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	<title>alessandro corneli &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>&#8220;NOI&#8221; quel giovane Movimento civico che ha fatto la rivoluzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2020 22:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando il Movimento civico NOI ha registrato il suo statuto presso l&#8217;Agenzia delle Entrate di Cosenza, nessuno credeva che sarebbe riuscita in breve tempo a scoperchiare veri e propri pentoloni all&#8217;interno dei quali si nasconde da anni mala politica e corruzione. Oggi si deve prendere atto che il Movimento NOI con le sue azioni sta [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Quando il <a href="http://www.movimentonoi.it"><strong>Movimento civico NOI</strong></a> ha registrato il suo statuto presso l&#8217;Agenzia delle Entrate di Cosenza, <strong>nessuno credeva che sarebbe riuscita</strong> in breve tempo a scoperchiare veri e propri pentoloni all&#8217;interno dei quali si nasconde da anni mala politica e corruzione. Oggi si deve prendere atto che il Movimento NOI <strong>con le sue azioni sta scrivendo una nuova pagina di Democrazia</strong> che da Cosenza sta coinvolgendo tutta la Calabria.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-default"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1700" height="935" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fabio-gallo-movimento-noi-popolari.jpg" alt="Fabio Gallo - Portavoce Nazionale del Movimento NOI" class="wp-image-15146" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fabio-gallo-movimento-noi-popolari.jpg 1700w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fabio-gallo-movimento-noi-popolari-300x165.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fabio-gallo-movimento-noi-popolari-480x264.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fabio-gallo-movimento-noi-popolari-768x422.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fabio-gallo-movimento-noi-popolari-1536x845.jpg 1536w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fabio-gallo-movimento-noi-popolari-696x383.jpg 696w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fabio-gallo-movimento-noi-popolari-1068x587.jpg 1068w" sizes="(max-width: 1700px) 100vw, 1700px" /><figcaption>Fabio Gallo &#8211; Portavoce Nazionale del Movimento NOI</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tra questi, <strong>l&#8217;abbandono di una delle Città Storiche più belle d&#8217;Italia</strong>, quella di Cosenza, e <strong>la Sanità</strong>, <strong>vero grande scandalo della Calabria</strong> con profonde radici nel sistema di potere che governa da decenni la Città di Cosenza, oggi su tutte le cronache nazionali grazie ad <strong>un&#8217;azione civica</strong> manifestata con una presenza intelligente del Movimento NOI che <strong>ha saputo traghettare</strong> malefatte e mala fede di chi la gestisce, nella coscienza dei cittadini e sulle cronache della Stampa nazionale. Un&#8217;azione volta a contrastare e mitigare l&#8217;arroganza della cattiva amministrazione della cosa pubblica.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-default"><img decoding="async" width="1700" height="884" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-civico-noi-2.jpg" alt="Bandiera del Movimento NOI" class="wp-image-15258" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-civico-noi-2.jpg 1700w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-civico-noi-2-300x156.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-civico-noi-2-480x250.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-civico-noi-2-768x399.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-civico-noi-2-1536x799.jpg 1536w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-civico-noi-2-696x362.jpg 696w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-civico-noi-2-1068x555.jpg 1068w" sizes="(max-width: 1700px) 100vw, 1700px" /><figcaption>Bandiera del Movimento NOI . Immagine tratta dal sito istituzionale www.movimentonoi.it</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Solo due delle attività di successo poste in essere nel tempo, grazie alle quali il Movimento NOI può dire di avere istituito <strong>un nuovo modo di fare politica, lontana dal lamento</strong> e forte di idee, progettualità e azioni concrete, rispettose della Costituzione e socialmente utili. <strong>Sempre dalla parte della tutela dei diritti umani</strong>, il Movimento NOI ricorda che <strong>esistono anche i &#8220;doveri&#8221;</strong> da riporre al centro della vita politica. E per questo non ha esitato a ricorrere all&#8217;intervento giudiziario ma solo se indispensabile e per ridurre l&#8217;irragionevolezza della mala gestione della cosa pubblica.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-default"><img decoding="async" width="1700" height="884" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-noi-2.jpg" alt="" class="wp-image-15260" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-noi-2.jpg 1700w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-noi-2-300x156.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-noi-2-480x250.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-noi-2-768x399.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-noi-2-1536x799.jpg 1536w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-noi-2-696x362.jpg 696w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-noi-2-1068x555.jpg 1068w" sizes="(max-width: 1700px) 100vw, 1700px" /><figcaption>Immagine tratta dal sito istituzionale del Movimento civico NOI www.movimentonoi.it</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La Stampa locale ha definito l&#8217;azione del Movimento NOI, <strong>&#8220;l&#8217;opposizione extra consiliare&#8221; </strong>nella Cosenza dove, maggioranza e opposizione, sono appiattite da comuni interessi le cui ricadute negative pesano sulle spalle dei contribuenti. A tal proposito, è noto il <strong>rapporto epistolare del Movimento NOI con il Ministero dell&#8217;Interno</strong> perché intervenisse sul rovinoso dissesto finanziario del Comune di Cosenza palesato, immediatamente dopo una rispettosa insistenza, in tutta la sua drammaticità che graverà per anni sulle tasche dei cittadini che pagano il costo di spese pazze della mala gestione dell&#8217;Amministrazione Occhiuto che, tra l&#8217;altro, ha creato sacche di povertà e discrimine.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-default"><img loading="lazy" decoding="async" width="1700" height="884" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-civico-noi.jpg" alt="" class="wp-image-15257" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-civico-noi.jpg 1700w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-civico-noi-300x156.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-civico-noi-480x250.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-civico-noi-768x399.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-civico-noi-1536x799.jpg 1536w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-civico-noi-696x362.jpg 696w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-civico-noi-1068x555.jpg 1068w" sizes="auto, (max-width: 1700px) 100vw, 1700px" /><figcaption>Alcuni membri del Movimento civico NOI &#8211; Immagine tratta dal sito istituzionale www.movimentonoi.it </figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nato su competenze in diversi settori del vivere civile</strong> e forte di una maggioranza femminile, il Movimento Civico NOI ha subito spiazzato tutti con la candidatura di una donna a Sindaco della Città universitaria di Rende, l&#8217;umanista <strong>Eleonora Cafiero</strong>, collocandosi a soli cento voti dai candidati dei due partiti di governo Lega e M5S.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-default"><img loading="lazy" decoding="async" width="2000" height="647" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eleonora-cafiero.jpg" alt="" class="wp-image-15265" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eleonora-cafiero.jpg 2000w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eleonora-cafiero-300x97.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eleonora-cafiero-480x155.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eleonora-cafiero-768x248.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eleonora-cafiero-1536x497.jpg 1536w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eleonora-cafiero-696x225.jpg 696w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eleonora-cafiero-1068x345.jpg 1068w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eleonora-cafiero-1920x621.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i formatori della sua scuola politica che affonda le radici nel popolarismo più autentico e capace di dialogare con obiettivi chiari, <strong>Giovanni Palladino, Giampiero Cardillo, Alessandro Corneli, Marco Vitale</strong> in costante contatto con il Movimento che, non a caso, ha deciso di concentrare la sua attenzione nel Mezzogiorno, partendo dalla Calabria nella quale ha seminato per vedere crescere il suo programma di sviluppo e legalità. <br>Ambizioso il progetto che il Movimento NOI vive non come realtà tesa alla rivendicazione di un meridionalismo in contrapposizione con il Nord predatore ma, piuttosto, come <strong>buona ragione</strong> per la quale impegnarsi affinché l&#8217;Europa abbia presto una Costituzione in grado di garantire diritti e doveri ai Paesi membri, completando l&#8217;opera dei padri fondatori e la loro visione di libertà e giustizia.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-default"><img loading="lazy" decoding="async" width="1200" height="729" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fondazione-luigi-sturzo-roma-giovanni-palladino-marco-vitale-alessandro-corneli-marco-zabotti-giampiero-cardillo-1.jpg" alt="Fabio Gallo con Giovanni Palladino, Alessandro Corneli, Giampiero Cardillo, Marco Zabotti" class="wp-image-15253" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fondazione-luigi-sturzo-roma-giovanni-palladino-marco-vitale-alessandro-corneli-marco-zabotti-giampiero-cardillo-1.jpg 1200w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fondazione-luigi-sturzo-roma-giovanni-palladino-marco-vitale-alessandro-corneli-marco-zabotti-giampiero-cardillo-1-300x182.