-Web" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/poderi-bixio-1-kD5B-1170x507@IlSole24Ore-Web.jpg" width="1170" height="507" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/poderi-bixio-1-kD5B-1170x507@IlSole24Ore-Web.jpg 1170w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/poderi-bixio-1-kD5B-1170x507@IlSole24Ore-Web-300x130.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/poderi-bixio-1-kD5B-1170x507@IlSole24Ore-Web-480x208.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/poderi-bixio-1-kD5B-1170x507@IlSole24Ore-Web-1024x443.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></a><figcaption id="caption-attachment-13569" class="wp-caption-text">Poderi Bixio</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Eroe del Risorgimento al fianco di Garibaldi e già deputato del neonato Regno d&#8217;Italia, Gerolamo Bixio detto Nino torna sul campo di battaglia a Custoza nel corso della Terza guerra d&#8217;indipendenza. È l&#8217;estate del 1866 e il generale comandante del Regio esercito &#8211; pasionario non solo in guerra &#8211; incontra una nobildonna delle Venezie e dalla relazione clandestina nasce un bambino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alfonso Bixio,</strong> riconosciuto solo dal padre, viene accolto da un orfanotrofio di Verona e poi affidato a una famiglia di possidenti a San Bonifacio. Il figlio Emilio (classe 1890) è il fondatore dell&#8217;azienda agricola di famiglia, avviata nel primo dopoguerra con l&#8217;uscita dall&#8217;economia di sussistenza, ma il primo vero imprenditore del vino è Ottavio Bixio. «Mio padre faceva il trasportatore per le Cantine Ruffo, la prima cantina di Soave, ma un evento fortuito lo ha spinto a prendere le redini dell&#8217;azienda agricola di uno dei 9 fratelli &#8211; racconta il figlio Emilio, che oggi guida la maison con i fratelli Massimo e Romina &#8211; È passato dal conferimento alla vinificazione nella seconda metà degli anni Sessanta e da lì è stata una crescita continua, dato che il Soave era allora il bianco più conosciuto in Italia e probabilmente nel mondo».</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle damigiane all&#8217;export<br />
Era il tempo del vino sfuso e, con 30 ettari vitati in zona Soave, l&#8217;azienda Bixio smerciava damigiane e fiaschi in quantità. Fino al 1985. Poi il caso del vino al metanolo ha cambiato completamente il mercato. «Chi ha avuto la forza di rinnovarsi e guardare al futuro è ripartito &#8211; conferma Bixio -. I consumatori hanno iniziato a bere meno e meglio. Noi abbiamo iniziato a imbottigliare, prima ilRecioto e qualche vino particolare, poi anche il Soave. Questo ci ha aperto le porte del primo importatore in Germania, che cercava un&#8217;alternativa italiana buona ai francesi». In meno di 6 anni la cantina Bixio passa da 20mila a 300mila bottiglie l&#8217;anno. E soprattutto spinge l&#8217;acceleratore sulle esportazioni.<br />
Oggi il mercato dei vini Bixio è decisamente internazionale: il 95% viene esportato attualmente in Usa, Nord Europa e Far East, con destinazioni in forte espansione come Giappone, Korea, Singapore. «Spingiamo anche su Hong Kong, come ponte verso la Cina &#8211; riferisce &#8211; Quest&#8217;ultimo è però un mercato strano, attento al prezzo ma con una scarsa affezione. E dopo i miei ultimi viaggi credo punteremo a diminuire la quantità e alzare la selezione sulla qualità».</p>
<p style="text-align: justify;">Tra Valpolicella e Arcole sabbiosa<br />
Oggi la produzione dai 30 ettari delle Cantina Bixio si avvicina al milione di bottiglie, ma l&#8217;85% viene distribuito in private label o sul mercato secondario del vino sfuso. Solo 150mila bottiglie escono con etichetta Bixio: 25mila di Amarone, 30mila di Ripasso, 10mila di Soave classico, di Pinot Grigio, di Cabernet e di Merlot, circa 15mila di Corvina in purezza. E poi c&#8217;è la produzione che entra nella piccola Doc Arcole, l&#8217;ultima nata nel Veronese con pochi produttori inseriti. «La Doc è nata nel 2000 e si è cercato di creare un parallelo con la Valpolicella &#8211; chiarisce Bixio &#8211; Io definisco il Nero d&#8217;Arcole ‘Amarone dell&#8217;Est veronese&#8217;, dato che si usa la stessa tecnica, ma con vitigni internazionali (Cabernet e Merlot). Abbiamo investito molto sulla denominazione: solo il primo anno, il 2007, ho lasciato ad appassire mille