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	<title>arresti &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>‘Ndrangheta, 35 arresti. Il procuratore Gratteri accostato a Falcone in una intercettazione: “Morto che cammina”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2019 15:25:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
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					<description><![CDATA[“Un morto che cammina”. Per le cosche crotonesi, il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri era come Giovanni Falcone. L’accostamento è esplicito ed emerge dalle intercettazioni registrate dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta “Malapianta” che stamattina ha portato all’arresto di 35 persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di droga, estorsione, usura, porto illegale di armi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14152" aria-describedby="caption-attachment-14152" style="width: 1300px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-14152" alt="Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro  Nicola Gratteri" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri.png" width="1300" height="536" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri.png 1300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri-300x123.png 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri-480x197.png 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri-1024x422.png 1024w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14152" class="wp-caption-text">Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">“Un morto che cammina”. Per le cosche crotonesi, il procuratore della Repubblica di Catanzaro <strong>Nicola Gratteri </strong>era come <strong>Giovanni Falcone.</strong> L’accostamento è esplicito ed emerge dalle intercettazioni registrate dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta “Malapianta” che stamattina ha portato all’arresto di 35 persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di droga, estorsione, usura, porto illegale di armi e intestazione fittizia di beni.</p>
<p style="text-align: justify;">Una “potentissima locale di ‘ndrangheta smantellata” a Crotone dove il boss di San Leonardo di Cutro Alfonso Mannolo e i suoi sodali avevano timore sia del procuratore Gratteri sia delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Chi si pentiva, per i boss faceva una scelta “vergognosa”: <i>“Ha fatto altre dichiarazioni?”</i>. “<i>Dice che sta cantando a ruota libera… così mi hanno detto”. </i>Capicosca e luogotenenti del clan avevano paura di essere arrestati e, nei loro discorsi, commentavano l’operato di Gratteri apostrofandolo con frasi ingiuriose (“Questo è un figlio di p….”). Più inquietanti, invece, le considerazioni di disprezzo in cui il procuratore di Catanzaro è stato accostato a Giovanni Falcone. “Un morto che cammina” è la frase intercettata durante una conversazione che, però, – è scritto nel provvedimento di fermo – non contemplava alcuna concreta progettazione, né tanto meno costituiva prova di una concertazione volta a pianificare un attentato nei confronti del procuratore Gratteri”.</p>
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<div id="viralize-native-p4blbeuhgpo">Il blitz dell’operazione “Malapianta” è scattato stamattina all’alba quando la guardia di finanza ha eseguito un provvedimento di fermo firmato dal procuratore Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Luberto e dai pm Paolo Sirleo, Antonio De Bernardo e Domenico Guarascio. In carcere è finito Alfonso Mannolo, 80 anni, considerato dagli inquirenti “il capo indiscusso dell’omonimo sodalizio mafioso” legato anche alla famiglia dei Grandi Aracri.</div>
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<p style="text-align: justify;">Per gli inquirenti, “la sua caratura criminale – è scritto nel provvedimento di fermo – appare manifesta ben oltre il notorio, quale essere il vero referente del comprensorio di San Leonardo di Cutro. La sua indiscussa carica ‘ndranghetistica ne fa uno dei principali protagonisti della ‘ndrangheta crotonese. Pianifica le estorsioni nei confronti delle diverse strutture turistiche del litorale crotonese, attua il reimpiego dei capitali lucrati dalla consorteria, discute della politica criminale della locale di ndrangheta con gli altri referenti della provincia quali Nicolino Grande Aracri”. Stando all’inchiesta, nonostante i suoi 80 anni, era attivo nel settore dell’usura che curava personalmente implementando la “bacinella” della cosca. Inoltre Alfonso Mannolo si recava “presso i domicili degli imprenditori vessati dalla consorteria spendendo chiaramente la matrice ‘ndranghetistica del sodalizio”. In manette anche i suoi figli, Dante e Remo <wbr />Mannolo di 51 e 47 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Stando a una vecchia informativa finita agli atti del processo “Stige”,  la famiglia Mannolo gestirebbe attualmente una ditta che si occupa della distribuzione del caffe ‘Santos Caffè’ e alcuni distributori di benzina, oggi sequestrati dalla Guardia di finanza. Alcune intercettazioni, inoltre, registrate dalla Dda in recenti inchieste, dimostrerebbero il coinvolgimento della cosca in affari legati alla droga. Per eseguire il provvedimento di fermo sono sono stati impiegati oltre 250 militari delle fiamme gialle di Crotone e dello Scico.</p>
<p style="text-align: justify;">Al Gr1, il procuratore Gratteri ha dichiarato che “alcune famiglie di ‘ndrangheta controllavano il respiro di un intero territorio della provincia di Crotone, l’indagine ne ha svelato i loro interessi. Avevano controllo assoluto sul territorio e chiedevano la tangente a tutti gli operatori turistici di quell’area, sottoponendoli anche a usura; rilevavano tutte le attività commerciali al punto che oggi abbiamo sequestrato diversi distributori di benzina, alberghi, ristoranti e bar. Vendevano cocaina in cinque regioni d’Italia e all’estero”. Il traffico di sostanze stupefacenti (hashish, cocaina ed eroina) era certamente tra i più redditizi per i Mannolo che acquistavano la droga dai clan di Reggio Calabria e Vibo Valentia. A Crotone c’era la base operativa dello spaccio. Nel quartiere di via Acquabona, infatti, la cosca aveva il suo “fortino” dove risiedono centinaia di persone appartenenti al gruppo degli “zingari”. Case abusive e vialetti stretti dove le donne e i bambini venivano utilizzati come vedette per lo spaccio.