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fondazione-luigi-sturzo-roma-giovanni-palladino-marco-vitale-alessandro-corneli-marco-zabotti-giampiero-cardillo-1-444x270.jpg 444w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fondazione-luigi-sturzo-roma-giovanni-palladino-marco-vitale-alessandro-corneli-marco-zabotti-giampiero-cardillo-1-768x467.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fondazione-luigi-sturzo-roma-giovanni-palladino-marco-vitale-alessandro-corneli-marco-zabotti-giampiero-cardillo-1-696x423.jpg 696w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fondazione-luigi-sturzo-roma-giovanni-palladino-marco-vitale-alessandro-corneli-marco-zabotti-giampiero-cardillo-1-1068x649.jpg 1068w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><figcaption>Fabio Gallo con Giovanni Palladino, Alessandro Corneli, Giampiero Cardillo, Marco Zabotti</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-default"><img loading="lazy" decoding="async" width="1700" height="842" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-noi.jpg" alt="" class="wp-image-15261" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-noi.jpg 1700w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-noi-300x149.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-noi-480x238.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-noi-768x380.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-noi-1536x761.jpg 1536w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-noi-696x345.jpg 696w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/movimento-noi-1068x529.jpg 1068w" sizes="auto, (max-width: 1700px) 100vw, 1700px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sin dall&#8217;inizio delle sue attività sul territorio il Movimento NOI ha iniziato ad<strong> informare in maniera costante le alte sfere del Governo</strong> portandole a conoscenza delle tante e dannose questioni che la politica locale poneva in essere contro gli interessi dei cittadini. <strong>Un rapporto costante </strong>e rispettoso capace di migrare verità nascoste verso i preposti uffici governativi. Un&#8217;attività che ha avuto successo e che ha velocizzato le decisioni di Roma sul caso Sanità e di Bruxelles rispetto allo <strong>scandalo legato alla costruzione della Metro</strong> che ha interessato anche la <strong>Magistratura antimafia di Catanzaro.</strong> Se l&#8217;Esercito Italiano è giunto in soccorso dei Cittadini con l&#8217;Ospedale da campo a Cosenza, lo si deve proprio alle attività relazionali ed informative con il Governo centrale, intrattenute dal Movimento NOI che si è fatto carico delle esigenze di pazienti e corpo sanitario vittime dell&#8217;emergenza Covid mal gestita fino a quando non è scoppiato lo scandalo dall&#8217;Azienda Sanitaria Locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sulla questione Sanità </strong>il Movimento NOI ha realizzato un vero e proprio capolavoro di diplomazia riuscendo a <strong>scoperchiare il pentolone</strong> e portare la Sanità calabrese e cosentina allo scandalo nazionale. <strong>La sua presenza costante</strong> innanzi al Pronto Soccorso di Cosenza trasformato in presidio di legalità e tutela dei diritti umani di pazienti e corpo sanitario in tempo di Covid19, <strong>è oggi riconosciuta da tutti.</strong> Anche dal <strong>SUL, il Sindacato </strong>che tutela gran parte dei medici, infermieri e OSS del presidio ospedaliero di Cosenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Movimento NOI, ha lanciato un&#8217;idea nuova di civismo</strong> simile ad una &#8220;comunità&#8221; politica fortemente coinvolgente, ove non esistono capi o padroni (il movimento di&#8230;, ndr.), ma numerosi delegati e attivisti con egual diritto che eleggono i loro portavoce <strong>stabilizzando il concetto del &#8220;NOI&#8221;</strong>. Un sistema democratico rispettoso della dignità di tutti e molto bene strutturato anche telematicamente con una rete in grado di gestire gruppi di lavoro ed informazioni, un magazine free press per l&#8217;informazione istituzionale e una web radio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Maggio 2007 i componenti del Movimento NOI competenti in materia di valorizzazione dei Beni Culturali, atteso il totale abbandono da parte della classe politica locale dell&#8217;amministrazione Occhiuto, sono stati in grado di realizzare <a href="http://www.cosenzacristiana.it"><strong>l&#8217;innovativo progetto di Digitalizzazione dei Beni Culturali</strong></a> della Città Storica di Cosenza che ha meritato da parte del <strong>Ministro Dario Franceschini</strong>, l&#8217;inserimento nel piano di finanziamenti europei per la riqualificazione urbana di quattro città del Sud Italia, con l&#8217;<a href="https://www.agensir.it/quotidiano/2017/11/28/diocesi-cosenza-il-progetto-cosenza-cristiana-inserito-nel-piano-mibact-di-finanziamenti-europei/"><strong>attribuzione di 90 milioni di euro</strong></a>, il più cospicuo finanziamento nella storia della Repubblica per la Città di Cosenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la realizzazione del progetto inaugurato dallo stesso Ministro, inserito successivamente nella Piattaforma dell&#8217;<strong>Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018</strong>, il Movimento NOI ha coinvolto la Fondazione Culturale &#8220;Paolo di Tarso&#8221; di Roma, leader nel settore, e l&#8217;Ufficio Arte Sacra e Beni Culturali dell&#8217;Arcidiocesi Metropolitana di Cosenza &#8211; Bisignano. Il progetto è visibile in rete in maniera del tutto gratuita per garantire il diritto alla studio e alla conoscenza e presenta una novità assoluta in campo internazionale: il <a href="http://www.cosenzacristiana.it/gallery/museodigitale/"><strong>primo Museo Digitale di Beni Culturali.</strong></a></p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Progettare e realizzare ove possibile senza attendere la manna dal cielo &#8211; ha affermato il portavoce <a href="http://www.fabiogallo.info"><strong>Fabio Gallo</strong></a> &#8211; è il modo migliore per fare politica in una regione che si pone come logistica del Mediterraneo, dalle grandi potenzialità e mortificata non solo dalla piaga della &#8216;ndrangheta ma, ancor più e forse peggio, da una classe politica priva di visione di sviluppo e per lo più incapace di crearlo in un contesto di legalità intercettando le grandi opportunità che offre l&#8217;Europa&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-default"><img loading="lazy" decoding="async" width="1700" height="1134" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federazione-civica-pagina-bianca.jpg" alt="" class="wp-image-15262" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federazione-civica-pagina-bianca.jpg 1700w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federazione-civica-pagina-bianca-300x200.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federazione-civica-pagina-bianca-405x270.jpg 405w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federazione-civica-pagina-bianca-768x512.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federazione-civica-pagina-bianca-1536x1025.jpg 1536w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federazione-civica-pagina-bianca-696x464.jpg 696w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federazione-civica-pagina-bianca-1068x712.jpg 1068w" sizes="auto, (max-width: 1700px) 100vw, 1700px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>LA FEDERAZIONE CIVICA &#8220;PAGINA BIANCA&#8221;</strong><br>Nel mese di Novembre 2020, il Movimento NOI ha raccolto le istanze di cittadini, liberi professionisti, imprese, movimenti, associazioni e comitati disorientati dalle conseguenze della cattiva gestione politica che non mostra segni di ripresa in Calabria, facendosi carico di istituire una Federazione Civica in grado di unificare tutti attraverso un fine comune, pur mantenendo le diversità culturali ed ideologiche. E&#8217; nata così la <strong><a rel="noreferrer noopener" href="http://movimentonoi.it/pagina-bianca/" target="_blank">Federazione Civica &#8220;Pagina Bianca&#8221; </a></strong>che sta aggregando e fornendo strumenti con i quali scrivere su questa ideale &#8220;Pagina Bianca&#8221; una nuova pagina di Democrazia e vitalità economica della Calabria e dei suoi territori, svincolandoli da politiche involutive. Lo scopo, ovviamente, è  quello di creare le basi per una grande alleanza in grado di entrare in tutte le competizioni elettorali valorizzando meritocrazia e sviluppo sostenibile. <br></p>



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<p class="wp-block-paragraph">Vedi anche: Procura della Repubblica di Catanzaro. Covid19 e corruzione &#8211; Movimento NOI denuncia gravi violazioni &#8211;<a href="https://www.facebook.com/fabio.gallo.733/videos/3773781529320998/">https://www.facebook.com/fabio.gallo.733/videos/3773781529320998/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Il ratto d&#8217;Europa</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2015/07/il-ratto-deuropa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2015 17:46:31 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura di Alessandro Corneli/ Quando piove, si apre l’ombrello. Ma può non bastare se, ad esempio, l’ombrello è pieno di buchi, è rotto, non si apre, o tira un vento troppo forte. E non serve se la pioggia viene dal basso: le gocce cadono con tale violenza che rimbalzano a terra e arrivano in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_9545" aria-describedby="caption-attachment-9545" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Ratto-di-europa.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-9545" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Ratto-di-europa.jpg" alt="Ratto-di-europa" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Ratto-di-europa.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Ratto-di-europa-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Ratto-di-europa-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9545" class="wp-caption-text">Il Ratto d&#8217;Europa</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">A cura di Alessandro Corneli/</p>
<p style="text-align: justify;">Quando piove, si apre l’ombrello. Ma può non bastare se, ad esempio, l’ombrello è pieno di buchi, è rotto, non si apre, o tira un vento troppo forte. E non serve se la pioggia viene dal basso: le gocce cadono con tale violenza che rimbalzano a terra e arrivano in alto.</p>
