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	<title>Food&amp;Drink &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Il tumore si combatte anche a tavola. I cibi del Natale che potenziano l’immunoterapia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Dec 2023 18:26:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food&Drink]]></category>
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					<description><![CDATA[Roma, 11 dic. (askanews) – Il cancro si combatte anche a tavola, soprattutto a Natale. Dalle lenticchie al pesce, dai finocchi alla frutta secca, sono molteplici gli ingredienti della tradizione natalizia italiana che possono rivelarsi preziosi alleati sia per prevenire il melanoma, sia per migliorare la risposta all’immunoterapia e per contrastare gli effetti collaterali dei [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Roma, 11 dic. (askanews) – Il cancro si combatte anche a tavola, soprattutto a Natale. Dalle lenticchie al pesce, dai finocchi alla frutta secca, sono molteplici gli ingredienti della tradizione natalizia italiana che possono rivelarsi preziosi alleati sia per prevenire il melanoma, sia per migliorare la risposta all’immunoterapia e per contrastare gli effetti collaterali dei trattamenti. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.ilparlamentare.it/wp-content/uploads/dieta-mediterranea-brucia-grassi.jpg" alt="Alimenti della Dieta Mediterranea" class="wp-image-16780" width="707" height="441" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/dieta-mediterranea-brucia-grassi.jpg 1600w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/dieta-mediterranea-brucia-grassi-300x188.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/dieta-mediterranea-brucia-grassi-432x270.jpg 432w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/dieta-mediterranea-brucia-grassi-768x480.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/dieta-mediterranea-brucia-grassi-1536x960.jpg 1536w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/dieta-mediterranea-brucia-grassi-696x435.jpg 696w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/dieta-mediterranea-brucia-grassi-1068x668.jpg 1068w" sizes="(max-width: 707px) 100vw, 707px" /><figcaption>Alimenti della Dieta Mediterranea</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">A suggerire alcuni dei piatti anti-cancro da inserire nel menù delle prossime feste natalizie è Paolo Ascierto, presidente del convegno e direttore del dipartimento di oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative dell’Istituto Nazionale dei Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, in occasione dei recenti convegni Immunotherapy Bridge e Melanoma Bridge. <strong>“Pasta e fagioli, lenticchie in umido, zuppa di cereali integrali proprio come li facevano le nostre nonne possono migliorare la risposta al trattamento immunoterapico nei pazienti affetti da melanoma – spiega Ascierto.</strong> Così come i funghi, i finocchi, il salmone, l’aringa marinata e, finanche, la liquirizia possono prevenire il rischio di sviluppare il tumore della pelle, oltre che contrastare gli effetti collaterali delle terapie”.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="1690" height="1124" src="https://www.ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Fotolia_53663804_Subscription_Monthly_M.jpg" alt="" class="wp-image-16781" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Fotolia_53663804_Subscription_Monthly_M.jpg 1690w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Fotolia_53663804_Subscription_Monthly_M-300x200.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Fotolia_53663804_Subscription_Monthly_M-406x270.jpg 406w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Fotolia_53663804_Subscription_Monthly_M-768x511.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Fotolia_53663804_Subscription_Monthly_M-1536x1022.jpg 1536w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Fotolia_53663804_Subscription_Monthly_M-696x463.jpg 696w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Fotolia_53663804_Subscription_Monthly_M-1068x710.jpg 1068w" sizes="(max-width: 1690px) 100vw, 1690px" /><figcaption>Alimenti della Dieta Mediterranea</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Il melanoma è il tumore della pelle più aggressivo, oggi in costante aumento sia per via dell’errata esposizione al sole che della scarsa cultura della prevenzione. <strong>“Negli ultimi anni i tumori della pelle sono diventati sempre più comuni tra i giovani:</strong> oggi in Italia rappresentano la terza tipologia di tumore più riscontrata al di sotto dei 50 anni – sottolinea Ascierto -. È opinione ormai comune che la prevenzione inizia anche a tavola. Relativamente al melanoma e ai carcinomi cutanei, alcuni componenti della dieta, come gli antiossidanti, le vitamine e i minerali, hanno mostrato effetti protettivi, aiutando a combattere i radicali liberi e a prevenire i danni alla base dello sviluppo del tumore. <strong>In particolare, le vitamine C, E e A, lo zinco, il selenio, i carotenoidi, gli acidi grassi omega-3, il licopene, i polifenoli e i sulforafani sono tra gli antiossidanti che molti specialisti consigliano di includere nella dieta per ridurre il rischio di tumori cutanei.</strong> Avere abitudini alimentari corrette è importante anche durante il percorso terapeutico per mantenere più forte il sistema immunitario, migliorare l’efficacia del trattamento stesso, ridurre gli effetti collaterali e quindi poter continuare il percorso, prevenire le recidive”. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="2200" height="900" src="https://www.ilparlamentare.it/wp-content/uploads/HOME-NUOVA4.jpg" alt="" class="wp-image-16782" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/HOME-NUOVA4.jpg 2200w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/HOME-NUOVA4-300x123.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/HOME-NUOVA4-480x196.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/HOME-NUOVA4-768x314.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/HOME-NUOVA4-1536x628.jpg 1536w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/HOME-NUOVA4-2048x838.jpg 2048w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/HOME-NUOVA4-696x285.jpg 696w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/HOME-NUOVA4-1068x437.jpg 1068w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/HOME-NUOVA4-1920x785.jpg 1920w" sizes="(max-width: 2200px) 100vw, 2200px" /><figcaption>Biennale della Dieta Mediterranea della Fondazione Culturale &#8220;Paolo di Tarso&#8221;</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">In particolare, è stato dimostrato che i pazienti con diagnosi di melanoma sottoposti a immunoterapia hanno una risposta migliore al trattamento se consumano un piatto a base di proteine sane <strong>(pesce, pollame, formaggi magri, legumi e frutta secca), </strong>evitano i salumi e le carni trasformate, come condimento usano oli vegetali sani, <strong>meglio l’olio extravergine; come bevande: acqua e caffè, </strong>meglio se si evitano le bevande molto zuccherate. E se il colon improvvisamente non risponde più ai comandi a causa delle cure farmacologiche? Ascierto e il suo team consigliano di affidarsi alle tisane: <strong>tisana alla malva, alla melissa, al finocchio e alla camomilla.