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo droga e usura. Storicamente attiva nel settore del traffico di sigarette, la “locale” di San Leonardo di Cutro dettava legge anche per quanto riguarda la gestione dei villaggi turisticiattraverso “una costante quanto pesantissima vessazione posta in essere con l’imposizione di proventi estorsivi, di assunzioni di lavoratori vicini alla consorteria ‘ndranghetista nonché di fornitori di beni e servizi anch’essi graditi alle cosche annullando, di fatto, ogni forma di libero mercato e di concorrenza”. Le regole erano chiare: i proprietari delle strutture ricettive dovevano subire l’estorsione di denaro contante per milioni di euro o affidare alla cosca la gestione di manodopera, forniture e manutenzioni: “Un progetto delinquenziale condiviso dalle consorterie operanti nella ‘circoscrizione’ criminale di Cutro” che, nel tempo, sono riuscite a imporre la loro assoluta egemonia in relazione a qualsivoglia aspetto delle attività connesse alla gestione di alberghi e villaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">I sospetti dei pm sono stati riscontrati anche dalle dichiarazioni di alcuni imprenditori come Giovanni Notarianni, titolare della società che gestisce il villaggio “Porto Kaleo”. Fino al 2013 è stato stritolato dalla cosca. Quando ha smesso di pagare, sono iniziate le intimidazioni. Nel 2001 Notarianni fu costretto a pagare 250mila euro “una tantum” ad Alfonso Mannolo che impose anche una “tassa mensile” corrispondente a 2mila euro per i servizi di “sicurezza e guardiania”. Cinque mila euro annui, invece, doveva versarli per le “cure termali” del boss. Con l’operazione “Malapianta”, la Guardia di finanza ha sequestrato beni e società per 30 milioni di euro. Durante la conferenza stampa, il procuratore capo Gratteri che “la ‘locale’ di San Leonardo di Cutro può sembrare piccola, insignificante, e invece già negli anni ’70 Cosa Nostra aveva impiantato in quel territorio una raffineria per la lavorazione e la produzione dell’eroina: questo a conferma della credibilità criminale di questa organizzazione, perché vuol dire che già a quel tempo c’era una struttura ben radicata, al punto da confrontarsi con la Cosa Nostra di quegli anni, che non è quella di oggi ma è quella che dominava gran parte del territorio nazionale e persino negli Stati Uniti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha affermato: “Trentacinque arresti per ‘ndrangheta a Crotone: grazie alle Guardia di Finanza, che ha messo in campo più di 250 uomini. Continua la pulizia, contro clan e delinquenti vari. E presto, col decreto sicurezza bis, avremo nuovi strumenti per combattere scafisti, mafiosi e delinquenti che aggrediscono le forze dell’ordine. Dalle parole ai fatti!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte Il Fatto Quotidiano</p>
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		<title>Migranti: Catanzaro, così si lucrava sull&#8217;accoglienza. 2 arresti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jul 2017 17:59:12 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/catanzaro-migranti-arresti.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-12497" alt="catanzaro-migranti-arresti" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/catanzaro-migranti-arresti.jpg" width="1024" height="682" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/catanzaro-migranti-arresti.jpg 1024w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/catanzaro-migranti-arresti-300x199.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/catanzaro-migranti-arresti-405x270.jpg 405w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><br />
Un anno e mezzo fa aveva denunciato due rifugiati ospiti nel suo centro di accoglienza a<b> Feroleto Antico</b>, in provincia di Catanzaro, facendoli arrestare per violenza ed estorsione. Una notizia finita su tutti i giornali nazionali, con accuse e strumentalizzazioni. Ma non era vero e i due ragazzi nigeriani a settembre sono stati assolti. Notizia passata nel silenzio dei media. Ieri l’imprenditore di Lamezia Terme,<b> Salvatore Lucchino</b>, gestore da anni di centri per immigrati con la <strong>cooperativa Gianal </strong>è stato arrestato per corruzione assieme alla <strong>funzionaria della prefettura di Catanzaro</strong>,<b> Nerina Renda</b>, alla quale era legato sentimentalmente, che lo avrebbe favorito nei suoi affari, approfittando del suo ruolo proprio al settore immigrazione e rifugiati, in cambio di un immobile e di denaro per realizzare un B&amp;B. Mentre i migranti, come scrive il gip Carlo Saverio Ferraro, vivevano «in condizioni igieniche precarie».</p>
<p style="text-align: justify;">Una situazione più volte segnalata dal mondo del volontariato. «È una storia vecchia – commenta<b> Marina Galati,</b> della Comunità Progetto Sud di Lamezia Terme, fondata da<b> don Giacomo Panizza</b> –. Quando i nostri rappresentanti nel coordinamento degli Sprar presso la prefettura ne parlavano male lei diceva di essere andata e che era tutto a posto». Ed è proprio quanto accertato dall’inchiesta condotta dal pm<b> Paolo Petrolo, </b>del gruppo reati contro la pubblica amministrazione coordinato dal procuratore aggiunto, <b>Giovanni Bombardieri.</b> Secondo l’accusa della procura di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, la Renda avrebbe «esercitato la propria funzione pubblica in modo strumentale al perseguimento di interessi privati, in particolare con lo scopo di consentire a Lucchino l’instaurazione di un rapporto convenzionale con la Prefettura». Aveva cominciato con l’emergenza Nordafrica arrivando ad ospitare quasi 200 persone. Poi col Cas invece aveva dovuto &#8216;accontentarsi&#8217; di 80. In condizioni pessime come accertato nel marzo 2016 dagli attivisti della campagna &#8216;Lasciate-CIEentrare&#8217; che avevano raccolto le testimonianze drammatiche dei migranti: «Viviamo come schiavi». Mentre Lucchino aveva assicurato che godevano di un’ottima accoglienza, e di fronte alla contestazione che mancavano le lenzuola e gli ospiti vestivano anche a marzo con infradito e abiti estivi, aveva risposto che era un’abitudine dei migranti dormire senza lenzuola, mentre quel modo di vestire era una loro volontà. I magistrati sottolineano che era proprio la funzionaria ad occuparsi dell’ispezione necessaria ad ottenere il via libera all’apertura del centro e dei successivi controlli. Quei verbali, secondo l’accusa, avrebbero contenuto solo riferimenti «volutamente generici e sostanzialmente positivi», omettendo «aspetti che risultavano assolutamente negativi». In effetti un successivo sopralluogo, effettuato da Vigili del fuoco e Asp, avrebbe fatto emergere una realtà del tutto differente: «Condizioni igieniche precarie, mancanza di dispositivi antincendio, di illuminazione di emergenza e l’esistenza di cucine da campo collegate a bombole di gas». Una situazione che ha portato la Prefettura a sospendere un nuovo appalto in cui la cooperativa aveva ottenuto il punteggio migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune intercettazioni telefoniche sono molto esplicite. È la stessa Renda a raccontare quanto promessole da Lucchino: «Lui è arrivato a dirmi &#8230; &#8216;non appena adesso mi arrivano i soldi &#8230; vi pago tutte le spese per il B&amp;B &#8230; la villetta la faccio lo stesso e la intesto a te». In altre conversazioni emerge come la funzionaria mostrava non solo di agire in maniera occulta per nome e per conto della cooperativa del compagno, ma anche la sua volontà di mantenere il suo ruolo in Prefettura dove era «necessario spingere per determinate cose». «Questa vicenda conferma la nostra preoccupazione – commenta <strong>Federico Gelli, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza</strong> –. Per questo abbiamo appena istituito un gruppo di lavoro per il monitoraggio e la verifica sulle modalità di affidamento e di gestione dei centri di accoglienza, sulla base delle informazioni delle prefetture. Abbiamo cominciato con la Toscana e a settembre avremo il quadro completo, che verrà aggiornato in tempo reale. Poi passeremo a tutta l’Italia».</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte Avvenire</p>