quintali di Merlot, che vede poi un&#8217;aggiunta di Cabernet Sauvignon inferiore al 15%. A parte la scelta infelice del nome, è un vino di livello e dal 2009 ho iniziato a lavorare sul progetto Rinero, ovvero il ripasso d&#8217;Arcole». Oggi Bixio propone sul mercato 30mila bottiglie di Nero e 30mila di Rinero. «L&#8217;Arcole è sabbiosa e famosa per gli asparagi &#8211; rimarca Bixio &#8211; e i vini nascono nella sabbia. Viaggiando nelle aree del Medoc e del Bordeaux si trovano condizioni simili: alla foce della Gironda il terreno è sabbioso e limoso, si allevano vitigni internazionali con bassa densità per ettaro. Quello è il modello che abbiamo importato in Arcole».</p>
<p style="text-align: justify;">Denxo, top di gamma per l&#8217;Asia<br />
È ancora una nicchia sotto le 4mila bottiglie, ma ogni anno in Bixio crescono di mille perché il vino piace.L&#8217;etichetta vellutata in rilievo è essenzialmente dominata dal nome: Denxo. «È nato quasi per caso, ma ci ha lasciati incantati &#8211; racconta Emilio Bixio &#8211; La vendemmia 2009 è stata ritardata e le uve Merlot, avendo un acino più piccolo della Corvina, con il caldo di fine agosto e settembre sono appassite velocemente. Ne è uscito un vino concentrato come l&#8217;olio dal frantoio».<br />
Denxo è Merlot al 90% e 10% di un autoctono non dichiarato. Viene vinificato con un processo ad hoc, dato che la fermentazione è resa difficile dall&#8217;elevata concentrazione. “Usiamo lieviti aggressivi, selezionati dal Sud Italia &#8211; riferisce Bixio, che è anche l&#8217;enologo in azienda (con un supporto interno) &#8211; La vinificazione è in acciaio, poi fa un anno in tonneau nuovi e, dopo un riassemblaggio, ancora un anno di legno». Denxo ha mercato attualmente soprattutto in Svizzera e Scandinavia, ma Hong Kong e Shangai sono nel mirino.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/food/2018-08-17/l-eredita-nino-bixio-vini-doc-arcole-112615.shtml?uuid=AEuq93bF" target="_blank">Il Sole 24Ore</a> di <a href="http://argomenti.ilsole24ore.com/giambattista-marchetto.html" rel="author">Giambattista Marchetto</a></p>
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		<title>Cina: il grande malato dell&#8217;Asia del nuovo millennio. Ecco servita l&#8217;Apocalisse!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2015 15:02:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[avvelenamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Governo cinese inizia a pagare il conto della sua politica di espansione &#8220;a tutti i costi&#8221;. I cittadini si ribellano al Governo, la mortalità prematura ha raggiunto livelli altissimi e i cittadini cinesi scrivono sui social che vorrebbero vedere fucilati i responsabili di questa politica che oggi rende impossibile la vita umana. Un&#8217;ampia parte [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9941" aria-describedby="caption-attachment-9941" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/cina-inquinata.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-9941" alt="cina-apocalisse-avvelenamento" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/cina-inquinata.jpg" width="800" height="516" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/cina-inquinata.jpg 800w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/cina-inquinata-300x193.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/cina-inquinata-418x270.jpg 418w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9941" class="wp-caption-text">L&#8217;Apocalisse in Cina &#8211; Aria 50 volte oltre il limite massimo previsto da OMS</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Il Governo cinese inizia a pagare il conto della sua politica di espansione &#8220;a tutti i costi&#8221;. I cittadini si ribellano al Governo, la mortalità prematura ha raggiunto livelli altissimi e i cittadini cinesi scrivono sui social che vorrebbero vedere fucilati i responsabili di questa politica che oggi rende impossibile la vita umana.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;ampia parte del territorio cinese è immersa in una soffocante cappa di smog &#8211; riporta Asca &#8211; dovuta a livelli di particolati nocivi, quasi <strong>50 volte superiori ai livelli massimi</strong> previsti dall&#8217;Organizzazione mondiale della sanità, livelli tossici mai registrati in precedenza. Il problema cronico dell&#8217;inquinamento in Cina è stato collegato da più parti a centinaia di migliaia di morti premature ed è diventato uno dei motivi più diffusi di ostilità nei confronti del governo di Pechino.</p>