<p style="text-align: justify;">Di sicuro, buona parte della pioggia che bagna l’Europa viene dal basso, cioè da se stessa, dal modo in cui si è costruita e da come gestisce la propria crisi.<strong>La Grecia è il dito dietro il quale si nasconde la cattiva gestione</strong>perché se Atene ha debiti per circa 220 miliardi di euro, l’Eurozona ha un debito pubblico pari a 5600 miliardi di euro. Chi è veramente al riparo?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’economia finanziaria è diventata una virus della mente</strong>: tutti ragionano in termini di economia finanziaria e non se ne accorgono. Pensiamo ai risparmiatori che hanno i loro risparmi in euro: tremano all’idea di un ritorno alle valute nazionali che li ridurrebbero fortemente. Dimenticano l’economia reale. Chi ha un casa, ha un bene immobile, reale: che cosa conta se il suo valore nominale è espresso in una moneta o in un’altra? Conta se si ragiona in termini di economia finanziaria: vendo per 300 mila euro e poi li gioco sul mercato finanziario. Ma se non vendo, il valore della casa resta intatto. Fare la spesa: tutto costerebbe di più, si dice. Ma il paniere delle importazioni italiane (e di qualsiasi altro Paese) non è grandemente cambiato negli ultimi quindici anni e quindici anni fa – con le lire, i franchi, le pesetas, ecc. – si faceva la spesa, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultima trincea degli europeisti è: “Europa sì, anzi più Europa, ma questa Europa no”. E quale altra? Non lo dicono perché non lo sanno e sono paralizzati dalla contemplazione del loro gruzzolo finanziario che temono di vedere scemare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Due dottrine si confrontano</strong>. La prima afferma che “i debiti devono essere pagati”. Si possono dilazionare, aggiustare in qualche modo, ma devono essere pagati.&nbsp;<strong>Il debitore deve morire, ma il debito non deve essere cancellato</strong>: muoia con infamia. La seconda afferma che c’è un limite a tutto, che i patti devono essere rispettati ma senza arrivare all’annichilimento del debitore. Thomas Piketty lo ripete da tempo: più o meno tutti i maggiori Paesi europei hanno grossi debiti in valore assoluto e in termini di Pil: devono riconsiderarlo tutti insieme, guardando al futuro. Corollario: è illusorio che, fatta fuori la Grecia con ignominia, il male si fermi:&nbsp;<strong>la speculazione attaccherà chi prenderà il posto della Grecia come ultimo vagone del treno</strong>. Ovvero: è il meccanismo speculativo che deve essere fermato. Vedi Papa Francesco. Che non a caso è attaccato da tutte le parti.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricetta dell’austerità è buona se consente di ripagare un debito modesto in un tempo ragionevole: è la logica del buon padre di famiglia. Non è buona se il debito è enorme perché porta alla recessione e allora&nbsp;<strong>le banche non potranno fare più ciò che fanno: prestare soldi</strong>. Ecco la contraddizione: frenando l’economia, le banche comprano titoli di Stato e in tal modo&nbsp;<strong>si creano due circoli viziosi interdipendenti</strong>: quello dello Stato e quello delle banche che creano denaro e se lo scambiano. Mario Draghi li alimenta e, naturalmente, riceve plauso dagli Stati e dalle banche.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto, scende in campo il 7° Cavalleggeri. Arrivano i nostri, arrivano gli Americani con l’ombrello aperto. Firmiamo il Ttip – il trattato transatlantico di libero scambio. L’Europa ha un debito pubblico medio del 95% rispetto al Pil e gli Usa ce l’hanno al 105%. Perfetto! Facciamo l’alleanza dei grandi debitori, ma super-armata: droni a pioggia per chi non ci sta. Chi la guida? Naturalmente Washington. Come in Afghanistan, in Iraq, in Siria e lungo tutta la fascia africana del Mediterraneo (leggi: primavere arabe)? Il Califfato ha celebrato il primo anno di vita nel modo che sappiamo, con attentati in Europa, Africa e Asia.&nbsp;Mit dem richtigen Casino kannst du dein Spielerlebnis maximieren. <a href="https://casinobonusjoe.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Hier findest du geprüfte Anbieter</a> für deine bevorzugten Spiele. Ci vorrebbe un rapido e gigantesco movimento tettonico che staccasse l’Europa dal continente euro-asiatico e l’attaccasse a quello americano, infilandosi nel Golfo del Messico. Ma forse siamo a Giove che rapisce Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto è che l’Europa non c’è e quindi non riesce a pensare se stessa. La Ue è impegnata in ben altre battaglie: vuole che in Italia si possa produrre formaggio anche con latte disidratato: Vedi il&nbsp;<em>Corriere della sera</em>&nbsp;di domenica 28 giugno che dedica alla questione la pagina 27. Ma la salvezza sarà in un hamburger con carne di manzo ormonata e speziata. E poi ci si meraviglia della disaffezione dell’opinione pubblica verso l’Europa?</p>
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		<title>Sergio Mattarella: la Politica interna in filigrana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2015 11:16:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
		<category><![CDATA[Il parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[matteo renzi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli / Questo è il mio commento a caldo del discorso di insediamento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Discorso per quattro quinti scontato nella elencazione dei problemi, pervaso da una retorica scontata ma non eccessiva, e quindi sopportabile in queste occasioni rituali. Nonostante l’attualità dei problemi indicati, lo spirito sembra quello dell’epoca della Costituente, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_8856" aria-describedby="caption-attachment-8856" style="width: 795px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/IL-PARLAMENTO.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8856" alt="Il Parlamento" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/IL-PARLAMENTO.jpg" width="795" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/IL-PARLAMENTO.jpg 795w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/IL-PARLAMENTO-300x175.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/IL-PARLAMENTO-460x270.jpg 460w" sizes="auto, (max-width: 795px) 100vw, 795px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8856" class="wp-caption-text">Il Parlamento</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli /</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è il mio commento a caldo del <strong>discorso di insediamento del presidente della Repubblica</strong>, <strong>Sergio Mattarella</strong>. Discorso per quattro quinti scontato nella elencazione dei problemi, pervaso da una retorica scontata ma non eccessiva, e quindi sopportabile in queste occasioni rituali. Nonostante l’attualità dei problemi indicati, <strong>lo spirito sembra quello dell’epoca della Costituente</strong>, confermato dalla parola-chiave del discorso: <strong>speranza</strong>. Che era quella che animava soprattutto i democristiani nell’immediato dopoguerra. Così Mattarella ha delineato un’Italia come se avesse appena approvato la Costituzione e dovesse realizzarla e ha saltato i decenni di mezzo, la gestione del potere, l’allontanamento progressivo e sistematico da quegli ideali. Certo, la crisi economica e finanziaria di questi ultimi anni ha aggravato la situazione, ma, appunto, l’ha solo aggravata in un corpo indebolito da decenni di malgoverno.</p>
<p style="text-align: justify;">IL PARLAMENTO AL CENTRO DEL SISTEMA ISTITUZIONALE<br />
Questo non vuol dire che il nuovo Capo dello Stato non sia consapevole di tutto ciò. <strong>L’avere eliminato i toni enfatici può anzi esprimere questa consapevolezza</strong>. Definendo se stesso come <strong>arbitro imparziale </strong>ma anche fedele esecutore del dettato costituzionale, <strong>ha rimesso il Parlamento al centro del sistema istituzionale</strong>, bloccando una deriva presidenzialistica surrettizia, ma senza impedire che il Parlamento stesso modifichi la seconda parte della Costituzione. Traduzione: nessuno ostacolo ad un rafforzamento dei poteri del Governo, purché questo rispetti il ruolo e il potere del Parlamento. Nessuna scorciatoia con le deleghe legislative, quindi.</p>
<p style="text-align: justify;">IMPORTANTE SOSTEGNO A MATTEO RENZI. VIA VECCHI DEPUTATI SE SI VUOLE DARE SPAZIO &#8220;REALE&#8221; AI GIOVANI<br />
Se questo può essere interpretato come un paletto a Matteo Renzi, <strong>il Presidente della Repubblica ha fatto cadere le barriere del recinto dove si sono arroccati i rappresentanti del M5S</strong>. L’apprezzamento per i “giovani” deputati (di età, oltre che di mandato) è un segnale chiaro. Il governo potrà allargare la base del suo consenso parlamentare se, nel frattempo, perderà alcuni “vecchi” deputati (per età e mandato): un segnale al Ndc e a Fi, due forze nelle quali Mattarella poco si riconosce. E questo è un <strong>chiaro appoggio al governo Renzi</strong>, rafforzato dall’accenno alla legge elettorale.</p>
<p style="text-align: justify;">PERCEZIONE CHIARA DELLA MINACCIA DEL TERRORISMO GLOBALE<br />