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		<title>Catanzaro, anziana malata di Sla maltrattata in clinica. Lei denuncia via mail: nove arresti tra medici e infermieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jul 2017 17:56:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Maltrattavano una donna malata di Sla. L’hanno chiamata “Urla silenziose” ed è l’inchiesta che oggi ha portato all’arresto di nove persone tra cui un medico, diversi infermieri e operatori socio-sanitari della casa di cura San Vitaliano di Catanzaro, una struttura privata convenzionata con il servizio sanitario nazionale, specializzata nel trattamento delle malattie neuromuscolari – Sla e neurodegenerative. La casa di cura, di cui è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/clinica-sanvitaliano-catanzaro.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-12436" alt="clinica-sanvitaliano-catanzaro" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/clinica-sanvitaliano-catanzaro.jpg" width="981" height="737" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/clinica-sanvitaliano-catanzaro.jpg 981w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/clinica-sanvitaliano-catanzaro-300x225.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/clinica-sanvitaliano-catanzaro-359x270.jpg 359w" sizes="(max-width: 981px) 100vw, 981px" /></a><br />
Maltrattavano una donna malata di <strong>Sla</strong>. L’hanno chiamata “<strong>Urla silenziose</strong>” ed è l’inchiesta che oggi ha portato all’<strong>arresto di nove persone</strong> tra cui un medico, diversi infermieri e operatori socio-sanitari della <strong>casa di cura</strong> <strong>San Vitaliano di Catanzaro</strong>, una struttura privata convenzionata con il <strong>servizio sanitario nazionale</strong>, specializzata nel trattamento delle malattie neuromuscolari – Sla e neurodegenerative.</p>
<figure id="attachment_12360" aria-describedby="caption-attachment-12360" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12360" alt="Il Procuratore Nicola Gratteri" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12360" class="wp-caption-text">Il Procuratore Nicola Gratteri</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">La casa di cura, di cui è proprietario il <strong>gruppo Citrigno</strong>, è al centro di un’indagine della sezione di polizia giudiziaria del <strong>Nisa </strong>e della <strong>Polizia di Stato</strong>. Su richiesta del procuratore <strong>Nicola Gratteri</strong>, dell’aggiunto <strong>Vincenzo Luberto</strong> e del sostituto <strong>Stefania Paparazzo</strong>, il gip <strong>Barbara Saccà</strong> ha disposto gli arresti domiciliari per gli indagati accusati <strong>maltrattamenti</strong> nei confronti di una paziente malata di <strong>Sla</strong> che negli ultimi cinque anni aveva sporto numerose denunce. I magistrati contestano al medico e gli infermieri anche le aggravanti dell’aver agito per <strong>motivi abbietti</strong>, ovvero per dispetto o per ritorsione a causa delle continue richieste di assistenza da parte della paziente, <strong>abusando dei poteri</strong> e violando i doveri inerenti alla loro funzione.</p>
<p style="text-align: justify;">La vittima è una donna, completamente paralizzata, che non aveva parenti o amici contrariamente alla maggior parte dei pazienti del reparto. Tuttavia, secondo gli inquirenti, è “una persona <strong>assolutamente vigile </strong>e percepisce coscientemente gli atti di scherno posti in essere nei suoi confronti”.  L’unico strumento a sua disposizione per comunicare con l’esterno era un computer da cui poteva inviare mail. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/13/catanzaro-malata-di-sla-offesa-e-maltrattata-in-clinica-puzzi-come-un-asino-qui-mi-stanno-ammazzando/3726730/" target="_blank">Ed è così che si è rivolta all’autorità giudiziaria denunciando le continue <strong>condotte vessatorie </strong>di cui è stata vittima.</a></p>
<p style="text-align: justify;">Avviata le indagini, le <strong>intercettazioni ambientali</strong> disposte dalla Procura di Catanzaro sono riuscite a dimostrare quanto segnalava la paziente.  Tre anni di indagini e filmati nei quali si vede la donna rimproverata con “<strong>cinismo ed insensibilità</strong>”. Per i pm, la paziente ha subito “<strong>comportamenti persecutori</strong>, vessatori, a volte aggravati da rabbiosi insulti, posti in essere da parte di alcuni operatori sanitari del centro clinico”.  Tra le gravissime condotte perpetrate nei suoi confronti c’è lo <strong>spegnimento dell’audio</strong> del comunicatore. Oppure le spostavano semplicemente <strong>il monitor</strong>, così impedendo al lettore ottico di intercettare le sue pupille.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo, la paziente veniva privata non solo della sua voce ma anche della possibilità di impiegare il suo tempo attraverso attività quali <strong>la lettura</strong>, le ricerche su internet, <strong>telefonare ad un amico </strong>o ad un parente, leggere e scrivere e-mail.  Senza quel dispositivo elettronico posto di fronte al suo viso, la casa di cura “San Vitaliano” diventava per lei <strong>una sorta di prigione</strong> dove era costretta, inerme nel suo letto, a fissare una parete, nella piena consapevolezza di non poter comandare al suo corpo altro movimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il comportamento degli indagati, quindi, ha imposto alla paziente  un regime di vita “<strong>doloroso e mortificante</strong>”, tale da cagionarle frequenti <strong>crisi di pianto </strong>e da impedirle, a seguito della privazione del dispositivo elettronico, di comunicare in qualsiasi modo, di svolgere le uniche attività possibili per la persona offesa e, soprattutto, comunicare con gli operatori e, finanche, di chiedere assistenza.  Secondo gli inquirenti, gli operatori sanitari “hanno agito con <strong>inciviltà</strong>, <strong>mancanza del sentimento di umanità e assoluta mancanza di rispetto delle regole dello Stato</strong> e in particolare di quelle regole che guidano l’esercizio della professione sanitaria”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le persone arrestate</strong> sono  Emanuela Caporale, 41 anni, di Lamezia Terme; Denisia Elena Rosu, 39 anni, nata in Romania e residente a Catanzaro; Giacinto Muraca, 38 anni, di Catanzaro; Tonino Bria, 35 anni, nato Cosenza ma residente a Luzzi; Antonio Di Bari, 29 anni, di Cosenza; Giovanni Presta, 55 anni, di San Lucido; Donatella Folino Gallo, 29 anni, di Soveria Mannelli; Caterina Ester, 30 anni, nata a Cosenza e residente a Rota Greca; Giuseppe Rotundo, 39 anni, di Catanzaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte Il Fatto Quotidiano &#8211; servizio a cura di Lucio Musolino</p>