</strong> Un buon risotto al limone può aiutare a contrastare i disturbi gastrointestinali e lo zenzero può contrastare i problemi di anoressia e nausea provocati dall’immunoterapia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È dunque evidente che il gusto può ben sposarsi con la salute e la prevenzione del cancro. Con questo spirito il gruppo di oncologi, dermatologi e dietisti, diretto da Ascierto, sviluppa costantemente progetti per anticipare le mosse della malattia e diffondere i principi di una sana e corretta alimentazione basati fondamentalmente sulla <strong><a href="http://www.biennaledietamediterranea.it">dieta mediterranea</a></strong> e i suoi fitonutrienti <strong>(il licopene dei pomodori, il resveratrolo della buccia dell’uva, l’acido ellagico della frutta secca o il sulforafano dei broccoli) che agiscono come spazzini dei radicali e proteggono le cellule dai danni al Dna.</strong> Progetti a cui partecipano anche chef stellati come dimostra il libro <strong>“Prevenzione à la carte – anticipare le mosse dei tumori della pelle”, scritto a sei mani da Ascierto, la dietista del Pascale Anna Licia Mozzillo e lo chef Gennaro Esposito, all’interno del quale vengono proposti 16 piatti sani, ma anche buoni da gustare.</strong> Un libro che nasce dall’assunto che un’alimentazione sana non deve rinunciare al gusto per il buon cibo e sia un ottimo alleato per la salute e la cura della propria pelle. “Non a caso – continua Ascierto – il primo ad affermare che il cibo è la prima medicina fu Ippocrate, padre delle scienze mediche. Oggi, a conferma, sappiamo che la dieta può incidere realmente sul rischio di ammalarsi di cancro e sulle probabilità di guarigione”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedi www.ascanews.it </p>
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		<title>Olio extravergine Igp: è corsa al riconoscimento dei marchi regionali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Oct 2021 17:07:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food&Drink]]></category>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1221" height="637" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/olioextravergineigp.jpg" alt="olioextravergineigp" class="wp-image-15900" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/olioextravergineigp.jpg 1221w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/olioextravergineigp-300x157.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/olioextravergineigp-480x250.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/olioextravergineigp-768x401.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/olioextravergineigp-696x363.jpg 696w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/olioextravergineigp-1068x557.jpg 1068w" sizes="auto, (max-width: 1221px) 100vw, 1221px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">La corsa degli oli regionali. Negli ultimi mesi si è registrata una vera e propria escalation nelle richieste di riconoscimento di oli extravergini d&#8217;oliva a indicazione geografica. La vera novità non è tanto nella richiesta del marchio Igp al posto di quello Dop (in Italia di extravergine a Denominazione d&#8217;origine protetta ce ne sono ben 44) ma del tentativo di replicare un modello di successo: quello dell’olio Toscano Igp. Un modello che ha indubbiamente funzionato perché prima ancora della certificazione Ue ha chiarito in maniera inequivocabile un’area produttiva, la Toscana, molto nota anche a livello internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="U40583842695hQF">Il successo del Toscano Igp</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un aspetto che si è rivelato decisivo nel decretare il successo dell’olio Toscano Igp che è riuscito così negli anni ad associare un numero rilevante di produttori (fino a 9mila) e a raggiungere quantitativi certificati fino a 4mila tonnellate, il 20% circa di tutto l’olio made in Italy a marchio Ue. Il restante 80% è messo insieme dalle oltre 40 Dop disseminate sul territorio (e con molte che fanno riferimento ad aree che i consumatori fanno fatica a collocare sulla cartina geografica) con l’unica eccezione della Dop Terra di Bari che, solo dopo anni di lavoro, è riuscita a raggiungere volumi analoghi a quelli dell’Igp Toscano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema chiave è quello della riconoscibilità. Ed è con questo obiettivo che sono fioccate le nuove domande. A oggi tra nuove autorizzazioni e richieste in via di riconoscimento si contano le Igp delle Marche (25 tonnellate certificate), della Calabria (281 tonnellate), della Sicilia (757 tonnellate) oltre alla Igp Puglia e l’olio Igp Lucano che, poiché sono stati riconosciuti rispettivamente a dicembre 2019 e a ottobre 2020, ancora non hanno debuttato sul mercato. Mentre sullo sfondo sono avviati i confronti per il lancio degli extravergini Igp Roma (che però comprende l&#8217;intero Lazio), Campania e Sardegna.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="U405838426957ZB">Il potenziale di Puglia, Calabria e Sicilia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’operazione è di grande rilievo soprattutto perché le Igp di Puglia, Calabria e Sicilia hanno un potenziale davvero rilevante. E si tratta anche di aree che tra le ondate migratorie del passato e i consistenti flussi turistici intercettati oggi sono anche fortemente riconoscibili all’estero. «Tutto è partito qualche anno fa – spiega David Granieri, presidente dell’Unaprol, una delle principali associazioni di produttori olivicoli – quando abbiamo capito che il progetto sull’Igp Italia non sarebbe andato in porto. Da allora abbiamo ripiegato sui marchi regionali che possono vantare nomi territoriali evocativi e al tempo stesso consentire di mettere insieme significativi volumi. Ci siamo resi conto che si riesce davvero a incidere solo se si svolge un reale ruolo sul mercato mentre se si rimane ancorati alla supernicchia si resta ai margini. Va in questa direzione anche l’ultimo progetto che abbiamo avviato di trasformare la Dop dell’olio Terre d&#8217;Otranto nella Igp Salento».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La nostra è un&#8217;esperienza di successo – spiega Fabrizio Filippi, presidente del Consorzio dell’Olio Igp Toscano –. Negli anni migliori siamo arrivati a imbottigliare oltre 4mila tonnellate di olio, quasi un terzo dell’intera produzione toscana. Nelle ultime annate le condizioni meteo e qualche caso di mancato ricambio generazionale ha ridotto la produzione sotto le 3mila tonnellate. Ma ci aspettiamo ora un rimbalzo grazie a molti nuovi uliveti che sono stati piantati. Perché dove c&#8217;è mercato si piantano nuovi uliveti».</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="U40583842695yF">Contro l’abbandono degli uliveti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">«Noi siamo stati tra i principali promotori della Igp Calabria – spiega il presidente dell’associazione olivicola cosentina, Massimino Magliocchi – perché siamo convinti possa essere una importante leva per valorizzare la produzione olivicola calabrese, seconda per volumi in Italia dopo quella pugliese. Una valorizzazione necessaria per garantire una migliore remunerazione ai produttori che già sono attivi, ma ancora di più per attrarre nuovi imprenditori e magari contrastare uno dei principali problemi dell’olivicoltura italiana degli ultimi anni: l’abbandono degli uliveti».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un trend preoccupante e che va contrastato anche perché alla base di tanti episodi di dissesto idrogeologico o degli incendi che questa estate hanno distrutto 400 ettari di uliveti nella sola Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte Il Sole24ORE di Giorgio dell&#8217;Orefice</p>