Risulta chiara la percezione della minaccia del terrorismo globale alla democrazia e alla libertà. Tale minaccia si può affrontare solo in modo globale. Il che significa che né un singolo Stato da solo né l’Europa da sola possono vincerla.  Occorre lo sforzo di tutti, nessuno escluso. Quindi, niente venti di guerra tra Stati che, sostanzialmente, stanno tutti dalla stessa parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, anche se non esplicitato con toni forti, <strong>una distinzione precisa dei ruoli</strong> tra Quirinale, Parlamento,  Governo, Corte costituzionale e Csm. Chiara<strong>inversione di tendenza rispetto al recente passato</strong>. L’omaggio ai predecessori, Ciampi e in particolare a Napolitano, era inevitabile, ma tutto è finito lì. D’altra parte, Mattarella ha uno scenario politico nuovo e di questo intende tenere conto. Ha fatto capire che <strong>il ruolo del Quirinale non diminuisce se il Capo dello Stato si limita ad esercitare con rigore i suoi poteri</strong>.  Questo elemento di chiarezza, che dovrà superare la prova dei fatti, è il dato positivo che possiamo al momento registrare.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>La felliniana giostra dei ricatti e la Poltrona di velluto rosso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2014 00:58:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[Il Parlamentare]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Quirinale]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_8604" aria-describedby="caption-attachment-8604" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteorenzi-silvioberluscon.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8604" alt="matteo renzi-silvio berlusconi" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteorenzi-silvioberluscon.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteorenzi-silvioberluscon.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteorenzi-silvioberluscon-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteorenzi-silvioberluscon-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8604" class="wp-caption-text">Matteo Renzi con Silvio Berlusconi</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli /</p>
<p style="text-align: justify;">Sul piano strettamente politico, Matteo Renzi aveva (ha) un tallone d’Achille: il suo accordo (del Nazareno) con Silvio Berlusconi. Un’intesa mal digerita all’interno del Pd che, parallelamente, creava (crea) maldipancia anche in FI. La mossa decisiva l’ha fatto Renzi, accordandosi con il M5S per l’elezione di un giudice della Consulta, provocando sconcerto nelle fila del suo partito, ma più grande in quelle berlusconiane. Per rincarare la dose, ha detto, con il suo linguaggio semplificato, che l’accordo “scricchiola” e ha lanciato un ultimatum a Berlusconi sulla legge elettorale per dimostrargli che il patto del Nazareno sulle riforme non è poi così indispensabile come appare. Per non uscire dal gioco, soprattutto per quanto riguarda la scelta del successore di Giorgio Napolitano, Berlusconi è pronto a cedere, anche se ciò gli costerà qualche altra fetta di partito. Ma un po’ di sconcerto emerge anche nelle fila dei grillini, che si vedono privati del primato del ruolo di opposizione “dura e pura” anche perché ne approfitta Matteo Salvini, pronto ad imbarcare elettori pentastellati e forzaitalisti delusi.  Ponendosi <em>super cetera partes</em>, Renzi vuole dimostrare di essere, al tempo stesso, più libero e più forte.</p>
<p style="text-align: justify;">Apro una parentesi: viene il sospetto che aprendo una polemica  con i burocrati europei, e quindi con il presidente della Commissione, Claude Juncker, che Renzi abbia avuto sentore in anticipo delle rivelazioni che poi hanno investito lo stesso Juncker per avere favorito, da premier del Lussemburgo, e nel rispetto delle leggi, le multinazionali ansiose di pagare meno tasse possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi i grandi giornali bene in formati hanno aperto, all’unisono, sulla successione al Quirinale. I più danno per certo che, nel messaggio di fine anno, Napolitano indicherà la data del suo ritiro a vita più tranquilla. <strong>Ma che cosa dirà se vorrà collegare le dimissioni non a una semplice questione di età e di fatica</strong> (a giugno prossimo compirà 90 anni) <strong>ma alle ragioni che lo spinsero ad accettare la rielezione?</strong> Quelle ragioni erano chiare e, se non sono state dimenticate, si riassumevano in una parola: riforma (della Costituzione e della legge elettorale). A tutt’oggi, la sporta è vuota. Ma è difficile che Napolitano chiuderà con un atto d’accusa alle forze politiche che sono venute meno all’impegno che avevano assunto: spalancherebbe le porte di tutte le istituzioni al M5S di Grillo.</p>
<p style="text-align: justify;">La legge elettorale, che è una legge ordinaria, potrebbe passare in poche settimane. Renzi la vuole anche perché, secondo alcuni, confortato dai sondaggi, vuole tornare alle urne al più presto, e non vuole che si voti con la legge “proporzionale” uscita dalla sentenza con cui la Corte Costituzionale ha bocciato e modificato il Porcellum. Chi è disposto a concedergli il premio “alla lista”, cioè al Pd? Berlusconi o Grillo? La risposta è sulla scelta del successore di Napolitano, che dovrà essere gradito, oltre che a Renzi, anche a Berlusconi o a Grillo. Impossibile però che possa piacere contemporaneamente a entrambi. Qui è il nodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Eugenio Scalfari, su <em>Repubblica</em>, ha detto la sua con la solita sicurezza:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; Napolitano “darà le dimissioni entro la fine dell’anno” anche se il suo desiderio di vedere realizzate le riforme “resta inappagato”</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; “Draghi non ha alcuna intenzione di andare al Quirinale”, ma la situazione economica potrebbe modificare la situazione</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; “Renzi e il suo partito vorranno ora un inquilino del Quirinale che riconosca la primazia del capo del governo” ma questo sarebbe “un ritorno al passato”, all’epoca dell’egemonia democristiana quando i presidenti della Repubblica obbedivano alla Dc (parziali eccezioni: Gronchi e Pertini). Questo perché “il progetto di Renzi è di ritornare alla vecchia Dc nel suo rapporto con il Quirinale”.</p>
<p style="text-align: justify;">È chiaro, nel pensiero di Scalfari, i giudizio negativo sul “progetto” di Renzi: rifare la Dc e mettere ai suoi ordini il Quirinale. Perché significherebbe che <strong>la deriva presidenzialistica Scalfaro-Ciampi-Napolitano verrebbe archiviata</strong>: tutto il potere tornerebbe nelle mani dei partiti e, con la legge elettorale che ha in mente Renzi, nelle mani di “uno solo al comando”.</p>
<p style="text-align: justify;">Com’è logico, ha ripreso spazio il toto-presidente. <strong>In cima alla lista, c’è sempre Giuliano Amato</strong> (lo vorrebbe Napolitano). Draghi, penso, sarebbe d’accordo perché Amato avrebbe poi la forza di incamminarlo verso Palazzo Chigi dopo avere lasciato, per un altro anno o poco più, Renzi alla guida del governo e consentendo così allo stesso Draghi di concludere il mandato alla Bce (novembre 2015). Solo che la Germania vorrebbe riprendersi al più presto il controllo diretto del seggio di Francoforte, destinato a crescere di importanza visto che Juncker risulterà più debole del previsto, e per questo potrebbe vedere bene Draghi al Quirinale tra pochi mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente <strong>questa prospettiva non piace a Renzi che vorrebbe al Quirinale un personaggio meno ingombrante</strong>, qualcuno che dovesse principalmente a lui la sua elezione. Anche se c’è sempre il rischio che l’abito faccia il monaco, e cioè che la carica trasformi colui che la ricopre. Poiché Renzi vorrebbe restare alla guida del governo fino al 2023, i conti non tornano. Soprattutto non tornano per coloro che non vogliono vedere i giochi bloccati per così tanto tempo. <strong>La soluzione più accettabile, per Renzi, sarebbe Prodi</strong>, inviso però a Berlusconi, che viceversa accetterebbe Amato.  Quanto al M5S, vorrebbe un presidente di garanzia istituzionale: un eufemismo per dire un Capo dello Stato insensibile ai condizionamenti di Renzi e di Berlusconi, anzi pronto a liberarsi dell’uno e dell’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">“Situazione delicatissima”, dice Scalfari a giusto titolo, ma la cosa è ovvia. Soprattutto se, a Costituzione invariata – e non si vede come possa cambiare in tempi stretti – il Capo dello Stato conserverà gli ampi poteri diretti e quelli discrezionali che la Carta attuale gli consente.  <strong>Una Carta che è, per tutti, una trappola da cui è difficilissimo uscire</strong>. Perciò non valgono gli argomenti giuridici e razionalizzatori, ma solo la forza dei reciproci ricatti. Se qualcuno pensa che, così stando le cose, l’economia possa ripartire o ripartire alla grande, si sbaglia.</p>
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		<title>Colpo di Stato: e se la vicenda della trattativa Stato-Mafia fosse solo la copertura?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2014 22:23:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Gallo]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_8434" aria-describedby="caption-attachment-8434" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giorgio-napolitano32.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8434" alt="giogio napolitano- colpo di stato - quirinale" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giorgio-napolitano32.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giorgio-napolitano32.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giorgio-napolitano32-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giorgio-napolitano32-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8434" class="wp-caption-text">Il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">Introduzione di Fabio Gallo/</p>
<p>Roma &#8211; Ma cosa è successo per davvero in quei giorni? Abbiamo dimenticato che tra gli attentati vi fu anche una bomba al Vicariato di Roma? Di certo il tiro era alto e qualcosa di veramente grave l&#8217;Italia stava rischiando. Roma, si sa, è la Nuova Gerusalemme e non fu risparmiata, a differenza della stessa seconda Guerra Mondiale, neanche la sede del Palazzo Apostolico Lateranense. E se la ricostruzione del Prof. Alessandro Corneli fosse corretta? Significherebbe, forse, che il pericolo non si è estinto del tutto ma solo un&#8217;epoca che si affaccia sulla bella Italia con un rischio ancora maggiore.</p>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli /</p>
<p style="text-align: justify;">La “nuttata” è passata e il Quirinale fa festa. Rapida decisione di pubblicare, sul sito della Presidenza della Repubblica, la trascrizione della testimonianza di Giorgio Napolitano resa il 28 ottobre: era stata così ben circoscritta e preparata che tutto è filato liscio e finito con reciproci ringraziamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">È vero che il termine “trattativa” non è mai venuto fuori, ma Napolitano ha certificato che, nel 1993, l’allora presidente del Consiglio, <strong>Carlo Azeglio Ciampi</strong>, confidò a lui, allora presidente della Camera, e a Giovanni Spadolini, allora presidente del Senato, i suoi timori per un possibile “colpo di Stato”.</p>