<p style="text-align: justify;">Non stupisce quindi la rabbia degli abitanti contro le autorità governative. Furiosi soprattutto i commenti online. &#8220;Se le aziende che forniscono il riscaldamento nelle città comprano carbone di bassa qualità ma a basso costo <strong>i responsabili vanno immediatamente scoperti e i loro capi fucilati&#8221;</strong>, si legge in un post. &#8220;Anche la Svezia ha riscaldamenti centralizzati. Perché non respirano la stessa aria pestilenziale?&#8221;, si legge in un altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti lamentano una risposta inefficace, se non risibile, da parte delle autorità di fronte all&#8217;emergenza. &#8220;Viviamo nel Paese dei balocchi o nei giorni dell&#8217;apocalisse?&#8221;, si legge su un account twitter mentre le richieste di intervento agli uffici della Protezione civile di Shenyang, una delle località più colpite dove vivono otto milioni di persone, non hanno ricevuto risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul web i commenti si concentrano su un tema ricorrente. Qualsiasi sarà l&#8217;intervento del governo contro l&#8217;inquinamento atmosferico sarà, sempre e comunque, troppo poco e troppo tardi. Ogni anno è sempre la stessa storia, ripetono i cittadini cinesi esasperati. Un blogger ha scritto: &#8220;L&#8217;inquinamento atmosferico ha reso le malattie croniche sempre più diffuse, stiamo diventano il grande malato dell&#8217;Asia del Nuovo millennio&#8221;.</p>
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		<title>Datagate: &#8220;niente è come appare&#8221;. L&#8217;Intelligence è intelligente sempre</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2013/10/datagate-niente-e-come-appare-lintelligence-e-intelligente-sempre/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Oct 2013 09:32:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli / grrg.eu / Poco più di quarant’anni fa, nel giugno 19671, il New York Times iniziò la pubblicazione deiPentagon’s Papers, i documenti segreti del Pentagono, cioè del ministero della Difesa americano, aventi per oggetto la guerra del Vietnam che si trascinava ormai da otto anni e stava spaccando l’opinione pubblica. Quei documenti rivelarono che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_6493" aria-describedby="caption-attachment-6493" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="intelligence" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence1.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-6493" title="intelligence" alt="Datagate: l'Intelligence che vince sempre e comunque" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence1.jpg" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence1.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence1-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence1-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6493" class="wp-caption-text">Datagate: l&#8217;Intelligence che vince sempre e comunque</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli / grrg.eu /</p>
<p style="text-align: justify;">Poco più di quarant’anni fa, nel giugno 19671, il <em>New York Times</em> iniziò la pubblicazione dei<em>Pentagon’s Papers</em>, i documenti segreti del Pentagono, cioè del ministero della Difesa americano, aventi per oggetto la guerra del Vietnam che si trascinava ormai da otto anni e stava spaccando l’opinione pubblica. Quei documenti rivelarono che ben quattro amministrazioni – due repubblicane e due democratiche – avevano mentito e rafforzarono l’avversione pubblica alla guerra che, infatti, il presidente Nixon – che aveva autorizzato numerose operazioni segrete contro il Vietnam del Nord – decise di chiudere, lasciando il Vietnam del Sud al suo destino, ma a sua volta ne subì le conseguenze perché la stampa rivelò lo scandalo Watergate che alla fine lo costrinse alle dimissioni. Le due vicende, negli anni immediatamente successivi, confluirono nelle polemiche  venute alla luce tra il Pentagono (militari) e la Cia, che proprio sulla guerra del Vietnam avevano avuto divergenze, mentre per quanto riguarda il Watergate le polemiche riguardarono la Cia e l’Fbi e le loro attività legate all’azione governativa. Nel 1975-76 una speciale commissione del Congresso, presieduta dal senatore democratico Frank Church, indagò e tra le sue conclusioni che fecero più effetto in Europa ci furono le rivelazioni sulle pressioni  esercitate sistematicamente  da parte di aziende militari americane per vendere armi in Europa, Asia e Medioriente. La fase discendente della credibilità dell’intelligence americana culminò nel 1979 quando, in Iran, l’ambasciata americana fu posta sotto assedio dai pasdaran dell’ayatollah Komeyni.