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		<title>Ue, pecorino Monte Poro iscritto a registro Dop</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2020 10:44:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food&Drink]]></category>
		<category><![CDATA[Terra&Gusto]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Food]]></category>
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					<description><![CDATA[La Commissione europea ha approvato la richiesta di iscrizione del Pecorino del Monte Poro nel registro delle denominazioni di origine protette (Dop). Il Pecorino del Monte Poro è un formaggio di latte di pecora calabrese ed è ottenuto da latte crudo e intero di pecora. I suoi aromi di fiori selvatici, macchia mediterranea e fieno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_14720" aria-describedby="caption-attachment-14720" style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecorinomonteporo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-14720" alt="Pecorino di Monte Poro" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecorinomonteporo.jpg" width="700" height="525" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecorinomonteporo.jpg 700w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecorinomonteporo-300x225.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecorinomonteporo-359x270.jpg 359w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14720" class="wp-caption-text">Pecorino di Monte Poro</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">La Commissione europea ha approvato la richiesta di iscrizione del Pecorino del Monte Poro nel registro delle denominazioni di origine protette (Dop).<br />
Il Pecorino del Monte Poro è un formaggio di latte di pecora calabrese ed è ottenuto da latte crudo e intero di pecora. I suoi aromi di fiori selvatici, macchia mediterranea e fieno provengono dai pascoli del Monte Poro particolarmente ricchi di essenze aromatiche e fragranti. Sono questi arbusti ed essenze vegetali che conferiscono al prodotto le caratteristiche che lo distinguono dagli altri formaggi a base di latte di pecora. Questa nuova denominazione si unirà agli oltre 1.480 prodotti agricoli già protetti, in eAmbrosia, il database dei prodotti a indicazione geografica dell&#8217;Unione europea.<br />
Con il riconoscimento assegnato al formaggi tipico del Vibonese da oggi salgono a 13 le Dop calabresi, cui si aggiungono le 6 Igp (Indicazioni Geografiche Protette) e 267 specialità tradizionali garantite. (ANSA).</p>
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		<title>Il &#8220;Tortellino Bolognese&#8221; ha vinto la sua crociata</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2019/10/il-tortellino-bolognese-ha-vinto-la-sua-crociata/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2019 14:01:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dalle Regioni]]></category>
		<category><![CDATA[Food&Drink]]></category>
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					<description><![CDATA[la Redazione/ Sa proprio di essere dei &#8220;polli&#8221; quel tortellino voluto dal Cardinale Matteo Zuppi in rispetto dei residenti islamici di Bologna che esclude la carne di maiale per inserire quella di pollo, come segno di ospitalità. Non l&#8217;avesse mai fatto, si è capito che un tortellino può fare scoppiare una nuova crociata. Infatti, l&#8217;iniziativa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_14413" aria-describedby="caption-attachment-14413" style="width: 930px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tortellini-recipe1-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-14413" alt="Tortellini bolognesi" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tortellini-recipe1-1.jpg" width="930" height="623" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tortellini-recipe1-1.jpg 930w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tortellini-recipe1-1-300x200.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tortellini-recipe1-1-403x270.jpg 403w" sizes="auto, (max-width: 930px) 100vw, 930px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14413" class="wp-caption-text">Tortellini bolognesi</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">la Redazione/</p>
<p style="text-align: justify;">Sa proprio di essere dei &#8220;polli&#8221; quel tortellino voluto dal Cardinale Matteo Zuppi in rispetto dei residenti islamici di Bologna che esclude la carne di maiale per inserire quella di pollo, come segno di ospitalità. Non l&#8217;avesse mai fatto, si è capito che un tortellino può fare scoppiare una nuova crociata. Infatti, l&#8217;iniziativa del prelato ha fatto scattare una ironica crociata dell&#8217;Italia intera. Il Tortellino bolognese è un mito mondiale e l&#8217;iniziativa del prelato è deprimente e prova dell&#8217;assoluta mancanza di buon senso e rispetto verso il Paese che ospita, tra l&#8217;altro, la Nuova Gerusalemme: la Santa Sede. Ma a prendere le distanze è anche l&#8217;ex Arcivescovo di Bologna che afferma: &#8220;tra le eresie, questa è la più grande&#8221;. La sottomissione culturale di certa prelatura e classe politica di sinistra, va detto, rischia di produrre enormi disagi che, diversamente, non esisterebbero. Un esempio sono le multinazionali, evidentemente più consapevoli e rispettose di tutti nei loro menù.  Al cardinale Matteo Zuppi, infatti, è stato ricordato che Mc Donald&#8217;s mette a disposizione carne, pesce e pollo. A scegliere è l&#8217;acquirente e senza politica ma solo per gusti personali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il Cardinale di Santa Madre Chiesa ha ricevuto un attacco ancora più virulento dal mondo social che ha suscitato molto successo, quando gli è stato imputato di essere promotore di segni di accoglienza sbagliata e lasciva, tesi a conquistare la fiducia di giovani africani da sfruttare come lavoratori sottopagati nelle terre italiane. Insomma, il Tortellino Bolognese ha vinto la sua crociata.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui di seguito la ricetta proposta dall&#8217;ACADEMIA BARILLA.<br />
<a href="http://www.academiabarilla.it/ricette/emilia-romagna/tortellini-alla-bolognese.aspx">http://www.academiabarilla.it/ricette/emilia-romagna/tortellini-alla-bolognese.aspx</a></p>
<p><figure id="attachment_14414" aria-describedby="caption-attachment-14414" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Senza-titolo-111.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-14414" alt="Ricetta dei Tortellini bolognesi" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Senza-titolo-111.jpg" width="650" height="555" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Senza-titolo-111.jpg 650w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Senza-titolo-111-300x256.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Senza-titolo-111-316x270.jpg 316w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14414" class="wp-caption-text">Ricetta dei Tortellini bolognesi</figcaption></figure></p>
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		<title>Malghe, frantoi e cantine scelte da 70% italiani in vacanza</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2018/08/malghe-frantoi-e-cantine-scelte-da-70-italiani-in-vacanza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2018 11:13:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food&Drink]]></category>