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		<title>Corruzione: si scatena tempesta giudiziaria sulla GdF, sotto inchiesta due comandanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jun 2014 16:41:48 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[fabio massimo mendella]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; Roma, 11 giu 2014 &#8211; Dalla Procura di Napoli s&#8217;alza vento di tempesta sulla Guardia di Finanza: indagati due comandanti, uno dei quali gia&#8217; posto agli arresti. Si tratta del comandante provinciale della GdF di Livorno, il colonnello Fabio Massimo Mendella, arrestato insieme al commercialista napoletano Pietro De Riu, con l&#8217;accusa di concorso in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_7846" aria-describedby="caption-attachment-7846" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/arresti-guardia-di-finanza.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-7846" alt="arresti-guardia-di-finanza" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/arresti-guardia-di-finanza.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/arresti-guardia-di-finanza.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/arresti-guardia-di-finanza-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/arresti-guardia-di-finanza-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7846" class="wp-caption-text">Arrestati finanzieri dalla Magistratura di Napoliguardia di finanza</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma, 11 giu 2014 &#8211; <strong>Dalla Procura di Napoli s&#8217;alza vento di tempesta sulla Guardia di Finanza:</strong> indagati due comandanti, uno dei quali gia&#8217; posto agli arresti. Si tratta del <strong>comandante provinciale della GdF di Livorno</strong>, il <strong>colonnello Fabio Massimo Mendella,</strong> arrestato insieme al c<strong>ommercialista napoletano Pietro De Riu,</strong> con l&#8217;accusa di concorso in concussione per induzione e rivelazione del segreto d&#8217;ufficio, e del <strong>generale Vito Bardi,</strong> comandante in seconda della GdF, iscritto nel registro degli indagati nell&#8217;ambito della stessa inchiesta, operazione chiamata &#8221;Last Door&#8221;. In particolare, il colonnello Mendella, secondo la Procura di Napoli, tra il 2006 e il 2012 &#8211; quando era responsabile del settore verifiche al Comando provinciale della GdF di Napoli &#8211; tramite De Riu <strong>avrebbe incassato insieme ad altre persone</strong> (in corso di identificazione) <strong>oltre un milione di euro da vari imprenditori napoletani come &#8221;compenso&#8221;</strong> <strong>per evitare verifiche ed accertamenti fiscali</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il 2012 Mendella fu trasferito al Comando provinciale di Roma e, secondo l&#8217;ipotesi investigativa, in occasione di questo trasferimento sarebbe stata trasferita anche la sede della societa&#8217; holding (la Gotha spa) oggetto di una verifica &#8221;pilotata&#8221;, poi effettivamente svolta dal gruppo di sezioni coordinate dal colonnello Mendella. Quanto a Bardi, il generale risulta indagato, stando a quanto si e&#8217; appreso, per una ipotesi di corruzione relativa a presunte tangenti pagate da due imprenditori per ottenere verifiche fiscali addomesticate. Allo scopo di verificare l&#8217;ipotesi accusatoria e raccogliere materiale utile agli accertamenti investigativi, gli inquirenti hanno disposto la perquisizione della casa e degli uffici del generale Bardi. Le indagini &#8211; che sono state svolte sotto il coordinamento della II Sezione dei reati contro la Pubblica amministrazione e condotte dalla Digos della <strong>Questura di Napoli</strong> con l&#8217;ausilio della <strong>Direzione centrale di Polizia criminale</strong>, del <strong>Comando provinciale e del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Roma</strong> &#8211; sotto tuttora in pieno svolgimento e mirano ad accertare eventuali altri elementi utili per la ricostruzione dei fatti.</p>
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		<title>La Storia non si fa con i SE. Ma la politica si. Analisi di Alessandro Corneli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jun 2014 21:47:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
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		<category><![CDATA[arresti]]></category>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli / È il caso di ripensare il celebre detto secondo i il quale “la storia non si fa con i SE”. Perché, trascorso un po’ di tempo, sono i fatti della politica a diventare storia, e non si può tornare indietro, questo è certo. Ma quei fatti, prima di diventare tali, erano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_7819" aria-describedby="caption-attachment-7819" style="width: 702px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mose.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-7819" alt="mose-venezia-arresti" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mose.jpg" width="702" height="412" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mose.jpg 702w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mose-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mose-460x270.jpg 460w" sizes="auto, (max-width: 702px) 100vw, 702px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7819" class="wp-caption-text">Lo scandalo del Mose di Venezia richiama ironicamente il miracolo di Mosè</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli /</p>
<p style="text-align: justify;">È il caso di ripensare il celebre detto secondo i il quale “la storia non si fa con i SE”. Perché, trascorso un po’ di tempo, sono i fatti della politica a diventare storia, e non si può tornare indietro, questo è certo. Ma quei fatti, prima di diventare tali, erano opzioni, solo una delle quali fu scelta, ma se ne sarebbe potuta fare un’altra. Quindi <strong>nelle scelte della politica c’è intenzionalità, c’è la determinazione di volere influire sugli eventi, sulla storia che verrà scritta</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la scadenza certa delle elezioni del 25 maggio, Matteo Renzi, tra le opzioni che aveva a disposizione, ha scelto quella degli “80 euro”. In vista delle elezioni tutti fanno di tutto. Diciamo che l’ha azzeccata.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendiamo ora il caso della Procura di Venezia che <strong>il 4 giugno</strong> ha fatto scattare l’arresto per 35 persone legate alla mega-impresa del Mose. Le <strong>indagini andavano avanti da tre anni</strong> e in giro circolavano da tempo parecchie voci sulle irregolarità. Domanda: dopo oltre mille giorni di indagini, la certezza circa i numerosi reati contestati, è stata acquisita solo ieri, <strong>3 giugno</strong>, oppure è stata fatta la scelta di dilazionare la decisione a <strong>10 giorni dopo il voto del 25 maggio</strong> e <strong>2 giorni dopo</strong> la celebrazione della festa della Repubblica, presentatasi con il vestito nuovo dell’accoppiata Napolitano-Renzi?</p>
<p style="text-align: justify;">Il SE è d’obbligo: SE la decisione degli arresti fosse stata formalizzata e resa pubblica due settimane fa, il 40% dei voti, e forse anche più, li avrebbe presi il M5S poiché Grillo e i grillini erano ostili al Mose che criticavano da tempo sotto diversi aspetti; Renzi non avrebbe potuto sbandierare il 40% e Napolitano non avrebbe potuto celebrare una Repubblica un po’ diversa da quella che conosciamo: corrotta fin nel midollo, dalla politica ai diversi comparti della Pubblica amministrazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Procura di Venezia ha scritto la storia, ha deciso il risultato delle elezioni del 25 maggio</strong> e di un buon tratto della vita politica. Intendiamoci: <strong>nella sostanza ha fatto benissimo</strong>, scoperchiando ancora una volta quella trasversalità cementata dal connubio denaro/potere. Non mi interessa quanto il M5S avrebbe potuto lucrare su questa vicenda se solo fosse stata resa di pubblico dominio due o tre settimane fa. Mi interessa sottolineare il fatto che <strong>il SE, che diventa un QUANDO, conta e molto</strong>. Si potrà fare una riforma della Costituzione che non solo impedisca a una Procura di determinare l’esito di una campagna elettorale ma che ponga dei principi in tema di decisioni economiche prese dallo Stato che garantiscano trasparenza e controlli paralleli allo svolgimento delle attività economiche fin dall’inizio?</p>