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante le tre successive presidente repubblicane, con Ronald Reagan (eletto nel 1980 e rieletto nel 1984) e George Bush Sr. (eletto nel 1988 e già ex direttore della Cia), <strong>l’intelligence americana si riprese anche in coincidenza con il progressivo collasso dell’Urss</strong>, il “nemico”. Allo stesso tempo, gli Usa restarono l’unica superpotenza. Ma la loro immagine, e quella dell’intelligence, subirono un improvviso e inaspettato colpo l’<strong>11 settembre 2001</strong>, cui seguì, inevitabilmente, un’ondata di polemiche contro i servizi segreti che non erano stati capaci di prevenirlo, forse a causa di un generale rilassamento seguito alla fine della Guerra fredda.  Giro di vite, riforme, dichiarazione di guerra al terrorismo “da colpire in qualsiasi parte del mondo”, guerra in Afghanistan e in Iraq, forte spinta sulle capacità tecnologiche e potenziamento della Nsa, l’agenzia di informazioni del Pentagono, protagonista delle ultime vicende dallo scorso giugno per la fuga, con documenti, di Snowden. Ma già dal 2010, Wikileaks aveva iniziato a diffondere centinaia di migliaia di documenti, questa volta principalmente comunicazioni delle sedi diplomatiche americane con pepati giudizi su leader esteri (di fatto era colpita l’intelligence del Dipartimento di Stato, cioè del ministero degli Esteri).</p>
<p style="text-align: justify;">Sintetizzata così una storia che in realtà è ben più complessa, <strong>sembra di assistere a una guerra tra i principali servizi d’intelligence americani</strong>, nella quale, tuttavia, entrano come comprimari i servizi di altri importanti Paesi. Parallelamente, si può scorgere, come in filigrana, <strong>un’altra guerra: quella contro la tendenza ad un particolare rafforzamento del ruolo della Presidenza</strong>: in un modo o nell’altro, da Nixon in poi, e nonostante la “popolarità” di presidenti come Reagan, Clinton e lo stesso Obama, di fatto il contropotere del Congresso ha riguadagnato posizioni nella<em>balance of power</em> degli Stati Uniti. Sotto un altro punto di vista, <strong>l’istituzione americana che, negli ultimi trent’anni, si è tendenzialmente rafforzata è stata la Fed; a seguire, e in parallelo, la Corte Suprema</strong>.  Ciò significa che la leadership mondiale conquistata dagli Usa con e dopo la Seconda guerra mondiale sta producendo una serie di contraccolpi all’interno del Paese che, da solo, produce oltre un quinto del Pil mondiale. In realtà poco emerge in superficie ma, se questa trema, è evidente che, in profondità, si è prodotto qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Seguendo la cronaca, emerge la <strong>difficoltà a riprendere il controllo della situazione</strong>. Sembra essersi scatenata una guerra di tutti contro tutti, che ha i due poli negli Usa e in Europa. Che terzi cerchino di approfittarne rientra nell’ordine delle cose, come l’episodio – da confermare – dello spionaggio russo nei confronti dei partecipanti al G-20 di San Pietroburgo. Del resto è noto che i congressi internazionali sono un’occasione d’oro per fare spionaggio. Qualche mese fa, i servizi segreti della Russia sembra che abbiano ordinato un certo numero di macchine da scrivere tradizionali, che non rilasciano segnali elettronici.</p>