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					<description><![CDATA[In vacanza al mare, in montagna o nel verde durante l&#8217;estate 2018, il 71% degli italiani ha scelto di visitare frantoi, malghe, cantine, aziende, agriturismi o mercati degli agricoltori per acquistare prodotti locali a chilometri zero direttamente dai produttori e ottimizzare il rapporto prezzo/qualità. E&#8217; quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixe&#8217; in cui si evidenzia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_13530" aria-describedby="caption-attachment-13530" style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/food-turisti-prodotti-dop.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-13530" alt="I turisti come souvenir acquistano prodotti dop © Copyright ANSA" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/food-turisti-prodotti-dop.jpg" width="700" height="467" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/food-turisti-prodotti-dop.jpg 700w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/food-turisti-prodotti-dop-300x200.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/food-turisti-prodotti-dop-404x270.jpg 404w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption id="caption-attachment-13530" class="wp-caption-text">I turisti come souvenir acquistano prodotti dop © Copyright ANSA</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">In vacanza al mare, in montagna o nel verde durante l&#8217;estate 2018, il 71% degli italiani ha scelto di visitare frantoi, malghe, cantine, aziende, agriturismi o mercati degli agricoltori per acquistare prodotti locali a chilometri zero direttamente dai produttori e ottimizzare il rapporto prezzo/qualità. E&#8217; quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixe&#8217; in cui si evidenzia che l&#8217;Italia ha conquistato la leadership mondiale nel turismo enogastronomico. Non solo: ben il 42% dei turisti torna a casa con prodotti dop in valigia.</p>
<p>&#8220;L&#8217;acquisto di un alimento direttamente dal produttore &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; è anche un&#8217;occasione per conoscere non solo il prodotto, ma anche la sua storia, cultura e tradizione. In molti casi la vendita è accompagnata dalla possibilità di assaggi e degustazioni &#8220;guidate&#8221;, che consente di fare una scelta consapevole difficilmente possibile altrove, ma anche di verificare personalmente i processi produttivi in un ambiente naturale tipico della campagna&#8221;. Se la maggioranza dei prodotti tipici acquistati viene consumata direttamente sul luogo della vacanza, in molti li riportano con sé al rientro a casa come souvenir. Il 42% degli italiani in ferie tornano a casa infatti con vino, formaggio, olio di oliva, salumi o conserve. &#8220;Specialità nostrane che &#8211; precisa la Coldiretti &#8211; possono essere acquistate nella grande varietà dei percorsi turistici legati all&#8217;enogastronomia presenti nelle città, ma anche nei centri minori delle campagne che si stanno rivitalizzando grazie a queste nuove opportunità&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte ANSA</p>
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		<title>Olio di oliva: premi ai look più innovativi del settore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Feb 2018 20:42:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food&Drink]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Food]]></category>
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					<description><![CDATA[Oli da regalare, oli da scaffale, oli di linea commerciale e anche gli da viaggio. Giunto alla quinta edizione, il concorso-evento premio le “Forme dell’Olio” ha celebrato venerdì 2 febbraio a Milano le “imprese più innovative e coraggiose” del settore oleario, vetrina d’eccellenza del made in Italy. E il quadro che emerge dalla kermesse organizzata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_12992" aria-describedby="caption-attachment-12992" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/olio-le-case-di-lavinia.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12992" alt="Olio Le Case di Livinia" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/olio-le-case-di-lavinia.jpg" width="800" height="502" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/olio-le-case-di-lavinia.jpg 800w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/olio-le-case-di-lavinia-300x188.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/olio-le-case-di-lavinia-430x270.jpg 430w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12992" class="wp-caption-text">Olio Le Case di Livinia</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Oli da regalare, oli da scaffale, oli di linea commerciale e anche gli da viaggio. Giunto alla quinta edizione, il concorso-evento premio le <strong>“Forme dell’Olio”</strong> ha celebrato <strong>venerdì 2 febbraio a Milano</strong> le “imprese più innovative e coraggiose” del settore oleario, vetrina d’eccellenza del <strong>made in Italy</strong>. E il quadro che emerge dalla kermesse organizzata da <strong>Olio Officina al Palazzo delle Stelline</strong> è quello di un comparto che investe non solo in qualità, ma anche – sempre più – in visual design. Contenuto e contenitore. <strong>Packaging.</strong> Evocazione del gusto e dei luoghi. Vedere per credere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato è la mappa di un’eccellenza quasi tutta italiana, con qualche incursione dall’attivissima Spagna e dall’Istria, molta Toscana, una consistente presenza umbra, le marche da sempre certezza del quotidiano come <strong>Carapelli, Monini e Bertolli, e tanta Sicilia.</strong> E proprio dalla Sicilia arriva l’azienda agricola più premiata, <strong>la società Vernera di Spanò e C.,</strong> che dalla sua storia familiare ha tratto ispirazione per le bellissime etichette di due oli, dedicate alla memoria di papà <strong>Vito e mamma Lavinia</strong>. <strong>Così l’Olio Terre di Vito</strong> si è aggiudicato al concorso milanese il primo premio come miglior Olio da Scaffale e il terzo posto nella categoria <strong>Miglior Etichetta</strong>, mentre a Case di Lavinia va il secondo posto nella categoria Olio da Scaffale e il quarto per la Migliore Etichetta.</p>
<p><a href="http://www.askanews.it/economia/2018/02/04/le-forme-dellolio-premi-ai-look-pi%C3%B9-innovativi-del-settore-pn_20180204_00009/ " target="_blank">Clicca per leggere di più</a>!</p>
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		<title>Ismea: per l&#8217;olio italiano è stata una stagione nera, produzione -62%</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jul 2017 17:25:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[olio extravergine di oliva]]></category>