<p style="text-align: justify;">Napolitano, più precisamente, ha parlato di un ricatto volto a destabilizzare le istituzioni che avrebbe avuto, come primo obiettivo, il Governo. La prova? L’improvvisa interruzione delle comunicazioni a Palazzo Chigi, sede del Governo.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciamo stare e concentriamoci sulle questioni essenziali. È ipotizzabile un colpo di Stato come ricatto per ottenere un’attenuazione del regime carcerario duro del 41bis? <strong>La sproporzione è troppo grande. Un colpo di Stato si fa per obiettivi più grandi</strong>. Su questi eventuali obiettivi, Napolitano ha taciuto, ma Ciampi deve averli pur spiegati all’epoca dei fatti: forse fa parte di quello che lo stesso Capo dello Stato ha detto di “non poter dire”.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto, <strong>tutta la vicenda della presunta “trattativa” tra lo Stato e la mafia sarebbe una copertura</strong>, mediatico-giudiziaria, per oscurare la trama del presunto colpo di Stato. Che è cosa ben più corposa.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo tuttavia incrociare la presunta trattativa con il presunto colpo di Stato, ma con un risultato paradossale: i presunti negoziatori, da parte dello Stato, non andrebbero accusati di avere deviato dai loro compiti istituzionali, ma <strong>dovrebbero essere considerati come eroi al servizio della salvezza della Repubblica</strong>, avendo contribuito a sventare un colpo di Stato. Con probabili “costi collaterali” difficilmente evitabili. Anche perché non si può escludere che la mafia, o parte di essa, abbia contribuito a “salvare” la Repubblica, beninteso non gratuitamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto sopra, è solo logica deduttiva costruita sulle dichiarazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma si può aggiungere altro. In questi giorni, Matteo Renzi si è distinto per lo scontro con il sindacato. Ha detto che l’interlocutore del sindacato è l’impresa mentre l’oggetto è l’insieme delle condizioni contrattuali di lavoro. Al Parlamento, invece, spetta fare le leggi, senza chiedere il permesso alle parti sociali. Per l’occasione, è stato ritirato in ballo Ciampi, che nel 1993 “salvò” l’Italia proprio dialogando con i sindacati e ponendo fine alla concertazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciampi non era solo e io contesto che, lui e gli altri leader politici, “salvarono” l’Italia. Perché <strong>l’Italia era già nel 1992-1993 in fondo al burrone</strong> e lì l’avevano spinta i governi del precedente quindicennio con l’appoggio della Banca d’Italia di Ciampi. Un vero salvataggio ci sarebbe stato se, tra il 1992-1993, fossero state fatte le riforme di cui si parla oggi; ma <strong>non furono fatte e si aprì la strada al ventennio perduto</strong>, gestito dal Pci che nel frattempo aveva cambiato pelle e dal connubio socialisti-democristiani riciclatisi nelle armate berlusconiane. Con i sindacati a guardia dell’immobilismo e protetti prima da Scalfaro e poi da Ciampi dall’alto del Quirinale contro le velleità, assai tenui, di cambiare qualcosa, come annunciato da Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le vere riforme si sarebbero dovute fare nel 1992-1993</strong>. Non furono fatte e per questo l’Italia ha affrontato un ventennio che l’ha portata alla crisi del 2011 e alla defenestrazione di Berlusconi che ormai non serviva più.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi c’è Renzi, che dice qualcosa di più netto e forte di Berlusconi. Non so se ci crede o se è un altro traghettatore verso l’ulteriore declino dell’Italia.  Forse bisognerà attendere altri vent’anni per dare una risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">A SEGUIRE IL LINK DELLA DEPOSIZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA GIORGIO NAPOLITANO<br />
<a href="http://www.quirinale.it/qrnw/statico/presidente/documenti/pdf/Testimonianza.pdf" target="_blank">http://www.quirinale.it/qrnw/statico/presidente/documenti/pdf/Testimonianza.pdf</a></p>
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		<title>Politica: il primato del marketing e la sua logica perversa.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2014 15:39:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[deficit]]></category>
		<category><![CDATA[Governo Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libero]]></category>
		<category><![CDATA[matteo renzi]]></category>
		<category><![CDATA[politica europea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli / Non scopriamo niente di nuovo se diciamo che Matteo Renzi è un maestro nel marketing politico, ma francamente – come scrive oggi Libero – questa ci mancava all’appello: tutti i ministri dovranno recarsi nelle scuole dove hanno studiato per solennizzare l’inizio del nuovo anno scolastico, ovvero per ribadire la centralità della scuola nel [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_8198" aria-describedby="caption-attachment-8198" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-europa.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8198" alt="matteo-renzi-europa" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-europa.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-europa.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-europa-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-europa-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8198" class="wp-caption-text">Il Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli /</p>
<p style="text-align: justify;">Non scopriamo niente di nuovo se diciamo che <strong>Matteo Renzi</strong> <strong>è un maestro nel marketing politico</strong>, ma francamente – come scrive oggi <strong><em>Libero</em></strong> – questa ci mancava all’appello: tutti i ministri dovranno recarsi nelle scuole dove hanno studiato per solennizzare l’inizio del nuovo anno scolastico, ovvero per ribadire la centralità della scuola nel programma del Governo e dare risonanza alla riforma Giannini. Non è precisato se l’istituto prescelto dovrà essere quello della Scuola elementare, della Scuola media dell’obbligo o della Scuola media superiore poiché è possibile che lo stesso ministro bambino-giovanetto abbia cambiato istituto. Seguirà il cuore?</p>
<p style="text-align: justify;">Che questa operazione, che comunque avrà un costo, anche se limitato, sia uno spot, non c’è alcun dubbio. Che profumi un po’ di amarcord è altrettanto chiaro, avendo per obiettivo non tanto gli studenti che, in maggioranza, avendo di meno di 18 anni, non votano, ma i loro genitori e forse anche i loro nonni che invece votano, ecc. ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Non voglio parlare di questo ma della logica intrinseca, e perversa, della riduzione della politica a marketing perché, nulla essendoci di nuovo sotto il sole, richiama direttamente i regimi che hanno inventato e praticato per primi, scientificamente, il marketing politico, cioè i regimi autoritari, di destra e di sinistra. Certe cose le ho viste solo in qualche spezzone di documentari di Film Luce relativi alle utilizzazione della masse scolaresche, in divisa bianca o nera, nelle parate di regime. Arriveremo all’inno nazionale e all’alzabandiera, ogni mattina, nel cortile di ogni scuola? Arriveremo a “Sull’attenti! Entra il Direttore!”? E poi sport e musica. L’educazione all’uso del computer sembra sostituire l’educazione militare. È già una piccola fortuna, ma per gli adulti spirano venti di guerra: contro l’ISIS (Stato Islamico), contro la Russia: Angela Merkel sembra avere indossato l’elmetto. Proprio la Germania che fa i maggiori affari con la Russia. C’è qualcosa di poco chiaro. Mentre la Francia è pronta a scatenare bombardamenti sull’ex mandato siriano, con la benedizione di Obama. A noi, la Libia, che non è più uno scatolone di sabbia, ma una distesa di pericolose sabbie mobili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Juncker</strong> ha formato la Commissione Europea e <strong>si è circondato di commissari rigoristi: non è un bel segnale per l’Italia.</strong> La Francia ha visto così ridotto il successo della nomina del commissario Moscovici all’economia, ma ha reagito affermando che continuerà a sforare il deficit del 3%. Adesso comunque tutta l’attenzione è concentrata sulla Scozia dove il 18 settembre si svolgerà il referendum sull’indipendenza. Elisabetta II, con grande stile, ha rifiutato di scendere in campo: i partiti hanno voluto la Monarchia neutrale, e neutrale sia. A lei non si può tirare la giacca. “C’è nebbia sulla Manica: Il Continente è isolato”.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è il timore, se vincessero gli indipendentisti, che anche <strong>Spagna (Catalogna) e Belgio (Fiandre)</strong> dovrebbero imboccare lo stesso percorso. E perché no anche la<strong> Padania</strong>? E come opporsi ad altre richieste di indipendenza da parte di regioni fortemente caratterizzate da precedenti identitari storici, etnici, linguistici, religiosi, e, non ultimi, precisi interessi economici? E se è vero che la secessione avrebbe dei costi, mobiliterebbe anche risorse, sotto forma di spese, per realizzarsi: una variante della politica keynesiana: separarsi per spendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Aggiornamento</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo un’anticipazione dell’<strong>ANSA</strong> della rubrica <strong>“l’antitaliano”</strong> del <strong>settimanale <em>L’Espresso</em></strong>, <strong>Roberto Saviano</strong> ha definito <strong>Matteo Renzi “abile battutista”</strong>. In particolare è da segnalare questo passaggio: “”Ci si aspetterebbe umiltà silenzio, riservatezza: esistere solo quando si è al lavoro, rifuggendo ogni futilità<strong>…</strong> Se il giorno in cui si è ufficializzata la deflazione che ha portato l’economia italiana al 1959 il nostro Premier ha teatralmente mangiato il gelato, forse a breve sarà costretto a presentarsi al Paese in ginocchio e con la testa bassa, in un vuoto di parole, finalmente rappresentativo del disastro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è la prima volta che da sinistra, o dall’area progressista, arrivano attacchi a Renzi, ma a sinistra, o nell’area progressista, non ci sono leader alternativi in grado di ottenere comunque un largo consenso.  Allora qual è l’obiettivo di una tale manovra? Escludendo che possa essere quello di riaprire le porte a Berlusconi, non resta che ipotizzare che si attacca Renzi perché su varie questioni, che più o meno si configurano nel pacchetto delle riforme, egli si appoggia proprio a Berlusconi. Ma Renzi non ha alternative. E allora? Sta prevalendo la linea del “tanto peggio, tanto meglio”? Ma meglio per chi? <strong>Intanto da Bruxelles si rafforza il dubbio</strong> che l’Italia, dato il peggioramento della situazione economica, possa contenere il <strong>deficit al 2,6%, ma si dà fiducia a Renzi</strong>. Troppoe cose non sono chiare.</p>