<p style="text-align: justify;">Nei dettagli, il Gip Alberto Scaramuzza ha firmato l’ordinanza: arrestati il sindaco Giorgio Orsoni (centrosinistra), posto ai domiciliari, l’assessore regionale Renato Chisso e altre 33 persone, tra cui due ex presidenti del magistrato alle Acque della città lagunare. Le ipotesi di reato a vario titolo sono corruzione, concussione, riciclaggio. La GdF ha sequestrato beni per un valore di circa 40 milioni di euro. Indagato con richiesta di arresto anche l’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan con l’accusa di aver ricevuto fondi illeciti per almeno 800 mila euro dal Consorzio Venezia Nuova (Cvn) nell’ambito delle opere del Mose. Le dazioni, da fondi neri realizzati dal Consorzio e dalle società che agivano in esso, risalirebbero agli anni tra il 2005 e il 2008 e il 2012. Galan, ora parlamentare di Fi, avrebbe ricevuto dal 2005 al 2011 da Giancarlo Mazzacurati presidente del Cnv, anche tramite l’assessore Renato Chisso, uno stipendio annuo di un milione di euro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo il voto del 25 maggio e le celebrazioni del 2 giugno, sono arrivate altre tre notizie drammatich</strong>e:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; La prima, a cura dell’<strong>Istat</strong>, riguarda la disoccupazione, salita al 13,6%.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; La seconda, a cura di <strong>Confindustria</strong>, riguarda la perdita per l’Italia del settimo posto tra i grandi paesi industrializzati, superata dal Brasile. Ma non è questo il punto. Il punto è la massiccia erosione della base produttiva:  una contrazione di oltre 100mila fabbriche e quasi un milione di addetti tra 2001 e 2011, proseguita nel biennio successivo: altri 160mila occupati e 20mila imprese perduti.</p>
<p style="text-align: justify;">La terza è arrivata dalla <strong>Corte dei Conti</strong> che nel Rapporto 2014 sulla finanza pubblica ha scritto che il sistema tributario italiano è caratterizzato da un livello di prelievo eccessivo e maldistribuito, calcolando che nel 2013 la pressione fiscale era pari al 43,8% del Pil,quasi 3 punti in più rispetto al 2000 e 4 punti in più rispetto alla media UE. Secondo la Corte, l’Irpef presenta ormai dei limiti specifici e andrebbe riformata per garantire una effettiva progressività e redistribuzione dell’imposta. Di conseguenza il bonus da 80 euro viene definito “un surrogato” rispetto ad una revisione complessiva dell’imposta. Infine, il dato sull’economia sommersa: vale il 21% del Pil. Da collegare ai 50 miliardi di evasione per Iva e Irap.</p>
<p style="text-align: justify;">SE queste tre notizie fossero arrivate qualche giorno fa…</p>
<p style="text-align: justify;">Matteo Renzi ha qualcosa da twittare al riguardo? Per quanto si crogiolerà in quel fortuito 40% di voti che lo ha consegnato alla storia?</p>
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		<title>EXPO di Milano 2015: arrestato il Direttore Generale Angelo Paris con Primo Greganti e Gianstefano Frigerio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 May 2014 20:56:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[angelo paris]]></category>
		<category><![CDATA[antonio d'alessio]]></category>
		<category><![CDATA[arresti]]></category>
		<category><![CDATA[claudio gittardi]]></category>
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		<category><![CDATA[expo milano 2015]]></category>
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		<category><![CDATA[ilda bocassini]]></category>
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					<description><![CDATA[ILPARLAMENTARE.IT/ L&#8217;attività investigativa della Procura della Repubblica di Milano sta per davvero evitando che l&#8217;EXPO di Milano 2015, contrariamente alle speranze,  diventi simbolo di un&#8217;Italia corrotta e irriducibile. Oggi un vero e proprio &#8216;terremoto&#8217; giudiziario si è abbattuto sull&#8217;Expo, in programma tra un anno a Milano, a distanza di poco più di un mese dall&#8217;arresto di Antonio Rognoni, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/greganti-expo-milano-2015-arresti-procura-repubblica-milano.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" alt="arresti-procura-repubblica-milano" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/greganti-expo-milano-2015-arresti-procura-repubblica-milano.jpg" width="790" height="466" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Milano EXPO 2015 &#8211; arresti &#8211; in foto Primo Greganti</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">ILPARLAMENTARE.IT/</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;attività investigativa della Procura della Repubblica di Milano sta per davvero evitando che l&#8217;<strong>EXPO di Milano</strong> 2015, contrariamente alle speranze,  diventi simbolo di un&#8217;Italia corrotta e irriducibile.<br />
Oggi un vero e proprio<strong> &#8216;terremoto&#8217; giudiziario si è abbattuto</strong> <strong>sull&#8217;Expo</strong>, in programma tra un anno a Milano, a distanza di poco più di un mese dall&#8217;arresto di <strong>Antonio Rognoni</strong>, ex dg di Infrastrutture Lombarde, società coinvolta nella realizzazione delle più importanti opere pubbliche lombarde.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>EXPO MILANO 2015: IN CARCERE UNO DEI MANAGER PIU&#8217; IMPORTANTI</strong><br />
ANSA &#8211; E&#8217; finito in carcere uno dei manager più importanti di Expo 2015 spa, il &#8221;responsabile dell&#8217;Ufficio contratti&#8221;, <strong>Angelo Paris,</strong> e con lui anche due vecchi &#8216;protagonisti&#8217; della stagione di Tangentopoli, <strong>Primo Greganti e Gianstefano Frigerio</strong>, i quali assieme all&#8217;ex senatore di Forza Italia, Luigi Grillo, avrebbero creato una &#8221;saldatura&#8221; tra imprese, cooperative e tutti gli schieramenti politici, da destra a sinistra fino alla Lega, per condizionare e assegnare appalti in cambio di tangenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI MILANO EDMONDO BRUTI LIBERATI</strong><br />
&#8221;Abbiamo reciso nel più breve tempo possibile <strong>i rami malati</strong>, proprio per consentire ad Expo di ripartire al più presto&#8221;, ha chiarito il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, il quale, a chi gli ha fatto notare che questa era una delle inchieste citate dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo nell&#8217;esposto contro di lui al Csm, ha risposto: &#8221;Robledo non ha condiviso l&#8217;impostazione e non ha vistato gli atti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>UNA VERA E PROPRIA &#8220;CUPOLA&#8221; PROMETTEVA AVANZAMENTI DI CARRIERA</strong><br />