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					<description><![CDATA[Brutte nuove per il settore dell&#8217;olio italiano, che è reduce da una delle peggiori annate degli ultimi decenni. A dare le dimensioni del difficile momento del settore è l&#8217;Ismea, l&#8217;Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare che si occupa di sostenere attraverso forme assicurative e rapporti finanziari gli operatori del settore. &#8220;Per il settore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Raccolta-di-olive.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-12480" alt="scarsa produzione olio" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Raccolta-di-olive.jpg" width="1024" height="611" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Raccolta-di-olive.jpg 1024w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Raccolta-di-olive-300x179.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Raccolta-di-olive-452x270.jpg 452w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>Brutte nuove per il <strong>settore dell&#8217;olio italiano</strong>, che è reduce da una delle peggiori annate degli ultimi decenni. A dare le dimensioni del difficile momento del settore è <strong>l&#8217;Ismea</strong>, l&#8217;Istituto di Servizi per il <strong>Mercato Agricolo Alimentare</strong> che si occupa di sostenere attraverso forme assicurative e rapporti finanziari gli operatori del settore. &#8220;Per il settore dell&#8217;olio di oliva, la campagna 2016/2017 si archivia come la peggiore degli ultimi decenni. Secondo la stima Ismea su dati Agea, infatti, la produzione si è attestata a 182 mila tonnellate, con un calo del 62% rispetto all&#8217;annata precedente. Un dato ben peggiore delle già basse stime realizzate in corso di campagna&#8221;, si legge in una nota diffusa nelle scorse ore.</p>
<p>L&#8217;Istituto aggiunge che &#8220;<strong>la scarsa produzione ha condizionato notevolmente sia il mercato interno</strong>, con prezzi all&#8217;origine dell&#8217;extravergine che, in alcuni periodi, hanno superato i 6 euro/kg, come media nazionale, sia gli scambi con l&#8217;estero, che nei primi quattro mesi del 2017 hanno registrato una flessione del 19% dei volumi esportati e un contemporaneo incremento del 20% degli acquisti, soprattutto di olio di provenienza spagnola&#8221;.</p>
<p>La speranza è che a questo punto il peggio sia alle spalle, ma la situazione climatica recente non lascia andare a facili entusiasmi: &#8220;La campagna di raccolta 2017/18 si prospetta più abbondante di quella precedente ma risentirà certamente degli effetti di un inverno particolarmente rigido, seguito da gelate primaverili e siccità estiva&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte Repubblica.it</p>
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		<title>Wonderfood &#038; Wine: Bando da 1,2 milioni per turismo enogastronomico in Lombardia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Apr 2017 20:32:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dalle Regioni]]></category>
		<category><![CDATA[Food&Drink]]></category>
		<category><![CDATA[enogastronomia]]></category>
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		<category><![CDATA[mauro parolini]]></category>
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					<description><![CDATA[Si chiama “Wonderfood &#38; Wine” il nuovo bando da oltre 1,2 milioni di euro di Regione Lombardia, che concede contributi a fondo perduto fino a 75.000 euro per finanziare progetti di promozione turistica legati all’enogastronomia lombarda. Ad annunciarne la pubblicazione è l’assessore regionale allo Sviluppo economico Mauro Parolini: “Si tratta di una delle opportunità più [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_12241" aria-describedby="caption-attachment-12241" style="width: 900px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Mauro-Parolini.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12241" alt="Mauro Parolini" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Mauro-Parolini.jpg" width="900" height="578" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Mauro-Parolini.jpg 900w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Mauro-Parolini-300x192.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Mauro-Parolini-420x270.jpg 420w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12241" class="wp-caption-text">Mauro Parolini</figcaption></figure></p>
<p>Si chiama <strong>“Wonderfood &amp; Wine”</strong> il nuovo bando da oltre 1,2 milioni di euro di Regione Lombardia, che concede contributi a fondo perduto fino a 75.000 euro per finanziare progetti di promozione turistica legati all’enogastronomia lombarda. Ad annunciarne la pubblicazione è l’assessore regionale allo Sviluppo economico Mauro Parolini: “Si tratta di una delle opportunità più importanti del progetto ‘Sapore in Lombardia’, per cui abbiamo stanziato 5 milioni di euro con l’obiettivo di raccontare, consolidare, mettere a sistema la ricchezza della nostra offerta turistica in chiave enogastronomica e sostenere gli operatori del settore” ha detto.</p>
<p>“La nostra regione – ha aggiunto Parolini – non è ancora una destinazione turistica affermata in questo ambito, ma lo sarà presto. In Lombardia infatti la ristorazione e la cucina, le produzioni agricole, alimentari e vitivinicole continuano a creare eccellenza tra tradizione e modernità, e questo patrimonio costituisce un elemento di attrattività su cui stiamo puntando, sia per il mercato interno che, soprattutto, per quello internazionale”.</p>
<p>L’obiettivo del bando è sostenere interventi concreti e sinergici che aumentino la visibilità dell’offerta in un mercato sempre più vasto, ma anche valorizzare il legame tra turismo ed enogastronomia. Parolini ha spiegato che aggregazione, collaborazione e integrazione tra soggetti, pubblici e privati, saranno elementi decisivi dei progetti finanziati per superare la frammentazione che a volte ha rallentato l’efficacia del sistema turistico. “Le ingenti risorse stanziate – ha concluso – andranno a sostenere interventi condivisi, su scala regionale, nazionale ed internazionale, di definizione e promozione dell’offerta lombarda su precisi mercati target, attraverso testimonial, eventi, partecipazione a fiere, blog tour, progetti di comunicazione”. Fonte ASCA</p>
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		<title>Chiara e il Vino anti terremoto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Apr 2017 17:39:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food&Drink]]></category>
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					<description><![CDATA[“Aiutate l’Umbria ad aiutare gli umbri”. Chiara Lungarotti è tornata dal Vinitaly di Verona nella sua Torgiano, dove guida la cantina di famiglia, assieme alla sorella Teresa e alla madre Maria Grazia. Non ha trovato le folle di turisti di primavera che assaggiano e visitano il Museo che secondo il New York Times è il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_12176" aria-describedby="caption-attachment-12176" style="width: 726px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12176" alt="Chiara Lungarotti" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti.jpg" width="726" height="400" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti.jpg 726w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti-300x165.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti-480x264.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 726px) 100vw, 726px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12176" class="wp-caption-text">Chiara Lungarotti</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Aiutate l’Umbria ad aiutare gli umbri</em>”. <strong>Chiara Lungarotti</strong> è tornata dal <strong>Vinitaly di Verona</strong> nella sua Torgiano, dove guida la cantina di famiglia, assieme alla sorella Teresa e alla madre Maria Grazia.</p>