<p style="text-align: justify;">James Clapper, capo della Dni (Office of the Director of National Intelligence), che è la struttura che sovrintende tutte le agenzie di intelligence americane, ha dichiarato che “anche i nostri alleati europei spiano i leader e i servizi d’intelligence americani”. Come dire che tutti spiano tutti. E il capo della Nsa, Keitt Alexander, ha detto: “Non abbiamo raccolto noi le informazioni sui cittadini europei ma questi dati erano forniti dai nostri partner europei”. Ovvero: <strong>erano gli stessi servizi europei a fornire a quelle americani informazioni e intercettazioni.</strong> Il che è senza dubbio vero per quanto riguarda il normale scambio di informazioni, e in particolare per quelle che riguardano la lotta al terrorismo o ad attività criminali. Ma forse non è tutta la verità e, probabilmente, Alexander intendeva qualcosa di più e questo scatenerà, all’interno dei servizi europei, la <strong>caccia ai funzionari tropo zelanti nei confronti dei colleghi americani</strong>. L’Ansa riferisce che “qualificate fonti” dei servizi italiani, commentando le dichiarazioni di Alexander, hanno detto che l’intelligence italiana non ha mai scambiato dati relativi a cittadini italiani con agenti americani.</p>
<p style="text-align: justify;">Per fare ualcosa, il presidente Obama, preso in giro perché nulla sapeva, ha ordinato alla Nsa di “limitare le intercettazioni nella sede della Nazioni Unite a New York”, dove è ben noto che tutti spiano tutti. Una mossa che non basta a calmare le critiche che gli vengono proprio dalle strutture dell’intelligence, come ha scritto il <em>Los Angeles Times</em>, che su questi temi è sempre bene infornato. Una fonte autorevole avrebbe detto: “Barack Obama ci ha scaricato, ci ha abbandonato al nostro destino, prendendo le distanze dallo scandalo Nsa”, proseguendo: “Il presidente potrebbe non aver ricevuto briefing sullo spionaggio dei leader, come dice la Nsa. Ma il Consiglio Nazionale della Sicurezza della Casa Bianca sapeva esattamente cosa stesse accadendo, sostenere il contrario è ridicolo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono stati il <em>Corriere della sera</em> e <em>La Stampa</em> a rivelare che, al vertice di San Pietroburgo, i russi avevano regalato ai leader mondiali chiavette Usb per intercettare i contenuti dei loro cellulari e computer. Aggiungono che i primi sospetti sono venuti al presidente dell’Ue, Herman Van Rompuy, il quale ha avvertito i servizi di sicurezza europei e incaricato quelli tedeschi di esaminare queste chiavette. Secondo il <em>Corriere</em>, ”l’esito delle prime analisi è positivo”. Questo vuol dire che la Ue, oltre a prendersela con gli Usa, intende prendersela anche con la Russia? Intanto, la Commissione della Ue ha reagito con un “No comment” alle notizie pubbliche dai due giornali italiani, che di sicuro non sono state gradite, ma ha ammesso che “sono in corso le verifiche”.  Ovviamente i russi hanno parlato di “un chiaro tentativo di sviare l’attenzione da un problema realmente esistente, l’attività di spionaggio Usa oggetto di discussione ora tra le capitali europee e Washington”: così ha detto Dmitri Peskov, portavoce di Putin, che ha parlato di un’ipotesi “che non esiste”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il presidente del Consiglio italiano, Enrico Letta, ha dato mandato al sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per la sicurezza della Repubblica, Marco Minniti, di convocare per giovedì prossimo, 31 ottobre, alle ore 10.00, il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (Cisr). All’ordine del giorno, questioni inerenti alla sicurezza delle telecomunicazioni, alla luce del caso Datagate e delle rivelazioni sullo scorso G20. A sua volta, il Direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), ambasciatore Giampiero Massolo, ha riferito sugli sviluppi della vicenda Datagate, rispondendo alle numerose domande dei componenti del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Questa la linea di Massolo: Sì a chiarezza e regole con Usa; piena adesione dei servizi segreti italiani all’iniziativa europea di fare chiarezza sulla vicenda Datagate e stabilire regole future per la collaborazione con gli Stati Uniti, come chiesto dall’ultimo Consiglio europeo. Il sottosegretario Minniti, parlando del Datagate, ha detto che “l’intelligence non può essere una foresta in cui tutto è permesso e non è vero che il fine giustifica i mezzi: se i mezzi non sono corretti anche il fine viene inficiato”. Ha aggiunto: “Garantisco sulla correttezza, lealtà e funzione positiva dell’intelligence italiana”, ma ha ammesso che “è evidente che c’è un problema che riguarda l’intelligence Usa ed il rapporto tra questo mondo e l’Europa”. Infine il Copasir chiederà di ascoltare in audizione Glenn Greenwald, il giornalista del Guardian autore delle rivelazioni sul Datagate.</p>
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