Secondo il procuratore aggiunto <strong>Ilda Boccassini e i pm Claudio Gittardi e Antonio D&#8217;Alessio</strong>, negli ultimi due anni avrebbe operato in Lombardia <strong>una vera e propria &#8221;cupola&#8221;</strong> che prometteva &#8221;avanzamenti di carriera&#8221;, grazie a &#8221;protezioni politiche&#8221;, a manager e pubblici ufficiali disponibili a pilotare le gare a favore degli imprenditori che versavano le mazzette. E così nell&#8217;ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Fabio Antezza, compaiono i nomi di numerosi politici, tra cui Silvio Berlusconi, che avrebbe ricevuto lo stesso Paris ad Arcore lo scorso febbraio, ma anche quello di Cesare Previti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>UN CENTRO CULTURALE SEDE SOCIALE DELL&#8217;ASSOCIAZIONE A DELINQUERE</strong><br />
&#8221;Non c&#8217;è nessun politico nazionale indagato, allo stato&#8221;, hanno chiarito i Pubblici Ministeri, spiegando, tra le altre cose, che la &#8221;sede sociale&#8221; dell&#8217;associazione per delinquere (contestati anche i reati di corruzione, turbativa d&#8217;asta e rivelazione di segreto d&#8217;ufficio) si trovava a Milano in un<strong> centro culturale intitolato a Tommaso Moro</strong>. Centro di cui era presidente Frigerio, ex parlamentare Dc, già condannato ai tempi di &#8216;Mani Pulite&#8217; e attualmente collaboratore dell&#8217;Ufficio Politico del Ppe a Bruxelles.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GREGANTI NOTO COME CONNETTORE DELLE MAZZETTE ROSSE</strong><br />
E se Frigerio, detto &#8221;il Professore&#8221; o &#8221;l&#8217;Onorevole&#8221;, dalle intercettazioni sembra essere stato in stretti rapporti con l&#8217;ex premier (&#8221;il mio capo mi ha chiamato ad Arcore&#8221;, diceva in una conversazione del 10 maggio 2013),<strong> Greganti, noto come il collettore delle &#8216;mazzette rosse&#8217;</strong> più di 20 anni fa, nella &#8221;cupola&#8221; era, come scrive il gip, il &#8221;soggetto legato al mondo delle <strong>società cooperative di &#8216;area PD</strong>&#8221;&#8217;, le quali, come hanno chiarito i pm, venivano da lui protette e favorite negli appalti.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche <strong>Grillo, detto &#8216;Gigi&#8217;</strong> e già coinvolto nell&#8217;inchiesta Bpi-Antonveneta, benché uscito più di un anno fa dal Parlamento ha mantenuto, si legge nell&#8217;ordinanza, &#8221;intatta la capacità di relazionarsi ad alto livello con il mondo politico-parlamentare&#8221;, la vera &#8221;leva&#8221;, secondo i magistrati, per &#8216;inquinare&#8217; le gare. Così un importante <strong>appalto per l&#8217;Expo 2015 &#8221;del valore di 67 milioni</strong> di euro&#8221; sarebbe stata aggiudicato &#8221;in favore di un&#8217;A.T.I. partecipata da Celfa soc. coop. oltre che dalla Maltauro costruzioni s.p.a.&#8221;, società di Enrico Maltauro, imprenditore vicentino, anche lui finito in carcere. Si tratta della gara riguardante le cosiddette &#8221;Architetture di servizio&#8221; e che sarebbe stata condizionata, secondo quanto riportato dall&#8217;ordinanza, in cambio di <strong>una &#8216;stecca&#8217; da &#8221;600mila euro</strong> da suddividersi in parti uguali&#8221; tra i partecipi dell&#8217;associazione , tra cui anche Sergio Cattozzo, ex segretario dell&#8217;Udc della Liguria (per Rognoni, invece, nuova misura di arresti domiciliari).<strong>Paris</strong> avrebbe riservato, secondo il gip, &#8221;un trattamento preferenziale ad imprese di riferimento dell&#8217;associazione&#8221; in relazione anche ad altri appalti per l&#8217;Expo, tra cui quello relativo &#8221;al <strong>&#8216;progetto vie d&#8217;acqua&#8221;&#8217;</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi anche il tentativo di condizionare altri appalti &#8221;minori&#8221; dell&#8217;Expo, come quello dell&#8217;area parcheggi, e gli interventi sui dg di una serie di ospedali e sul progetto &#8216;Citta della Salute&#8217; da 350 milioni, oltre all&#8217;appoggio continuo a Giuseppe Nucci, ex ad della società pubblica Sogin che si occupa dello smaltimento delle scorie nucleari. Nel settembre 2013 Cattozzo, parlando di una sfumata nomina di Nucci (indagato), diceva che anche Greganti &#8221;era convinto che si potesse ancora correre su Nucci Presidente perché Pierluigi Bersani ha detto &#8216;io sono d&#8217;accordissimo&#8221;&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> LE  REAZIONI POLITICHE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> &#8220;La politica non metta becco sulle indagini&#8221;, ha detto<strong> il premier Matteo Renzi</strong>. &#8221;Sono convinto dell&#8217;assoluta necessità di assicurare assoluta pulizia&#8221;: lo afferma il presidente della Lombardia, <strong>Roberto Maroni</strong>, dopo gli arresti per Expo. &#8221;Per quanto mi senta addolorato da quanto successo, spero si possa procedere rapidamente nella realizzazione del crono-programma previsto&#8221; per Expo, aggiunge Maroni. &#8220;Su Expo vogliamo assoluta pulizia, spiace che certe facce del vecchio mondo siano ancora in giro&#8221;. Lo dice il segretario della lega<strong> Matteo Salvin</strong>i in una dichiarazione in cui sottolinea di avere &#8220;assoluta fiducia nell&#8217;intransigenza e nella correttezza di Maroni&#8221;.</p>
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		<title>Rifuiti Napoli, Guardia di Finanza 22 arresti: il Sottosegretario è Malinconico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 09:38:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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		<category><![CDATA[carlo malinconico]]></category>
		<category><![CDATA[francesco paolo di martino]]></category>
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		<category><![CDATA[Magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[sabatino stornelli]]></category>
		<category><![CDATA[sottosegretario]]></category>
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					<description><![CDATA[La Guardia di Finanza di Napoli sta eseguendo 22 provvedimenti di custodia cautelare emessi dal Gip di Napoli nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sul Sistri, sistema di tracciabilità dei rifiuti. Dei 22 provvedimenti, 3 sono in carcere e 19 ai domiciliari. Disposti anche 4 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e sequestri per 10,2 milioni. C&#8217;e&#8217; anche l&#8217;ex [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5744" aria-describedby="caption-attachment-5744" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="guardia-di-finanza (2)" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/guardia-di-finanza-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5744" title="guardia-di-finanza (2)" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/guardia-di-finanza-2.jpg" alt="Guardia di Finanza effettua arresti per rifiuti Napoli" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/guardia-di-finanza-2.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/guardia-di-finanza-2-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/guardia-di-finanza-2-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5744" class="wp-caption-text">Guardia di Finanza effettua arresti per rifiuti Napoli</figcaption></figure>
<p>La <strong>Guardia di Finanza di Napoli</strong> sta eseguendo 22 provvedimenti di custodia cautelare emessi dal <strong>Gip di Napoli</strong> nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sul Sistri, sistema di tracciabilità dei rifiuti. Dei 22 provvedimenti, 3 sono in carcere e 19 ai domiciliari. Disposti anche 4 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e sequestri per 10,2 milioni.</p>