<p><figure id="attachment_12181" aria-describedby="caption-attachment-12181" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/le-vigne-di-turrita-di-montefalco.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12181" alt="Le Vigne di Turrita di Montefalco" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/le-vigne-di-turrita-di-montefalco.jpg" width="1000" height="667" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/le-vigne-di-turrita-di-montefalco.jpg 1000w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/le-vigne-di-turrita-di-montefalco-300x200.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/le-vigne-di-turrita-di-montefalco-404x270.jpg 404w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12181" class="wp-caption-text">Le Vigne di Turrita di Montefalco</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Non ha trovato le folle di turisti di primavera che assaggiano e visitano il Museo che secondo il New York Times è il migliore al mondo sul vino. Dal 24 agosto scorso, quando un rombo di magnitudo 6 ha scosso Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) e Accumuli (Rieti), l’Umbria è finita in un cono d’ombra. “E’ come se fossimo in un secondo cratere: nel 95% della regione non ci sono stati stati danni, ma a crollare è stato il turismo”. Ristoranti e musei non sono più pieni, le visite e gli acquisti nelle cantine sono state colpite da questo effetto collaterale. Per questo Chiara Lungarotti lancia il suo appello agli italiani: tornate in Umbria, aiutate gli umbri.</p>
<p><figure id="attachment_12179" aria-describedby="caption-attachment-12179" style="width: 907px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-Tenuta-di-torgiano.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12179" alt="La Tenuta di Torgiano" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-Tenuta-di-torgiano.jpg" width="907" height="605" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-Tenuta-di-torgiano.jpg 907w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-Tenuta-di-torgiano-300x200.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-Tenuta-di-torgiano-404x270.jpg 404w" sizes="auto, (max-width: 907px) 100vw, 907px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12179" class="wp-caption-text">La Tenuta di Torgiano</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Qui si scrutano i terremoti da secoli. “A Perugia, nell’abbazia di San Pietro – spiega la vignaiola – c’è padre Mariano, sa tutto sulle scosse, guida l’Osservatorio sismico Bina dove c’è un sismografo a pendolo del 1751, il più antico d’Italia. Padre Mariano nel 1997 riuscì a presagire quello che poi accadde e corse dal prefetto. Non era una previsione, ma un timore purtroppo azzeccato”.<br />
Chiara Lungarotti mostra i muri dell’azienda: “Nemmeno una crepa”. E sembra di sentire lo scrittore John Fante raccontare il suo Abruzzo e la “gente che mi somiglia, gente piccola che quando fa una casa con tutto l’universo dentro, è capace di resistere anche al Diluvio universale”. La donna del vino racconta: “Papà Giorgio costruì questo edifico nel 1964, portò i suoi operai da fuori regione, disse che voleva una casa di cui fidarsi. Ed eccola qui, neppure un segno dopo le scosse”. Slow Food, pochi giorni fa, ha lanciato un appello: “se non ve la sentite di visitare le cantine perché temete nuove scosse, comprate in vino di Umbria, Abruzzo e Marche nelle enoteche delle vostre città, sostenete i vignaioli in difficoltà, se lo meritano”.</p>
<p><figure id="attachment_12182" aria-describedby="caption-attachment-12182" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-sede-della-cantina.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12182" alt="La sede della Cantina" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-sede-della-cantina.jpg" width="1000" height="750" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-sede-della-cantina.jpg 1000w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-sede-della-cantina-300x225.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-sede-della-cantina-360x270.jpg 360w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12182" class="wp-caption-text">La sede della Cantina</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Tra i possibili acquisti c’è l’ultimo nato in casa Lungarotti. Si chiama Ilbio, un Sagrantino 2015 dalla Tenuta di Montefalco. Un vino che conferma la svolta ambientale anche di antiche cantine italiane: Antinori, ad esempio, ha appena acquistato Capraia, azienda bio con 45 ettari di viti, a Castellina, nel Chianti Classico (“Tutte le nostre aziende sono sostenibili, ma questo è un passo avanti in una strada, come il biologico, che tutti devono percorrere”), ha detto la presidente Albiera Antinori al “Corriere Fiorentino”.</p>
<p><figure id="attachment_12183" aria-describedby="caption-attachment-12183" style="width: 900px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12183" alt="Chiara Lungarotti" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti1.jpg" width="900" height="873" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti1.jpg 900w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti1-300x291.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti1-278x270.jpg 278w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti1-50x50.jpg 50w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12183" class="wp-caption-text">Chiara Lungarotti</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il bio di Lungarotti,</strong> un Igt Umbria, “come ogni Sagrantino riflette più il produttore che la provenienza”, dice Lungarotti, “lo abbiamo voluto morbido e piacevole. Il Sagrantino può diventare un cavallo selvaggio. L’abbiamo domato. Ci pensavamo da anni, durante le prove lo chiamavano il vino bio. Nessuna fantasia. Abbiamo continuato così, mettendo nell’etichetta la pianta catastale della zona da cui arriva, Turrita di Montefalco, certificata bio da tre anni”. Solo diecimila bottiglie per questa prima incursione nel pianeta biologico di Lungarotti. Un bel color rubino, un profumo di frutti rossi, nel bicchiere i tannini si fanno sentire: un vino piacevole che promette di resistere bene agli anni.<br />
Nonostante il calo di turisti in Umbria, Chiara Lungarotti continua a ricevere gli appassionati del vino e a vendere in cantina circa il 10% delle bottiglie. Ne produce 2,5 milioni. Sei bottiglie su dieci vengono vendute in Italia, un mercato in crescita del 2,6% nel 2016. Una storica cantina che si evolve per stare al passo con i tempi e assomiglia alla resistente casa di John Fante “con dentro tutto l’universo” della gente che l’ha costruita.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte Corriere.it a cura di Luciano Ferraro</p>