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		<title>Fine della Globalizzazione?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Aug 2014 13:59:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli / Le sanzioni alla Russia e il negoziato per la firma del Ttip per una partnership transatlantica segnano (forse) la fine della globalizzazione, iniziata circa un trentennio fa, durata dunque lo spazio di una generazione, quella che ha visto la fine della Guerra fredda e ha immaginato un nuovo ordine mondiale fondato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_8130" aria-describedby="caption-attachment-8130" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/globalizzazione.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8130" alt="globalizzazione- politica internazionale" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/globalizzazione.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/globalizzazione.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/globalizzazione-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/globalizzazione-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8130" class="wp-caption-text">La politica internazionale dimostra che la Globalizzazione è finita</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli /</p>
<p style="text-align: justify;">Le sanzioni alla Russia e il negoziato per la firma del Ttip per una partnership transatlantica segnano (forse) la fine della globalizzazione, iniziata circa un trentennio fa, durata dunque lo spazio di una generazione, quella che ha visto la fine della Guerra fredda e ha immaginato un nuovo ordine mondiale fondato sul diritto e la libertà di commercio. Due sono stati i punti salienti di questa fase: 1) il crollo del comunismo, con la fine della sua pretesa di offrire un modello economico (ma anche sociale e politico) alternativo a quello occidentale, fondato sul binomio capitalismo-democrazia (liberale); 2) l’ascesa prepotente della Cina sulla scena economica internazionale, con la prospettiva, per questo Paese, di assurgere, tra il 2020 e il 2030, al rango di prima potenza economica mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">La globalizzazione si è potuta affermare grazie all’interazione di progressi tecnologici nei campi dell’informatica e delle telecomunicazioni con cambiamenti di regole, principalmente la liberalizzazione dei movimenti dei capitali, affiancata da una spinta alle liberalizzazioni e alle privatizzazioni nonché da ulteriori riduzioni delle tariffe doganali.</p>
<p style="text-align: justify;">Si ripete spesso che le regole sono tali perché sono uguali per tutti. Vero, ma poiché non tutti sono uguali tra loro, l’applicazione delle stesse regole produce, in tempi più o meno lunghi, differenze di risultati: alcuni ne traggono più vantaggio di altri. Infatti, se la pioggia cade con la stessa intensità (=una regola), gli effetti non sono gli stessi su un terreno argilloso o su un terreno calcareo. Allo stesso modo, le regole della globalizzazione hanno prodotto effetti diversi su sistemi economici condizionati da regole interne diverse sulla fiscalità, sul diritto del lavoro, sulla tutela dell’ambiente, sulle prestazioni previdenziali, sul sistema creditizio, giudiziario e amministrativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono risultati generalmente favoriti i Paesi che avevano (o si sono dotati di) meccanismi flessibili, come, in prima linea, i Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica); meno, quelli che avevano sistemi più rigidi, come Italia, Francia, Spagna (per limitarci ai maggiori). Tra questi, molti hanno visto il fenomeno della delocalizzazione delle imprese (grazie alle facilitazioni delle nuove “regole”), ma in questo caso i guadagni sono stati per le singole imprese, non per i Paesi che esse abbandonavano. Hanno guadagnato i Paesi ospitanti, almeno fino a quando hanno potuto offrire condizioni favorevoli. Quando poi le condizioni sono tornate ad eguagliarsi, ha preso il via il movimento opposto, della ri-locazione. Ma altrove, specie in Asia, il fenomeno va avanti: ormai è la stessa Cina a delocalizzare imprese in Paesi limitrofi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Stati Uniti hanno promosso la globalizzazione, non solo con la Cina, dove molte fabbriche americane hanno investito largamente, ma anche con la Russia. Oggi, mentre Washington polemizza con Mosca e vorrebbe isolarla, si dimentica facilmente il flusso di consiglieri, consulenti, uomini d’affari di industria e finanza americani che, soprattutto durante gli anni di Eltsin, invasero la Russia come fosse un terreno di conquista. Gli Usa hanno favorito la globalizzazione fin da tempi non sospetti, aprendo il loro mercato ai prodotti a basso costo prima del Giappone, poi di Taiwan, di Hong Kong, della Corea del Sud e di numerosi altri paesi del Sud-Est asiatico prima di spalancare le porte ai prodotti della Cina. Ma, così facendo, hanno ridotto il peso della loro capacità manifatturiera, hanno visto crescere la disoccupazione, hanno ridotto la loro presenza in alcuni mercati, hanno visto crescere in maniera abnorme il loro deficit commerciale. Sulla stessa linea si sono orientati molti paesi dell’Europa occidentale. Solo da qualche tempo al di qua e al di là dell’Atlantico si riscopre che la forza dell’economia è nell’industria manifatturiera, e non nei servizi e nella finanza in particolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima che tutto questo fosse evidente, è scoppiata la crisi, tra il 2007 e il 2008. Anche perché non poteva funzionare – in Usa come in Spagna o in Italia – la dilatazione dei servizi e il parallelo indebitamento privato attraverso la speculazione immobiliare. Ora, come rimediare alla perdita di capacità produttive mentre i nuovi concorrenti sono diventati più agguerriti e più forti anche sul piano finanziario? Qualche innalzamento di barriere doganali, tariffarie o non, non basta. La deflazione, comprimendo i consumi, se riduce un po’ le importazioni dall’estero, riduce anche la produzione interna. Svalutazioni e rivalutazioni monetarie striscianti non modificano in profondità la situazione. Rinnegare il libero scambio sarebbe traumatico e insopportabile. Non potendo buttare all’aria la scacchiera, si procede con quella mossa specifica che si chiama “arroccamento”, integrata con qualche “colpo” sferrato sul campo esterno. (nel caso specifico: la Russia).</p>
<p style="text-align: justify;">È chiaro che gli Usa, sfruttando la situazione dell’Ucraina, puntano a destabilizzare Putin e a introdurre “più democrazia”. Ma Washington dovrebbe rispondere a questa domanda: se Putin cadesse e in Russia si instaurasse più democrazia, accetterebbero che l’Europa tornasse a rifornirsi a tutta forza di gas e petrolio russi?</p>
<p style="text-align: justify;">Il Ttip corrisponde all’arroccamento. Ha ricordato Danilo Taino sul Corriere della sera del 27 luglio che le economie europea e americana pesano poco meno del 50% del Pil mondiale: 34 mila miliardi di dollari su quasi 75 mila miliardi. L’Ue porta in dote 17.350 miliardi, gli Usa 16,800. Tra le due parti, corre annualmente uno scambio di merci e servizi per 1000 miliardi di dollari che, però, è meno di un trentesimo del loro Pil complessivo: non molto. Inoltre, il tempo non gioca a loro favore: tra non molto, quel quasi 50% si ridurrà sempre più. I calcoli sui vantaggi che l’una e l’altra parte ricaverebbero dal costituirsi in una specie di “mercato comune transatlantico” sono controversi, soprattutto nel lungo periodo. E poi c’è un problema di fondo, non affrontato: con quale moneta? Con il dollaro o con l’euro? O con una nuova valuta comune da inventare che dovrebbe trovare una soluzione accettabile per i detentori terzi di dollari e di euro? La somma dei debiti pubblici degli Usa e dell’Ue è enorme: che fine farebbero? Ciascuna parte si terrà i propri debiti, ricreando le difficoltà che sono sorte in Europa con la creazione della moneta unica?</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, tutto questo lavora contro la globalizzazione e a favore della costituzione di alcuni mega-blocchi industriali-commerciali-finanziari di difficilissima gestione cui solo una preponderanza militare potrebbe dare un ordine, ma non sappiamo a quale prezzo. La recente istituzione di una banca dei Brics, in concorrenza e futura contrapposizione al Fmi e alla Wb, è un indizio che il resto del mondo non vuole restare a guardare. Anzi, un mercato comune Usa-Ue potrebbe segnare l’abbandono dell’Africa, del Medio Oriente, dell’America latina e naturalmente dell’Asia ad attori non americani e non europei, ai quali si unirebbe la Russia. E non dimentichiamo che è proprio questo resto del mondo a possedere la maggiore quantità di risorse minerarie ed energetiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Di solito, nelle partite di scacchi, l’arroccamento è una mossa per guadagnare tempo, in attesa di avere chiara una strategia. Per il momento, registriamo la prima mentre la seconda deve ancora delinearsi.</p>