<p>C&#8217;e&#8217; anche l&#8217;<strong>ex sottosegretario Carlo Malinconico</strong> tra i destinatari dell&#8217;ordinanza di custodia cautelare. Per lui sono stati disposti gli arresti domiciliari. Custodia in carcere per gli imprenditori <strong>Sabatino Stornelli</strong> (ex Ad Selex Management, gruppo Finmeccanica), <strong>Maurizio Stornelli e Francesco Paolo Di Martino.</strong></p>
<p>Dalle indagini della Gdf sarebbero emerse una serie di irregolarità negli appalti per la realizzazione del Sistri, il sistema integrato di controllo della tracciabilità dei rifiuti voluto dal ministero dell&#8217;Ambiente. Le 22 persone destinatarie dei provvedimenti di custodia cautelare sono indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata all&#8217;emissione e all&#8217;utilizzazione di fatture false, corruzione, truffa aggravata, riciclaggio, favoreggiamento e occultamento di scritture contabili. Degli oltre 10 milioni sequestrati, 7 sono stati bloccati a Selex.</p>
<p>Il progetto per l&#8217;appalto Sistri è stato stimato in circa 400 milioni di euro. Una parte delle somme sono state incassate dalle imprese nonostante il sistema non sia mai entrato in funzione. Sul progetto per anni &#8211; sottolinea la Procura &#8211; non è trapelata alcuna informazione in quanto su di esso era stato apposto il segreto di Stato in virtù del quale nel dicembre <strong>2009 il Ministro dell&#8217;Ambient</strong>e aveva proceduto <strong>all&#8217;affidamento diretto</strong> alla società <strong>Selex Service Management</strong> che autonomamente aveva anche proposto il progetto al Ministero. Nell&#8217;abito dell&#8217;inchiesta della <strong>Procura di Napoli sull&#8217;appalto Sistri</strong> è stata eseguita un&#8217;ordinanza agli arresti domiciliari nei riguardi di un professionista che ha svolto un ruolo di consulente del Ministero dell&#8217;ambiente per la valutazione del contratto del Sistri e di presidente della Commissione di vigilanza sulla realizzazione del progetto.</p>
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		<title>Arresti al Ministero Politiche Agricole: &#8220;trattato di sociologia della corruzione&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Dec 2012 17:57:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[arresti]]></category>
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					<description><![CDATA[Probabilmente nel caos generale rischiano di passare inosservate le parole del Procuratore Aggiunto di Roma Nello Rossi che descrive, a proposito degli arresti eccellenti effettuati nel Ministero delle Politiche Agricole, un quadro comportamentale che gli uomini dello Stato avrebbero posto in essere, se le accuse corrispondono al vero, destinato a passare nelle peggiori pagine dell&#8217;Antropologia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5251" aria-describedby="caption-attachment-5251" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="nello-greco" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nello-greco.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5251" title="nello-greco" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nello-greco.jpg" alt="Nello Greco - Procuratore Aggiunto di Roma" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nello-greco.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nello-greco-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nello-greco-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5251" class="wp-caption-text">Nello Rossi - Procuratore Aggiunto di Roma</figcaption></figure>
<p>Probabilmente nel caos generale rischiano di passare inosservate le parole del <strong>Procuratore Aggiunto di Roma Nello Rossi</strong> che descrive, a proposito degli arresti eccellenti effettuati nel <strong><a href="http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/202" target="_blank">Ministero delle Politiche Agricole</a></strong>, un quadro comportamentale che gli uomini dello Stato avrebbero posto in essere, se le accuse corrispondono al vero, destinato a passare nelle peggiori pagine dell&#8217;<strong>Antropologia della corruzione.<br />
</strong>Noi de IL PARLAMENTARE.IT , invece, vedremo di fare una raccolta dei comunicati emessi dalla Procura della Repubblica perchè, per davvero, questa vicenda è il segno di una perversione che attanagli uomini dello Stato che non solo non temono nulla, evidentemente animati da delirio di onnipotenza che i loro ruoli possono causare, ma non hanno il benchè minimo senso dello Stato. Rimanendo sempre dell&#8217;idea che le accusa debbono essere provate all&#8217;interno di un processo giusto e capace di offrire agli imputati le ooportunità previste dalla legge al fine di domostrare la loro innocenza, se le accusa dovessero essere dimostrate, il Ministero delle Politiche Agricole deve essere interamente riformato anche con ingagini a ritroso.</p>
<p><strong>LE DICHIARAZIONI DEL PROCURATORE AGGIUNTO DI ROMA NELLO ROSSI</strong><em><br />
&#8220;</em><strong><em>Quasi tutte le attività del Ministero delle Politiche agricole &#8211; </em></strong><em>ha dichiarato il Procuratore Aggiunto Nello Rossi</em><strong><em> &#8211; sono state inquinate da una corruzione diffusa variegata e circolare&#8221;</em>.</strong> L&#8217;inchiesta che ha portato all&#8217;arresto i funzionari e dirigenti del Ministero delle Politiche agricole &#8211; ha continuato il Magistrato &#8211; <em><strong>&#8220;é un piccolo trattato di sociologia della corruzione inquietante&#8221;</strong></em>.</p>
<p>Così il Procuratore Aggiunto di Roma Nello Rossi, ha descritto la situazione all&#8217;interno del Ministero delle Politiche Agricole sottolineando che <strong><em>&#8220;c&#8217;era un vero e proprio giro di privilegi e malaffare&#8221;</em>.<br />
</strong>Le parole del Magistrato scuotono le coscienze quando ci troviamo innanzi ad una simile affermazione: <em>&#8220;ci troviamo di fronte a un sistema in cui c&#8217;é una spesa pubblica che dovrebbe essere interessata a favorire un settore importante come l&#8217;agricoltura e la pesca &#8211; ha aggiunto &#8211; e che invece viene distorta e inquinata da un&#8217;attività corruttiva diffusa&#8221;.</em></p>
<p>Ovviamente, è lecito chiedersi, se questo è l&#8217;andazzo nei palazzi ministeriali, cosa ne sarà del lavoro italiano?</p>
<p><strong>CORRUZIONE E TURBATIVA D&#8217;ASTA</strong><br />
La <strong>Guardia di Finanza</strong> ha eseguito arresti nei confronti di funzionari pubblici e dirigenti del Ministero delle Politiche Agricole e di imprenditori per reati contro la pubblica amministrazione. Complessivamente sono 11 i provvedimenti emessi dalla procura di Roma nei confronti degli indagati. <strong>Il reato ipotizzato dai magistrati e&#8217; corruzione e turbativa d&#8217;asta.</strong> La procura ha anche disposto il sequestro di beni per un valore di 22 milioni di euro. Gli indagati nell&#8217;indagine che ha portato all&#8217;arresto di funzionari e dirigenti del Ministero sono complessivamente 37. Degli 11 provvedimenti emessi dalla procura di Roma, sei sono custodie di ordinanza cautelare in carcere e cinque agli arresti domiciliari.</p>
<p><strong>APPALTI TRUCCATI DA ALTI DIRIGENTI E FUNZIONARI DEL MINISTERO</strong><br />