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		<title>Orgoglio trentino alla Locanda Margon: bollicine, minimalismo e territorio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2017 20:05:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Alla fine del 2016 è arrivata la seconda stella Michelin (le Due Forchette de Gambero Rosso invece già le aveva conquistate), per la prima volta a premiare la ristorazione trentina, che Alfio Ghezzi rappresenta da sei anni alla guida del ristorante delle Cantine Ferrari. Il suo è un percorso di riscoperta del territorio, che in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_11895" aria-describedby="caption-attachment-11895" style="width: 778px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alfioghezzi-locanda-margon.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-11895" alt="alfioghezzi-locanda-margon" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alfioghezzi-locanda-margon.jpg" width="778" height="519" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alfioghezzi-locanda-margon.jpg 778w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alfioghezzi-locanda-margon-300x200.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alfioghezzi-locanda-margon-404x270.jpg 404w" sizes="auto, (max-width: 778px) 100vw, 778px" /></a><figcaption id="caption-attachment-11895" class="wp-caption-text">Alfio Ghezzi</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine del 2016 è arrivata la seconda stella Michelin (le Due Forchette de Gambero Rosso invece già le aveva conquistate), per la prima volta a premiare la ristorazione trentina, che Alfio Ghezzi rappresenta da sei anni alla guida del ristorante delle Cantine Ferrari. Il suo è un percorso di riscoperta del territorio, che in cucina diventa ispirazione per trovare nuovi stimoli.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/110.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-11896" alt="Locanda Margon" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/110.jpg" width="778" height="459" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/110.jpg 778w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/110-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/110-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 778px) 100vw, 778px" /></a><br />
In cucina. Attraverso e per il territorio</strong></h4>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Riappropriarsi del territorio, di ritorno tra le montagne dell’infanzia, quelle che oggi giocano da protagoniste sulla tavola della <strong>Locanda Margon</strong>. E cambiare registro, per ricominciare a lavorare in provincia. Non una fuga dalla città, piuttosto una sfida nuova, e nuovi interrogativi. Perché in fondo le risposte sono proprio lì, tra quelle montagne, le sue, quelle che <strong>Alfio Ghezzi </strong>porterà sul palco di Identità Golose tra qualche giorno, tra i relatori della sezione Identità di Montagna. E come potrebbe essere altrimenti, visto il rapporto che lo lega alle valli e alle vette del Trentino? Lui, che ad alta quota ritrova l’ispirazione, e che quando qualche mese fa si è trattato di ricaricare le batterie e trovare nuovi stimoli, è salito su un parapendio per una traversata in solitaria di oltre due settimane, da Trento all’Alpe d’Huez. Un modo estremo e dolce al tempo stesso per trovare una simbiosi più autentica con il territorio e chi lo abita: <em>Attraverso… Senza lasciare tracce</em>, come ha voluto ribattezzare l’esperienza, che è diventata pure case history per la platea di Ted X Trento, lo scorso 27 novembre. Cosa c’entra questo con le cucine blasonate, la mondanità del ristorante di casa Ferrari in Lunelli, la rigorosa visione gastronomica di uno chef d’esperienza allievo di Gualtiero Marchesi?</p>
<h4 style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/2ghezzi-locandamargon.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-11897" alt="2ghezzi-locandamargon" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/2ghezzi-locandamargon.jpg" width="900" height="620" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/2ghezzi-locandamargon.jpg 900w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/2ghezzi-locandamargon-300x206.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/2ghezzi-locandamargon-391x270.jpg 391w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a><br />
Sei anni di Locanda Margon. Tornare a casa</h4>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Più di quanto si possa immaginare prima di intavolare una lunga chiacchierata con lo chef, che di quel territorio sempre più spesso sbandierato dalla cucina contemporanea come paravento per nascondere una certa mancanza di personalità, ha fatto il baluardo di una solida identità, punto di partenza (e non di arrivo) della ricerca gastronomica: “<em>Come posso interpretare al meglio il territorio? Quando nel 2010 ho scelto di lasciare la città per tornare tra le mie montagne è stata la prima domanda che mi sono fatto</em>”. Un quesito sempre attuale, anche oggi che la Locanda Margon, grazie a un lavoro di continuità e alla meticolosa formazione di una brigata di giovani promettenti, veleggia tra le tavole più apprezzate della Penisola, nel rispetto del ruolo che la sua posizione gli impone – costola gastronomica delle <strong>Cantine Ferrari</strong>, suggestiva villa cinquecentesca tra le vigne della proprietà, 40 più 20 coperti in veranda – ma pure capace di rivendicare la propria autonomia. Una fisionomia precisa che porta la firma di chef Ghezzi, classe 1970, una laurea in filosofia, trascorsi importanti al fianco del maestro Marchesi prima, Andrea Berton poi. Dal 2010 al timone della Locanda, alle porte di Trento. Nel mezzo anche un Bocuse d’Or (Italia) vinto nel 2012. Alfio Ghezzi oggi è uno chef che sa parlare di etica e comarketing, formazione e imprenditoria della ristorazione incanalando il discorso su un binario coerente, pur ricco di stimoli diversi che convivono tra loro. E probabilmente questa, la curiosità di gestire spunti molteplici (“<em>la multidisciplinarietà del cuoco</em>”, come la chiama lui) è la sua forza.</p>
<p><figure id="attachment_11898" aria-describedby="caption-attachment-11898" style="width: 900px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/32.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-11898" alt="locanda margon" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/32.jpg" width="900" height="567" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/32.jpg 900w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/32-300x189.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/32-428x270.jpg 428w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a><figcaption id="caption-attachment-11898" class="wp-caption-text">La Locanda Margon</figcaption></figure></p>
<h4 align="JUSTIFY">La cucina come concetto spaziale</h4>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">“<em>Il cuoco deve essere in grado di elaborare gli stimoli, la sua cucina diventa un concetto spaziale all’interno del territorio, deve saper essere descrittiva, e ugualmente assertiva. In questo percorso l’elemento assertivo, il valore aggiunto, è l’esperienza del cuoco</em>”. Che significa, per esempio, essere in grado di approcciare il prodotto senza una logica talebana, inventando nuovi legami tra ciò che è vicino e quanto di buono si scopre lontano. E questo succede ogni giorno alla Locanda Margon, dove arrivano la carne degli yak allevati allo stato brado in Val d’Ambez e lo zafferano della Val di Gresta (“<em>se ne producono solo 120 grammi ogni anno</em>”), l’extravergine dop di Riva del Garda e le chiocciole di Borgo San Dalmazzo, che brucano sui pascoli delle Alpi Marittime Meridionali: “<em>Mi piace l’idea di una cucina contaminata, che sappia raccontare, e intavolare relazioni privilegiate con i produttori</em>”. Una visione chiara, che negli ultimi tempi sta virando verso la ricerca di semplicità, per offrire al commensale un’esperienza immediata, poco complessa: “<em>La nostra cucina è riconoscibile, non cerchiamo di fare capriole, ci piace togliere più che mettere</em>”.</p>