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		<title>E se Beppe Grillo fosse più furbo di Matteo Renzi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2014 21:02:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli / Grillo, sulle riforme volute da Renzi, ha detto: “E’ un colpo di Stato”. Risposta di Renzi: “Grillo ha preso un colpo di sole”. E via di questo passo. Per quanto ancora durerà questa sceneggiata? Renzi ha fatto il furbo, dando a credere che prendesse sul serio la disponibilità del M5S al [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_8124" aria-describedby="caption-attachment-8124" style="width: 702px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/beppe-grillo-movimento-5-stelle2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8124" alt="Beppe Grillo" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/beppe-grillo-movimento-5-stelle2.jpg" width="702" height="412" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/beppe-grillo-movimento-5-stelle2.jpg 702w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/beppe-grillo-movimento-5-stelle2-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/beppe-grillo-movimento-5-stelle2-460x270.jpg 460w" sizes="auto, (max-width: 702px) 100vw, 702px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8124" class="wp-caption-text">Beppe Grillo</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli /</p>
<p style="text-align: justify;">Grillo, sulle riforme volute da Renzi, ha detto: <strong>“E’ un colpo di Stato”</strong>. Risposta di Renzi: <strong>“Grillo ha preso un colpo di sole”</strong>. E via di questo passo. Per quanto ancora durerà questa sceneggiata?</p>
<p style="text-align: justify;">Renzi ha fatto il furbo, dando a credere che prendesse sul serio la disponibilità del M5S al dialogo sulle riforme; in realtà voleva mandare un messaggio a Berlusconi, il quale ha confermato la fedeltà al patto del Nazareno, pur avanzando qualche riserva sui contenuti delle riforme poiché non è insensibile alle molte critiche che si elevano nei loro confronti.</p>
<p style="text-align: justify;">Grillo ha fatto il furbo, dimostrando disponibilità a dialogare con Renzi sui contenuti, ma il suo obiettivo era di spingere Renzi e Berlusconi a confermare l’alleanza così da acuire il dissenso all’interno del Pd e nei partiti minori, timorosi di essere penalizzati dalla nuova elegge elettorale più che dalla riforma del Senato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi, tra i due, aveva più da perdere? Non Grillo, a cui non è costato molto dire di essere disponibile a fare le riforme con Renzi, vanificando in tal modo la linea politica adottata dal premier per le recenti elezioni europee, tutta orientata a combattere l’antieuropeismo dei grillini. È invece Renzi ad avere perso più di quanto abbia creduto di guadagnare perché non si è staccato di dosso Berlusconi. I sondaggi, per la prima volta, dopo due mesi, attribuiscono al Pd un po’ meno del 40% delle intenzioni di voto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’obiettivo di Grillo è di mettere sullo stesso piano Renzi e Berlusconi</strong>, affermando che la loro alleanza sul tema delle riforme  produce dei mostri mentre l’azione del Governo va contro tutte le promesse fatte da Renzi. Non solo Renzi non ha ottenuto nulla dall’Europa, ma tutti gli indicatori economici volgono al peggio. <strong>Il peso dell’Italia in Europa non è cresciuto</strong> nonostante gli sforzi del tecnico Monti, l’approccio moderato di Letta e il dinamismo del giovane ex sindaco di Firenze. <strong>L’Italia è sempre al paolo con i suoi problemi</strong>, ai quali si risponde nel solito modo: <strong>aumento del debito pubblico e aumento delle tasse</strong>. È vero che i magazzini delle promesse sono stracolmi, ma il prodotto si avvicina alla data di scadenza senza che sia stato consumato.</p>
<p style="text-align: justify;">“Noi non molliamo”, dice Renzi sulle riforme. E chi è contro, “boicotta”. Strana assonanza con il “Vincere, e vinceremo” e con il “Taci, il nemico ti ascolta”. In sintesi: “Boia chi molla”.</p>
<p style="text-align: justify;">E questa sarebbe politica? Sarebbe una politica rinnovata, volonterosa e con le idee chiare? Dove sono i provvedimenti rivoluzionari? Dov’è finita la priorità dell’occupazione?  Non è colpa di Renzi se l’economia non riparte poiché le cause sono tante e non solo italiane. Allora perché fare gli stessi discorsi dei suoi predecessori? Dov’è il cambiamento? “Dire bugie non paga”, affermava Fanfani. Lo ha ricordato il ministro Boschi e forse non si è resa conto che il principio poteva valere anche per il suo leader.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il Pil crescesse in funzione della quantità di twitter che Renzi scambia con amici e avversari, saremmo felici di avere un premier tecnologicamente aggiornato. Purtroppo questa “cultura tecnologica” non influenza l’economia.  Non solo: a colpi di twitter e di blog, Grillo alla fine potrebbe battere Renzi che è caduito nel tranello di rispondergli.</p>
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		<title>Le Grandi manovre sull&#8217;Europa. Analisi di Alessandro Corneli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2014 22:33:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
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					<description><![CDATA[intro di Fabio Gallo Ascoltare (o leggere) il prof. Alessandro Corneli è come bere direttamente alla sorgente. La dieta che raccomando di più in questo periodo è quella di praticare letture intelligenti, capaci di orientarci verso le grandi verità alla luce delle quali tutto ciò che sentiamo dire e ci accade intorno è più comprensibile. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_8105" aria-describedby="caption-attachment-8105" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/NATIONAL-SECURITY-AGENCY.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8105" alt="national-security-agency-alessandro-corneeli" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/NATIONAL-SECURITY-AGENCY.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/NATIONAL-SECURITY-AGENCY.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/NATIONAL-SECURITY-AGENCY-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/NATIONAL-SECURITY-AGENCY-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8105" class="wp-caption-text">National Security Agengyalessandro corneli</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">intro di Fabio Gallo</p>
<p style="text-align: justify;">Ascoltare (o leggere) il prof. Alessandro Corneli è come bere direttamente alla sorgente. La dieta che raccomando di più in questo periodo è quella di praticare letture intelligenti, capaci di orientarci verso le grandi verità alla luce delle quali tutto ciò che sentiamo dire e ci accade intorno è più comprensibile. Quando si dice che ci sono cose più grandi di noi&#8230;, è proprio vero. Viviamo, si, ma in una realtà relativa: quella che vogliono farci vivere. Non vorrei perdeste per nessun motivo anche i commenti del dott. Giampiero Cardillo agli articoli di Alessandro Corneli. Per questo, li pubblicheremo. Buona lettura.</p>
<p style="text-align: center;">A cura di <strong>Alessandro Corneli</strong> /grrg.eu</p>
<p style="text-align: justify;">Un approfondito articolo del <strong>prof. Andrea Manzella</strong> (non è un giovane: è nato nel 1933) su <em>Repubblica</em> di oggi 10 luglio fa capire come si stiano evolvendo i rapporti istituzionali in seno all’Ue (ovvero come si distribuisce il potere tra Consiglio, Commissione e Parlamento) e perché le battaglie per la nomina di Juncker e dei diversi commissari assumano un significato nuovo rispetto al passato. La Commissione, infatti, avrà un peso maggiore e crescente, configurandosi sempre più come il <strong>supergoverno europeo</strong>, in grado anche di correggere eventuali “distorsioni” imposte dal Consiglio, dove i capi di governo tendono a privilegiare le posizioni “nazionali”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’evoluzione istituzionale della Ue non sfugge, evidentemente, a Mario Draghi, che proprio ieri ha detto che <strong>l’Europa dovrebbe avere un potere di “<em>governance</em> sulle riforme strutturali”</strong> di cui i suoi Paesi membri hanno, in varia misura, quasi tutti bisogno. La preoccupazione è ovvia: evitare che le “riforme” adottate in un Paese lo allontanino (anziché avvicinarlo) dalla rotta europea. Discorso molto probabilmente indirizzato anzitutto all’Italia che, sulla strada delle riforme, procede in maniera assai confusa. Ad esempio, l’idea di modificare il meccanismo di elezione del Capo dello Stato – i primi quattro scrutini con una maggioranza dei due terzi, i secondi quattro scrutini con una maggioranza dei tre quinti, dal nono scrutinio con la maggioranza assoluta – non si capisce come e quanto sia “europea” e non nasconda, invece, il desiderio di ridurre il prestigio del presidente della Repubblica, eletto eventualmente solo quando scatta la terza e minimalista opzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio oggi, il settimanale tedesco <em>Die Zeit</em> ha parlato di Draghi, chiedendosi se non stia per trasferirsi a Roma, come prossimo presidente della Repubblica: un Presidente che, certamente, vigilerebbe sul mantenimento della rotta europea da parte dell’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dove va l’Europa e dove vanno i suoi singoli membri è quindi di grande importanza</strong>  anche per i soggetti terzi, gli “osservatori interessati”, il primo dei quali è l’alleato americano. La notizia di oggi è che, dopo le intercettazioni della Nsa sul telefono cellulare di Angela Merkel, e dopo la scoperta che la Cia aveva “agganciato” un funzionario del servizio segreto tedesco, adesso è scoppiato un secondo caso con la scoperta di un’altra spia tedesca al servizio degli Usa, ma questa volta proveniente dal servizio di controspionaggio delle forze armate.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa <strong>particolare attenzione dell’intelligence Usa per la Germania</strong>– particolare solo perché è emersa? – indica che <strong>oltre Atlantico si attribuisce grande importanza alle scelte politiche di Berlino</strong> per la sua indiscussa leadership europea. Senza dubbio agli americani interessa sapere quanto sono profondi i legami tra la Germania e la Russia, sua principale fornitrice di energia; quanto si stiano rafforzando i legami economici (e, in futuro, forse, anche quelli monetari) tra Berlino e Pechino (da cui la Merkel è appena rientrata); come realmente la Germania veda l’evoluzione della situazione in Medio Oriente, dalla Turchia all’Arabia Saudita, passando per l’Iran e Israele. In sostanza: <strong>accertare se la Germania è allineata sulla politica globale degli Stati Uniti o se stia perseguendo un proprio disegno che si trascinerebbe dietro tutta l’Europa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Il Dollaro, l&#8217;Euro, l&#8217;Oro: Cina, e Russia verso una moneta che detronizzerà il Dollaro?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2014 22:16:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziari]]></category>