Tra gli appalti truccati dai dirigenti e funzionari pubblici del ministero delle Politiche Agricole ci sono anche quelli riguardanti iniziative nelle scuole italiane ed europee. L&#8217;inchiesta della Guardia di Finanza ha infatti accertato che tra i bandi di gara che sono stati oggetto di corruzione, c&#8217;é quello riguardante il progetto <strong><a href="http://www.fruttanellescuole.gov.it/" target="_blank">&#8216;Frutta nelle scuole&#8217; &#8211; del valore di oltre 13 milioni</a></strong> &#8211; finalizzato ad aumentare il consumo di frutta e verdura da parte dei bambini e quello denominato <strong><a href="http://www.food-4u.it/" target="_blank">&#8216;Food4u&#8217;</a></strong>, del valore di quasi<strong> 3,8 milioni,</strong> per la realizzazione nelle scuole di campagne di sensibilizzazione sull&#8217;importanza di un&#8217;alimentazione consapevole.</p>
<figure id="attachment_5250" aria-describedby="caption-attachment-5250" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="Giuseppe-Ambrosio" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giuseppe-Ambrosio.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5250" title="Giuseppe-Ambrosio" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giuseppe-Ambrosio.jpg" alt="Giuseppe Ambrosio " width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giuseppe-Ambrosio.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giuseppe-Ambrosio-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giuseppe-Ambrosio-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5250" class="wp-caption-text">Giuseppe Ambrosio</figcaption></figure>
<p><strong>CHI E&#8217; FINITO IN CARCERE</strong><br />
Degli 11 arrestati, sono finiti in carcere l&#8217;<strong>ex capo di gabinetto dei ministri Galan e Zaia, Giuseppe Ambrosio</strong>, soprannominato &#8216;Centurione&#8217; e considerato<strong> figura di spicco di tutta la vicenda</strong>; i dirigenti del ministero<strong> Stefania Ricciardi</strong> (moglie di Ambrosio) e <strong>Francesco Saverio Abate</strong>, il dirigente pubblico <strong>Ludovico Gay</strong>, il dirigente della Confederazione italiana agricoltori <strong>Alfredo Bernardini</strong> e l&#8217;impiegato del ministero <strong>Michele Mariani.</strong> Arresti domiciliari per il funzionario <strong>Luca Gaudiano</strong>, il direttore del Consorzio Parmigiano reggiano <strong>Riccardo Deserti,</strong> gli imprenditori <strong>Maria Claudia Golinelli, Luigi Cardona e Oliviero Sorbini.</strong></p>
<p><strong>LE DICHIARAZIONI DEL MINISTRO CATANIA</strong><br />
&#8220;Se c&#8217;era sentore di questa corruzione all&#8217;interno del Ministero? Se avessi avuto sentore, avrei fatto immediatamente qualcosa&#8221;. Lo dice il ministro delle Politiche Agricole, Mario Catania, commentando gli arresti all&#8217;interno del Ministero per corruzione diffusa nel periodo 2007-maggio 2011 in cui Catania era comunque funzionario al Ministero nel ruolo prima di direttore generale delle Politiche europee e poi di capo dipartimento relativamente alla stessa area.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>12/12/2012 &#8211; LE ULTIME NOTIZIE DA TGCOM</strong></span></p>
<p><a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/articoli/1072914/soldi-e-incarichi-ministeriali-a-moglie-e-amantiagricoltura-gli-affari-del-dirigente-arrestato.shtml" target="_blank">TGCOM</a>  &#8211; Era già stato rinviato a giudizio due volte per truffa, ma dalla sua poltrona nessuno era riuscito a spostarlo. Ieri però, a finire in carcere con altri 10 dirigenti delle Politiche agricole, c&#8217;era anche lui, Giuseppe Ambrosio, braccio destro del sottosegretario Franco Braga. Una macchina da soldi per moglie, figlia e amanti: tutte piazzate al ministero, tra assunzioni e consulenze.</p>
<p><strong>GIUSEPPE AMBROSIO DETTO &#8220;IL CENTURIONE&#8221;</strong><br />
Ambrosio ha una storia importante alle spalle: capo gabinetto di due ministri, <strong>Zaia e Galan</strong>, e adesso nell&#8217;entourage più stretto del <strong>sottosegretario Braga</strong>, il dirigente noto come il <strong>&#8220;Centurione&#8221;</strong> sapeva come fare carriera. A portarlo al ministero fu Alfonso Pecoraro Scanio. Come racconta Carlo Bonini su &#8220;Repubblica&#8221; in un inquietante ritratto, Ambrosio si fa strada con Alemanno e sopravvive a tutti i terremoti politici, rimanendo in sella anche sotto il governo dei tecnici: a marzo viene nominato direttore generale del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura.</p>
<p>Tutto questo per mantenere una corte familiare numerosa e pretenziosa. C&#8217;è una moglie, Stefania Ricciardi (finita in carcere con lui), che viene piazzata come dirigente sempre alle Politiche agricole, e riceve 89mila euro in un&#8217;occasione per gli appalti. Poi c&#8217;è una nipote, <strong>Monica Ricciardi</strong>, anche lei sistemata al ministero. E ancora una figlia, Benedetta, e il suo fidanzato, Ludovico Bruno, che vengono sistemati di volta in volta dove capita.</p>
<p><strong>IL PELO TIRA PIU&#8217; DI UN CARRO DI BUOI: L&#8217;HAREM DEL CENTURIONE</strong><br />
C&#8217;è poi un non meglio specificato faccendiere Michele Mariani, assistente amministrativo e membro delle commissioni di controllo sull&#8217;erogazione dei fondi ministeriali. E infine ci sono due amanti, <strong>Amelia Pucino</strong> da Grazzanise e <strong>Izabela Malgorzata Krupa</strong>, polacca: la prima viene ripagata con consulenze al ministero, la seconda con un&#8217;assunione in una delle società vincitrici degli appalti, pilotate da Ambrosio.</p>
<p>Il reddito dichiarato del Centurione è di 303mila euro lordi l&#8217;anno. Ma lui sa bene come integrare le entrate e guadagnarsi favori, tra giri di appalti ed erogazioni pubbliche manovrate alle aziende &#8220;giuste&#8221;. Ci sono intercettazioni di <strong>telefonate di Ambrosio con Massimo Spagnolo</strong>, direttore della Irepa onlus, società di biologia marina che ha ricevuto dal minstero fondi per 9,7 milioni di euro, conversazioni in cui si parla di &#8220;bufale&#8221; e &#8220;mozzarelle&#8221;.</p>
<p><strong>A MARATEA SOLDI DEL MINISTERO EVITANO IL CONTROLLO EDILIZIO</strong><br />
C&#8217;è una telefonata di cortesia, a Natale del 2010, tra Ambrosio e Mario Di Trani, sindaco di Maratea, che riceve dal ministero un contributo di 63mila euro. <strong>Proprio a Maratea il Centurione è proprietario di due villini</strong> e, <strong>in cambio del &#8220;regalino&#8221;, il primo cittadino evita di fare il controllo edilizio sugli immobili,</strong> per poi prodigarsi in ringraziamenti. Ambrosio gli promette che avrà &#8220;la copia del decreto sotto l&#8217;albero di Natale&#8221; e Di Trani elogia &#8220;le attenzioni&#8221; che Ambrosio &#8220;riserva a questa terra&#8230;&#8221;.</p>
<p><strong>ANCHE A TODI: MA..DIO PUO&#8217; BENEDIRE PER QUESTO?</strong><br />
ttenzioni che il Centurione dedica a piene mani anche a Todi, dove si assiste allo stesso copione: lui costruisce la sua villa e a Todi vengono erogati 125mila euro. Più un cortese sms in cui Ambrosio si rivolge con queste parole al suo amico umbro: &#8220;Carissimo Giuseppe, nel ringraziarTi per tutto l&#8217;aiuto che ci dai, ti auguro un sereno Natale. Dio Ti Benedica&#8221;, in in profluvio di maiuscole parole benaugurali.</p>
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