<p><figure id="attachment_11899" aria-describedby="caption-attachment-11899" style="width: 900px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/4Riso_e_bollicine.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-11899" alt="4Riso_e_bollicine" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/4Riso_e_bollicine.jpg" width="900" height="547" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/4Riso_e_bollicine.jpg 900w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/4Riso_e_bollicine-300x182.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/4Riso_e_bollicine-444x270.jpg 444w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a><figcaption id="caption-attachment-11899" class="wp-caption-text">Riso e Bollicine</figcaption></figure></p>
<h4 style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Il connubio con il vino</h4>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Eppure uno chef che convive con un patrimonio vinicolo apprezzato in tutto il mondo deve confrontarsi con una sfida in più, “<em>una vera opportunità, perché il vino diventa uno stimolo, spesso sottovalutato dalla cucina, per ideare nuovi piatti</em>”. Come il <em>Blanc de Blancs di baccalà con crema di porri e patate e zuppetta allo Chardonnay</em>, oggi tra i signature dish di maggior successo. O <em>Riso e bollicine</em>, mantecato con erborinato di capra e Ferrari Perlé Rosé. Il processo però è complesso: “<em>Il cuoco deve saper incontrare le esigenze dell’enologo, prestare attenzione ai profumi. E poi ci sono gli ingredienti vietati, quelli di difficile abbinamento: banditi i fondi troppo ristretti, attenzione al pepe. E invece consigliabile ricercare pseudo-dolcezze. Ostacoli che finiscono per diventare uno stimolo per tutta la brigata</em>”.</p>
<p><figure id="attachment_11900" aria-describedby="caption-attachment-11900" style="width: 900px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/5Il_crudo_e_il_cotto.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-11900" alt="crudo e cotto" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/5Il_crudo_e_il_cotto.jpg" width="900" height="598" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/5Il_crudo_e_il_cotto.jpg 900w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/5Il_crudo_e_il_cotto-300x199.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/5Il_crudo_e_il_cotto-406x270.jpg 406w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a><figcaption id="caption-attachment-11900" class="wp-caption-text">Il crudo e il Cotto</figcaption></figure></p>
<h4 style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">La ristorazione di provincia. E la sfida del Trentino</h4>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Come del resto i premi, ultimo in ordine di tempo la seconda Stella Michelin (la prima nel 2011), lo scorso dicembre a Parma: “<em>Sono dell’idea che per migliorare ci sia bisogno del riconoscimento. Specialmente per i ragazzi è molto importante</em>(in cucina si lavora in 4, altrettanti sono in sala, ndr)”. Ma lui, se l’aspettava? “<em>Da un paio d’anni cercavamo di lavorare su un cambio di passo, sulla cura dei dettagli, sulla ricerca di continuità. Se cambia la mentalità di chi sta in cucina, cambia anche l’atteggiamento di chi si siede al ristorante</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">E di fatto l’ultimo premio della Rossa ha acceso i riflettori sulla ristorazione di un territorio che più lentamente di altri sta trovando la propria strada per emergere: “<em>Il Trentino è una zona cuscinetto, tra territori molto forti come l’Alto Adige o la zona del Garda, siamo raggiunti dal turismo internazionale. E le idee non mancano, ci sono colleghi giovani e molto preparati. Però per affermare un cambiamento di passo ci vuole tempo, bisogna costruire e saper mantenere</em>”. D’altro canto il tempo può giocare anche a favore di un territorio di provincia: “<em>In città è più semplice farsi notare, ma la parabola è più corta. Qui tutto è più duraturo, io sono tornato al mio modo di essere e di vivere. E anche l’ospite è più sobrio, non subisce quel bombardamento di stimoli della città. Si può impostare un discorso diverso, impegnativo, che ripaga gli sforzi</em>”. Nello specifico dalla piazza privilegiata delle Cantine Ferrari si cerca di accontentare l’ospite locale come il pubblico internazionale in cerca dell’ambiente esclusivo promesso dal prestigio del brand.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><figure id="attachment_11901" aria-describedby="caption-attachment-11901" style="width: 900px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/6Insolito_Trentino.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-11901" alt="locanda margon" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/6Insolito_Trentino.jpg" width="900" height="349" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/6Insolito_Trentino.jpg 900w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/6Insolito_Trentino-300x116.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/6Insolito_Trentino-480x186.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a><figcaption id="caption-attachment-11901" class="wp-caption-text">Insolito Trentino</figcaption></figure></p>
<h4 style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Il minimalismo al servizio del territorio</h4>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">La chiave di volta? Una rielaborazione personale di quel minimalismo marchesiano “<em>che ha lasciato una traccia importante</em>”. Ma guai a parlare di moda, oggi che molti hanno scelto di votarsi al dio dell’essenzialità: “<em>Usciamo da anni di tecnica estrema, che mentre raggiungeva l’apice della sua parabola ci aveva fatto deviare dall’obiettivo, e cioè scavare per fare meglio. Un layout minimale, due ingredienti nel piatto, cotti bene e serviti alla temperatura corretta. La complessità la riserviamo alla migliore gestione possibile della materia prima</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Un esempio nel piatto? L’Insolito Trentino, “<em>all’apparenza un semplice spaghetto in bianco, e invece un sorprendente equilibrio di acidità e aromaticità con gli ingredienti del nostro territorio</em>”: spaghetti Monograno Felicetti, extravergine Uliva, Trentingrana e Ferrari Perlé. E così si ritorna ancora una volta a parlare di territorio, all’urgenza di preservarlo, di tornare a valorizzarlo senza sfruttarlo: “<em>Vent’anni fa Serge Latouche sosteneva che un cuoco che non si interessa di ambiente è sicuramente deficiente, nel senso che manca di qualcosa. Io ho ritrovato un rapporto più autentico con la mia terra, che ora è la mia forza</em>”. E adesso, fresco dell’ultima conquista, che succede? “<em>Sono stati sei anni di crescita, ora è giusto far sedimentare i risultati raggiunti. Non voglio ripartire subito con un nuovo obiettivo, ma lavorare bene con tranquillità. Perché diventi la nostra quotidianità</em>”. Anche se una priorità che detta legge nella cucina di Alfio c’è: “<em>Lavoriamo per comunicare generosità all’ospite. E questo sarà sempre il nostro primo obiettivo</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><em>Locanda Margon | Trento | via Margone di Ravina, 15 | tel. 0461 349401 | </em><a href="http://www.locandamargon.it/" target="_blank"><em>www.locandamargon.it</em></a></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><strong>Fonte Gambero Rosso &#8211; a cura di Livia Montagnoli </strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">
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