		<category><![CDATA[dollaro]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Gallo]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[gestione della conoscenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Introduzione di Fabio Gallo &#8211; direttore editoriale Gruppo ComunicareITALIA/ Lo stato confusionale che genera l&#8217;eccesso d&#8217;informazione sempre più orizzontale e veloce non ci consente approfondimenti indispensabili, invece, per comprendere davvero come stanno le cose e dove la nostra società sta andando. Quante cose vere ci vengono propinate ogni giorno? e quante false per confondere le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_8062" aria-describedby="caption-attachment-8062" style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/crisi-finanziaria1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8062" alt="crisi-finanziaria-dollaro-alesandro corneli-fabio gallo-geopolitica-gestione della conoscenza" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/crisi-finanziaria1.jpg" width="700" height="400" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/crisi-finanziaria1.jpg 700w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/crisi-finanziaria1-300x171.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/crisi-finanziaria1-472x270.jpg 472w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8062" class="wp-caption-text">Il Dollaro e l&#8217;esasperazione universale</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">Introduzione di Fabio Gallo &#8211; direttore editoriale Gruppo ComunicareITALIA/</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stato confusionale che genera l&#8217;eccesso d&#8217;informazione sempre più orizzontale e veloce non ci consente approfondimenti indispensabili, invece, per comprendere davvero come stanno le cose e dove la nostra società sta andando. Quante cose vere ci vengono propinate ogni giorno? e quante false per confondere le nostre idee mentre qualcuno o qualcosa acquista i diritti della nostra Memoria, della nostra Storia, delle nostre Tradizioni? mentre qualcuno acquista le nostre terre, i nostri uliveti, i vigneti, e ora gli aranceti? Il passaggio super veloce della comunicazione analogica a quella digitale, diciamo la verità, non ci ha consentito di comprendere ancora perché ognuno di noi, da circa dieci anni, dipende dal suo telefono divenuto strumento potenzialmente interagente con l&#8217;universo della rete. Proprio lei, la Rete (internet) è la grande meretrice che mostra i suoi aspetti accademici e le sue &#8220;app&#8221; come mammelle di latte per la crescita dei nostri figli e nipoti, per nascondere, invece, un piano unico, semplice, avvilente: il controllo dell&#8217;Umanità. Allora, in questo clima abbiamo bisogno di essere guidati come bambini da chi ha una coscienza internazionale e per questo non mi stancherò mai di ringraziare uno dei più grandi analisti esperti in geopolitica, oggi viventi e di cui mi onoro sentirmi discepolo. Una speranza&#8230;, mi sia concessa.</p>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli / visita anche www.grrg.eu</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, 8 luglio, potrebbe diventare una data da ricordare. Senza molta enfasi, con toni moderati, il <em>Corriere della Sera</em> ha dedicato la pagina 11 a un tema di portata globale: <strong>il ruolo del dollaro</strong>. Lo ha fatto sotto il segno della cronaca e non dell’analisi, riferendo le parole del ministro francese delle Finanze, <strong>Michel Sapin, che ha evocato la necessità di limitare l’uso del dollaro come valuta principe del commercio internazionale</strong>. Il riferimento a de Gaulle, che nel 1965, allora presidente della Repubblica, pronunziò un violento attacco contro l’egemonia della valuta americana e il suo inaudito privilegio di poter acquistare beni e servizi semplicemente stampando carta-moneta, era d’obbligo, come pure il titolo provocatorio e auto-protettivo: “Parigi alla crociata anti-dollaro”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A de Gaulle andò male</strong>. Tre anni dopo il suo attacco, lo scoppio del “maggio ‘68”, paralizzando la Francia per un mese, spazzò via le riserve auree che Parigi aveva accumulato. Altri tre anni, e nel 1971 <strong>gli Stati Uniti misero fine alla convertibilità del dollaro in oro</strong>, ponendo fine al regime dei cambi fissi. Quel regime che aveva sostenuto i “magnifici trenta” anni di straordinari progressi economici e sociali dell’Occidente, dall’inizio degli anni ’40 all’inizio degli anni ’70. Poi cominciarono le crisi petrolifere, le svalutazioni competitive e i tentativi in sede europea per mettervi riparo (serpente monetario, Sme. infine l’euro) e finalmente la globalizzazione dove ciascuno ha giocato con la massima spregiudicatezza le proprie carte <strong>sotto la regia della finanz</strong>a che, per conseguire i suoi obiettivi, cioè i massimi profitti dovunque si presentassero le migliori occasioni, <strong>ha destabilizzato l’economia reale, quella che produce beni e crea occupazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CHI USA DOLLARI CADE SOTTO LA GIURISDIZIONE DEGLI STATI UNITI</strong><br />
Il <em>Corriere</em> ha preso il coraggio forse sulla spinta del <em>Financial Time</em>s, che il giorno prima, 7 luglio, aveva scritto che le relazioni transatlantiche sono in uno stato di apatia perché la confusione e l’incomprensione stanno prendendo il sopravvento nei rapporti tra Usa ed Europa. La scintilla è scoccata con la <strong>condanna di Bnp-Paribas</strong> a pagare una multa di nove miliardi di dollari perché aveva trattato con il governo del Sudan colpevole di massacri nel Darfur e sotto embargo americano. La condanna è stata resa possibile perché la banca francese aveva fatto transazioni in dollari; non le sarebbe successo nulla se le avesse fatte in un’altra moneta. <strong>Chi usa dollari, cade quindi sotto la giurisdizione degli Stati Uniti</strong>. Ad alcuni ciò sembra eccessivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA CIA AVEVA RECLUTATO UN AGENTE DEL SERVIZIO SEGRETO TEDESCO</strong><br />
Questo episodio avrebbe spinto il ministro francese a fare dichiarazioni di stampo gollista. Solo che, oggi, la Francia conta in Europa molto meno di mezzo secolo fa. La Germania è d’accordo? Sapin ha forse approfittato anche della nuova polemica tra Berlino e Washington: <strong>si è saputo che</strong> <strong>la Cia aveva reclutato un agente del servizio segreto tedesco</strong> per avere informazioni, <strong>dopo</strong> che la Nsa aveva intercettato il telefonico di Angela Merkel e le assicurazioni di Obama alla Cancelliera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CINA E RUSSIA: TOGLIERE DAL TRONO IL DOLLARO E TROVARE UNA NUOVA MONETA<br />
L’affare è grosso, ma non è la Francia a guidarlo, bensì la Cina</strong> (con una certa intesa con la Russia). Pechino e Mosca hanno smesso di acquistare titoli di Stato americani; Pechino, inoltre, accumula oro e Shanghai ne è diventato il principale mercato. Il presidente della Banca centrale cinese da qualche anno afferma che è necessario <strong>togliere il dollaro dal trono e trovare una nuova moneta</strong>, ricavata da un cesto delle più importanti, per regolare gli scambi commerciali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GERMANIA, SOGGETTO DECISIVO<br />
Il soggetto decisivo sarà la Germania</strong>, la quale, a modo suo, ha creato per sé una situazione di privilegio con l’adozione dell’euro. In un modo molto semplice. <strong>Nel caos del regime dei cambi fluttuanti, ha imposto, con la moneta unica, il cambio fisso ai suoi partner</strong>, che sono stati obbligati a rinunziare alle svalutazioni competitive cui ricorrevano periodicamente per tenere testa alla formidabile economia germanica.  Per questo motivo la Germania continua ad essere competitiva a livello mondiale, anche se con crescente fatica, nonostante il cambio euro-dollaro sia a 1,36. A soffrirne sono altri Paesi dell’eurozona, come Francia e Italia. Quindi bisognerà attendere che anche in Germania si avverta il peso di questo cambio perché Berlino prenda posizione e scenda in campo sulla questione sollevata dal ministro francese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ITALIA: SEGNALI POSITIVI&#8230;PER I SALDI<br />
Quanto all’Italia</strong>, l’attenzione è concentrata sullo scontro verbale tra Renzi e Grillo mentre il ministro dell’Economia, Padoan, che ora presiede l’Ecofin, ripete “serenamente” che il debito italiano è tra i più sostenibili e il <strong><em>Sole 24 Ore</em></strong>, giulivo, <strong>vede “segnali positivi” in questi primi giorni di saldi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A COSA SERVE IL SERVIZIO CIVILE? A RIDURRE LA DISOCCUPAZIONE</strong><br />
Per ridurre la disoccupazione giovanile, si pensa a reintrodurre, per 100 mila ragazzi, il “servizio civile”, a poco più di 400 euro al mese, per un anno, a turno. E Napolitano si scaglia contro il bicameralismo perfetto. In vista delle elezioni per l’Anm, <strong>la Procura di Milano torna a spaccarsi</strong>, <strong>segnale inequivocabile che una “riforma della giustizia” è dietro l’angolo</strong>, ma gli slide diffusi dal ministro sono, com’era prevedibile, solo slogan conditi di buon senso e di buone speranze. Bolle di sapone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A LONDRA SI TEME UNA BOLLA FINANZIARIA<br />
A Londra, invece, si teme una nuova bolla finanziaria</strong>. Lo stesso FT, qualche settimana fa, aveva sollevato la questione del ruolo del dollaro. <span style="text-decoration: underline;">Speriamo che la grande partita non abbia bisogno, per trovare una soluzione, di un nuovo conflitto militare generalizzato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PAPA FRANCESCO MINACCIATO DI MORTE?</strong><br />
Papa Francesco, che non si stanca di condannare questa economia finanziarizzata, adesso ha avuto, secondo alcuni, una chiara minaccia dalla criminalità organizzata. Ma lui va avanti imperterrito perché, contro i guru della finanza e i padrini, crede nel <strong>“non prevalebunt”</strong>, una super-assicurazione.</p>
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